Mercato del packaging: la plastica tiene testa alle sfide

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La produzione di packaging in plastica torna a crescere ma il fatturato cala dell’1%. Colpa della concorrenza internazionale, ma non solo. Quattro le azioni da mettere a fuoco per uno sviluppo più sostenuto: gestire in modo adeguato l’impatto sul settore delle normative europee e nazionali; sviluppare imballaggi sempre più efficienti, riciclabili e riutilizzabili; mantenere alti standard di sicurezza alimentare e affrontare la competitività internazionale.

di Lia Panzeri

Un mercato resiliente quello del packaging flessibile made in Italy. Lo confermano anche i dati dell’ultima analisi Imballaggio in cifre 2025, redatta dall’Istituto Italiano Imballaggio (network associativo di riferimento per la supply chain del packaging), che ha fotografato il settore sulla base dei dati raccolti l’anno precedente.

In base allo studio, infatti, nel 2024 la produzione di imballaggi in Italia è cresciuta dell’1,1%, toccando i 17,26 milioni di tonnellate.

Nonostante l’aumento di volume, però, il fatturato del comparto ha subìto un calo dell’1,2%, scendendo a 37,96 miliardi di euro. Un trend dovuto principalmente a due fattori. Il primo è la diminuzione dei costi delle materie prime. Il secondo: la concorrenza internazionale, che ha spinto gli operatori verso una riduzione dei prezzi dei prodotti a catalogo. Ma il settore degli imballaggi nel suo complesso resta uno dei più strategici per la nostra economia, con i suoi oltre 110 mila addetti e più di 7100 aziende, rappresentando il 3,3% del fatturato manifatturiero e l’1,7% del PIL nazionale.

Ad alimentarlo è soprattutto la domanda interna che resta il vero motore, con il mercato del food & beverage che assorbe quasi l’80% dei packaging prodotti, ma crescono in modo costante anche settori dinamici come e-commerce e cosmetica. La grande sfida da affrontare anche per il futuro resta la concorrenza internazionale, con importazioni in aumento e una progressiva delocalizzazione di alcune produzioni. Per i prossimi anni, comunque, gli esperti si aspettano una crescita moderata, ma costante, con una media stimata dell’1,2% annuo almeno fino al 2028. Grazie anche agli investimenti in innovazione dei protagonisti del mercato, alla sostenibilità e alla versatilità delle soluzioni leggere.

Focus sugli imballaggi in plastica

E, stando sempre ai numeri dell’Istituto Italiano imballaggio, nel nostro Paese torna a crescere, seppur di poco, anche la produzione degli imballaggi in plastica, che nel 2024 ha messo a segno un timido +0,8%, portando le tonnellate totali prodotte a 3287. Andamenti positivi sia per le esportazioni sia per le importazioni, che rispettivamente hanno registrato il +6,1% e il +15,1%. Ma il fatturato di questo segmento di mercato, con le sue 2970 aziende e i suoi 32500 addetti, risulta essere in calo dell’1%, passando dai 16,3 miliardi del 2023 ai 16,2 miliardi di euro.

Largo alla sostenibilità

Uno dei trend più vistosi che ha caratterizzato il segmento degli imballaggi in plastica negli ultimi anni è stato il sempre più marcato ricorso alla sostenibilità dei materiali e al riciclo. Tanto che nel 2024 la produzione totale di bioplastiche risulta in lieve ripresa (+0,5% rispetto al 2023), raggiungendo le 121500 tonnellate. A mitigare la ripresa dei volumi hanno contribuito in misura decisiva i cali del monouso e dei sacchetti per l’umido.

Il fatturato complessivo, però, conferma il suo andamento negativo già evidenziato lo scorso anno, con un -15,4% rispetto all’anno precedente e assestandosi intorno ai 704000 euro. A pesare su questa flessione è stata un’ulteriore netta riduzione dei listini (materie prime e prodotti chimici di base, in particolare, ma anche semilavorati e articoli finiti), che si è progressivamente consolidata.

Per quanto concerne il numero di aziende operanti in questo segmento di mercato si è registrato una diminuzione del 3,5%, che le ha portate a 2788 unità. Di conseguenza, risultano in calo del 2,2% anche gli addetti.

In questi quantitativi sono presenti non solo gli imballaggi, ma anche altri prodotti realizzati in materiale bioplastico. La produzione di imballaggi rappresenta il 65% della produzione totale di oggetti realizzati in bioplastica, il restante 35% è costituito da: sacchetti per la raccolta dell’umido, film destinati al settore agricoltura, prodotti per l’igiene e la cura della persona, prodotti e accessori destinati al pet care ecc.

E, all’interno del comparto imballaggi in plastica, la quota di produzione maggiore, oltre l’80%, è rappresentata da shopper e sacchetti per il trasporto merci. Abbiamo poi il film d’uso alimentare, utilizzato per produrre sacchetti ultra leggeri, impiegati per l’ortofrutta acquistata a peso variabile presso la grande distribuzione, capsule caffè, film barriera, vaschette e cling film (pellicola trasparente alimentare). Altra tipologia di packaging è il film d’uso non alimentare, utilizzato per confezionare carta per utilizzo domestico o per impacchettare le riviste. Non vanno poi dimenticati i prodotti monouso per la ristorazione (piatti, bicchieri, posate ecc.).

Plastiche da riciclo

Le plastiche provenienti da riciclo sono una risorsa importante, tanto da essere ormai ampiamente utilizzate per confezionare sia prodotti alimentari sia altro. Nonostante questo, rispetto agli anni precedenti, i numeri non si sono mossi di molto, anzi. Nel 2024, infatti, l’impiego di plastica rigenerata è rimasto sostanzialmente stabile (+0,2%) ed è stata usata per realizzare principalmente sacchetti vari (272000 t), flaconi, fusti, cassette e taniche per prodotti tecnici (335000 t) e vassoi, tubetti, alveoli ecc. (21400 t).

Le sfide sul tavolo

In questo scenario, sono quattro le sfide che gli operatori del settore dovranno affrontare con decisione per continuare a crescere, a cominciare dal saper gestire in modo adeguato l’impatto sul settore delle normative europee (come il PPWR) e nazionali, trovando soluzioni sostenibili in grado di non compromettere la sicurezza dei prodotti. Importante sarà anche sviluppare imballaggi sempre più efficienti, riciclabili e riutilizzabili, spingendo su economia circolare e nuovi materiali. Così come sarà strategico mantenere alti standard di sicurezza alimentare; affrontare la competitività internazionale e avere la capacità di trasformare gli ostacoli in opportunità di crescita e innovazione. Con il sostegno delle istituzioni.

Lo scenario internazionale

Stando al nuovo rapporto firmato dalla società di ricerche di mercato MarketsandMarkets, a livello globale il mercato del packaging flessibile è destinato a viaggiare a ritmo sostenuto fino a raggiungere un valore di 369,6 miliardi di dollari nel 2030, con un tasso di crescita annuo medio (CAGR) del 4,2%. A spingerlo sarà soprattutto l’incremento della domanda di alimenti e bevande confezionati, la crescita dell’e-commerce e l’adozione sempre più diffusa di materiali leggeri, sostenibili e a basso costo.

A livello geografico, l’area dell’Asia-Pacifico si conferma essere la più dinamica. L’aumento della popolazione urbana e della classe media, unito all’espansione dell’industria manifatturiera in Cina, India e sud-est asiatico, favorisce, infatti, la crescita dell’utilizzo di imballaggi flessibili. Inoltre, le iniziative governative in chiave di economia circolare, i nuovi investimenti in capacità produttiva e la presenza di grandi trasformatori internazionali stanno accelerando la diffusione di soluzioni riciclabili e bio-based in tutta questa regione.

Tra i principali attori del settore a livello internazionale figurano la società svizzera Amcor, seguita da: Smurfit Westrock (Irlanda), Mondi (Regno Unito), Toppan Holdings (Giappone), Sealed Air (USA) e Huhtamaki (Finlandia).

Ma anche l’Italia si difende bene, con Poplast, Novamont (bioplastiche Mater-Bi), Plastotecnica, Crocco e Joeplast.  Importanti player che stanno adottando strategie basate su lanci di nuovi prodotti, partnership, acquisizioni ed espansioni per rafforzare la propria posizione competitiva in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità e all’innovazione tecnologica.

(Articolo tratto dalla rivista Plastix di marzo 2026)

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