Innovazione. La voglio adesso!

Joi Ito, direttore del Media Lab del MIT, punta sulla “creazione al momento”. Un’innovazione che parte dal basso e che già si vede nei più affascinanti e futuristici progetti oggi emergenti

«Anche se il mondo sta diventando sempre più complesso, quello che bisogna fare è molto semplice: si deve smettere di pianificare tutto ed essere sempre pronti a imparare, pienamente consapevoli e super attenti a quello che succede intorno a noi. In una parola connessi». A dirlo è Joi Ito, direttore del Media Lab del Massachusettes Institute of Technology (MIT) di Boston, in uno dei talk più visti sul “canale” dell’innovazione del TED Conference.

«Dobbiamo smettere di seguire l’approccio di chi, per anni, ci ha insegnato che è necessario memorizzare un’enciclopedia prima di sperimentare». Perché, secondo Ito, è meglio costruire in fretta, migliorare costantemente, senza aspettare di avere un brevetto o una prova che la nostra sia l’idea giusta. È la logica seguita da chi sviluppa software. Ed è così che sono nati Google, Facebook e Yahoo. Sono nati dalle idee di alcuni studenti che, senza denaro e licenze, semplicemente le realizzavano. Solo dopo cercavano i finanziamenti e stilavano un piano finanziario.

Il modello dell’innovazione nell’era di Internet si è spostato nei garage, nei dormitori, nelle start-up, andando sempre più lontano dalle grandi istituzioni, quelle con il denaro e il potere. L’era di Internet ha portato a un modo di pensare all’innovazione totalmente nuovo, che non funziona solo per il software ma anche in altri campi. «Alcuni nei nostri studenti sono stati in Cina e hanno lavorato con gli innovatori di Shenzhen (la capitale mondiale dell’elettronica, NdR). Lì è fantastico: non si creano prototipi, ma si lavora con le attrezzature per la produzione e si fa direttamente innovazione su quelle. La produzione è nella progettazione e, viceversa, la progettazione è nella produzione. Invece di dar vita a dei piccoli siti web, come succede a Palo Alto, i ragazzini di Shenzhen creano nuovi telefoni cellulari, scendono in strada, ne vendono qualcuno, osservano i progetti degli altri ragazzini, poi tornano in laboratorio, ne producono qualche migliaia e tornano in strada», continua Ito.

Limor Fried, fondatrice di Adafruit
Limor Fried, fondatrice di Adafruit

Un altro esempio? «Una delle nostre studentesse, Limor Fried (fondatrice di Adafruit, NdR), ha spinto l’innovazione al massimo combinando elettronica e stampanti 3D. Con una Pick & Place, la Samsung Techwin, riesce a montare 23.000 componenti all’ora su una scheda elettronica». E il concetto potrebbe essere esteso anche alla bioingegneria, un campo che sta portando interessanti vantaggi alla chimica e alle bioplastiche. «Il Sorona di DuPont – spiega Ito – si ottiene attraverso un procedimento che sfrutta un microrganismo geneticamente progettato per convertire l’amido di mais in poliestere. Il processo è il 30% più produttivo rispetto a quello con i combustibili fossili ed è anche più ecosostenibile. Il problema è che nasce da un progetto da 400 milioni di dollari». Qualche anno fa, infatti, sequenziare il DNA costava milioni e milioni di dollari, oggi con il Gen9 (tecnologia sviluppata in collaborazione tra il MIT e le università di Harvard e Stanford, NdR) si possono mappare 200 milioni di coppie di basi all’anno con un errore bassissimo. È un sequenziatore da scrivania, che anche uno studente può usare e che, ancora una volta, sposterà l’innovazione lontano dagli schemi tradizionali».

Le logiche cambiano e i costi si abbassano. Le tecnologie ci sono, le competenze anche. Basta saperle estrarre dalla rete quando se ne ha bisogno. Basta essere connessi – dicevamo –, connessi a Internet, per trovare informazioni e “amici” con i nostri stessi interessi, bisogni, e la stessa voglia di imparare. Per Joi Ito, imprenditore focalizzato su Internet e fervido sostenitore dell’economia della condivisione, basta possedere un cellulare e saper navigare e il gioco è fatto. Navigare sì, ma con una bussola molto potente, che ci aiuti a mantenere la rotta che abbiamo deciso di seguire. Perché – altro elemento fondamentale – è importante sapere via, via dove si sta andando.
L’innovazione, dunque, è un viaggio. L’importante è partire, ma soprattutto farlo ora.

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