Caro energia, l’ultima tempesta del manifatturiero

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Dopo un 2020 vissuto pericolosamente, tra shortage, caro materie prime e trasporti, anche il 2021 sarà ricordato come l’anno della tempesta perfetta. Negli ultimi mesi, a complicare la situazione si è aggiunta la crescita iperbolica del costo delle commodity energetiche. A lanciare l’allarme, ancora una volta, sono le associazioni di categoria che pongono l’accento su una situazione sempre più emergenziale. Del resto, i dati divulgati da Unionplast, associazione dei trasformatori italiani di materie plastiche, parte di Federazione Gomma Plastica, lasciano poco spazio all’interpretazione. “Nel mese di dicembre il prezzo della borsa elettrica ha raggiunto il picco storico di oltre 437,94 €/MWh chiudendo su una media mensile di 281,24 €/MWh, ovvero +436% rispetto al valore di gennaio 2021 e +592% rispetto a gennaio 2020” si legge in una nota. Il mercato del gas naturale versa addirittura in condizioni peggiori: il prezzo della commodity in Italia nel dicembre 2021 è arrivato al valore medio di 113,34 €/MWh rispetto ai 16,46 €/MWh nel dicembre 2020 (+589%). E il futuro non promette nulla di buono.

Le previsioni di Confindustria parlano infatti di una bolletta energetica 2022 di 37 miliardi di euro, a fronte dei 21 miliardi del 2021 e degli 8 miliardi del 2019. Un aumento insostenibile per le aziende, con potenziali drammatiche conseguenze economiche e sociali per il paese. “Una tempesta che rischia di paralizzare definitivamente il sistema industriale italiano, già interessato da molteplici decisioni di chiusura” evidenzia Confindustria. “Il forte aumento dei costi per le imprese si è tradotto in una brusca compressione dei margini operativi, data la difficoltà di trasferire ai clienti i rincari delle commodity. La sofferenza dei margini è tendenzialmente maggiore nei settori più a valle, quelli che producono beni di consumo, più vicini alla domanda finale ancora compressa, ma anche nei settori energivori” continua la nota.

È quindi evidente che a pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sarà il manifatturiero, un comparto che dopo il pesante crollo tra marzo e aprile 2020 (-40%) è riuscito non solo a recuperare, ma anche a salire, trainando la crescita dell’industria in Europa. Un comparto che ha sempre dimostrato di sapersi riorganizzare per assorbire gli umori del mercato, investendo su nuove produzioni e il rinnovo del parco macchine. Il settore delle materie plastiche, in particolare, negli ultimi anni ha avviato una pesante conversione verso l’elettrificazione dei processi produttivi “mediante uso di macchinari a tecnologia full electric e ibrida in sostituzione della meno efficiente tecnologia idraulica, con modalità e obiettivi simili a quelli che oggi ci spingono verso auto ibride ed elettriche” sottolinea Unionplast. “Un processo di efficientamento ancora in atto, messo in seria difficoltà dall’attuale livello del MWh, soprattutto nelle imprese che hanno un’intensità elettrica vicina al 20% del loro valore aggiunto”. La criticità della situazione richiede provvedimenti urgenti per garantire la sopravvivenza del tessuto produttivo nazionale. Molte delle principali economie si sono già mosse: ad esempio, l’amministrazione USA ha autorizzato il rilascio di 50 milioni di barili di petrolio dalla Strategic Petroleum Reserve nel tentativo di abbassare i prezzi del greggio, mentre il Governo francese ha varato una manovra per oltre 20 miliardi di euro allo scopo di limitare il rialzo dei prezzi dell’energia per tutto il 2022.

E l’Italia? L’anno scorso il Governo Draghi ha stanziato 4,7 miliardi di euro per contenere l’impennata delle tariffe e con la Legge di Bilancio 2022 ha messo a disposizione altri 3,8 miliardi, dichiarandosi pronto ad aggiungere ulteriori risorse. Misure insufficienti, un tampone momentaneo, secondo Confindustria, che al Consiglio Generale di fine gennaio ha chiesto un deciso intervento di politica industriale dagli effetti congiunturali e strutturali immediati, oltre a una progettualità di lungo termine.

Nell’attesa che la situazione migliori, cosa devono fare le aziende? Tenere duro sperando che la tempesta passi presto oppure cambiare le caratteristiche dell’imbarcazione prima che sia troppo tardi? La decisione è complessa quanto potenzialmente drastica. È certo, però, che se non verranno rapidamente messe in campo contromisure adeguate il naufragio sarà difficile da evitare.