Plastiche e tecnologie sostenibili per la moda

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Sperimentazione, tecnologia e sostenibilità sono un mix irresistibile per l’industria della moda, e i produttori di tecnologie additive cominciano a interessarsi seriamente a questo settore così attraente sul piano economico e altrettanto d’impatto in termini di risonanza mediatica. La strategia progettuale che meglio valorizza questi sistemi di produzione è stata definita, non a caso, “design generativo” e quale industria più del fashion ha bisogno di rigenerarsi a ogni stagione?

Colori, texture, decori e molto altro

Con un mese di anticipo sulla Milano Design Week (9-16 giugno 2022) Stratasys annuncia la prima stampante 3D sviluppata appositamente per la stampa diretta su tessuto: J850 TechStyle, con tecnologia PolyJet, è dedicata ai fashion designer e alle aziende del settore fashion, dei tessili premium, degli accessori e della calzatura.

Abito di Ganit Goldstein realizzato con la stampante J850 TechStyle 3D di Stratasys con la resina fotopolimerica VeroVivid, che può creare oltre 600.000 combinazioni di colori

«Fin dal 2019 avevo previsto che nell’arco di un paio d’anni avremmo visto l’integrazione del 3D printing negli abiti di alta moda. Il momento è arrivato» dichiara Naomi Kaempfer, responsabile della divisione Arte, Design e Moda di Stratasys. «Abbiamo imparato e modificato le prime versioni, sperimentali, delle nostre macchine per realizzare una nuova macchina che permetta agli stilisti di creare senza vincoli. È solo l’inizio di un percorso, lungo il quale continueremo a evolvere questa tecnologia spianando gli orizzonti alle innovazioni nel fashion design».

Per mostrare le piene potenzialità della macchina, che può stampare parti singole o in grandi volumi su tessuti denim, cotone, poliestere, lino e pelle, l’azienda ha intrecciato molteplici collaborazioni, che includono lo studio Dyloan e il laboratorio D-house di Milano. Tra i materiali disponibili, J850 TechStyle 3D può impiegare i fotopolimeri Agilus30 CMY, per applicazioni flessibili di colori intensi, e il rivestimento trasparente Vero ContactFlex, che crea una superficie morbida e setosa. La resina VeroVivid, invece, permette di utilizzare oltre 600.000 tinte in diversi gradi di morbidezza, simulando una ricca varietà di texture e finiture.

«Le possibilità sono infinite. Ho visto l’opportunità di sperimentare e credo di aver semplicemente scalfito la superficie di ciò che si può realizzare» spiega Karim Rashid a proposito del contributo fornito alla collezione SSYS 2Y22 Reflection. Sarà presentata durante la Milano Design Week e include creazioni inedite di sette team di designer: abiti da sera, completi da giorno, borsette, scarpe e accessori, lampade e imballaggi per articoli di lusso.

Una creazione di Jasna Rokegem and Travis Fitch per la collezione di abiti e accessori SSYS 2Y22 Reflections realizzati con la stampante 3D J850 TechStyle 3D

Japan style

Sexy e gentile, elegantissima e a zero sprechi, adatta a qualsiasi taglia, la tesi di laurea di Yarden Tzarfati, ex studentessa dell’Accademia d’arte e design Bezalel di Gerusalemme, si chiama Unboxing, in inglese “spacchettare”. Utilizza il tessuto di cotone rendendolo elastico e modellandolo sulle forme del corpo tramite la cucitura di moduli a “T”, realizzati in additivo con una stampante 3D amatoriale. Sono in materiale plastico, riciclabili, facili da rimuovere smontando l’abito e ri-trasformandolo in tessuto. La ripetizione degli elementi genera un pattern geometrico semplice e sofisticato. Gli abiti sono ispirati, spiega la designer, ai simboli della calligrafia giapponese, poiché come gli ideogrammi “impacchettano” un’intera frase compattandola in poche linee grafiche minimali.

Elementi connettivi a “T” realizzati in materiale plastico modellano il tessuto sulle forme del corpo di chi lo indossa nella collezione Unboxing di Yarden Tzarfati. Foto di Shalev Ariel

La collezione A-Poc di Issey Miyake nasce nel 1998 per sperimentare innovazioni tecnologiche nei processi manifatturieri che generano forme espressive ed esperienze d’abbigliamento inconsuete. Il progetto Type-III Magarimono, condotto in collaborazione con un produttore nipponico di calzature, rigenera quella tipologia di sandali così tradizionale che richiama immediatamente porte scorrevoli in carta di riso e kimoni, ibridandola con le pantofole occidentali che lasciano scoperte le dita del piede. Gli “zori” si possono indossare senza calze, perché le piante dei piedi poggiano a contatto con fibre naturali confortevoli e traspiranti. Questo modello unisex ha un cuore high-tech nella suola stampata in 3D con struttura alveolare ed elementi verticali con funzione di ordito: in questo design è possibile intrecciare a mano il cordoncino morbido, creando una soffice soletta ammortizzante in superficie. I sandali Type-III fondono tecnologia e artigianalità unendo i vantaggi e la specificità dell’una e dell’altra.

Gli zori, sandali intrecciati artigianalmente tipici della tradizione giapponese, si fondono con calzature con suola a trama alveolare stampate in 3D: i Type-III sono una creazione di Issey Miyake con Magarimono

Uno sguardo bio

Il meccanismo di previsione e anticipazione della domanda di beni fa sì che nel mondo della moda la sovrapproduzione sia la regola, generando un impatto ambientale molto pesante. Nel comparto eyewear ciò si traduce in una quota di invenduto intorno al 20-30%. La modalità on-demand resa possibile dalle tecnologie di 3D printing riduce sprechi e spese in misura significativa rispetto alla manifattura tradizionale che, al contrario, opera con una strategia sottrattiva in cui lo scarto di acetato usato per le montature può arrivare fino al 70%.

«Un’estetica accattivante non è più l’unica caratteristica richiesta al mondo dell’occhialeria; è necessario che il processo produttivo esprima la sensibilità ai temi ambientali del brand e del consumatore» spiega Alireza Parandian, Business Development Director presso Materialise. «La manifattura additiva, per sua natura, riduce al minimo gli scarti: un materiale di origine rinnovabile come la poliammide 11 accresce ulteriormente il suo potenziale di sostenibilità».

Gli occhiali Tom Boonen di Odette Lunettes sono realizzati con poliammide 11 Ultrasint di Forward AM, il marchio di Basf dedicato alle soluzioni per la stampa tridimensionale

Una nuova collezione di occhiali del brand belga Odette Lunettes è nata con la collaborazione del campione mondiale di ciclismo Tom Boonen. È prodotta con tecnologia SLS (Selective Laser Sintering) da Materialise utilizzando il materiale Ultrasint di Forward AM (la divisione di Basf dedicata al 3D printing) formulato con la poliammide 11 Rilsan di Arkema, un biopolimero ricavato interamente da semi di ricino. Arkema, accanto a Basf 3D Printing Solutions, Jayant Agro-Organics e Solidaridad, è membro fondatore di Pragati, iniziativa per la coltivazione sostenibile dei semi di ricino in India che supporta gli agricoltori formandoli a pratiche virtuose che mantengono in salute l’ecosistema ambientale e socioeconomico del territorio.

«La tecnologia additiva è l’ideale per produrre una montatura sportiva senza scendere a compromessi con il design che avevamo in mente, ed è personalizzabile: chi acquista un modello della nostra collezione Odette Lunettes X Tom Boonen può scegliere le dimensioni e il colore» sottolinea Eline De Munck, co-fondatrice del marchio. La montatura di questi occhiali unisex è proposta in due misure e in tre colori.


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