Luci e ombre dell’Italia del riciclo

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L’industria del riciclo rifiuti, nonostante l’impatto della crisi, continua a crescere (nel 2012 +2% vs 2011 nel tasso di riciclo imballaggi) e a sostenere settori industriali (siderurgia, tessile, mobili, carta, vetro) strategici per il nostro Paese.

Occorre però promuovere il riciclo dei rifiuti attraverso misure omogenee sull’intero territorio nazionale e ridurre significativamente l’attuale percentuale di smaltimento in discarica (43% dei rifiuti urbani), adeguando il quadro normativo a quanto previsto in sede europea (Direttiva quadro 98/2008/CE) con la reale applicazione della priorità del riciclo di materia rispetto ad altre forme di gestione.

Sono queste le principali indicazioni emerse dalla presentazione dello studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, tenutasi stamane nel corso di un convegno a Roma presso la Sala Conferenze di Piazza Montecitorio.

Nel 2012, nonostante la drastica riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale (-6,3%), il riciclo degli imballaggi ha registrato una crescita complessiva (+0,5% in termini assoluti e +2% vs 2011 nel rapporto riciclo/immesso a consumo) che attesta la capacità di tenuta del settore, sia pur tra le mille difficoltà dell’attuale congiuntura: 7,546 milioni di tonnellate contro le 7,511 del 2011 e le 7,346 del 2010. L’incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d’eccellenza nei comparti tradizionali, quali carta (84%), acciaio (75%) e vetro (71%) ed è ancora più significativo in quanto in molti di questi comparti è avvenuto a fronte di una decisa contrazione dell’immesso a consumo. Evidenziano un deciso sviluppo anche filiere del recupero diverse da quelle relative agli imballaggi, quali il tessile (+20% vs 2010 con 96.700 tonnellate di raccolta differenziata) e la frazione organica (4,5 milioni di tonnellate recuperate). Tra i risultati positivi spicca anche il primato europeo del nostro Paese per il reimpiego dei materiali ottenuti dalla demolizione dei veicoli a fine vita e il secondo posto per il loro riciclo. Nonostante questi dati incoraggianti, l’Italia sconta ancora oggi un grave ritardo rispetto alle altre nazioni UE: il Belpaese conferisce in discarica circa il 43% dei rifiuti urbani, in diverse Regioni anche oltre l’80%, a fronte di altri Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia) che, dopo aver portato il riciclo a livelli molto elevati e destinato una quota significativa al recupero energetico, hanno superato il ricorso allo smaltimento in discarica.

Lo studio evidenzia come ancora molta strada resti da percorrere per la piena attuazione di una “società del riciclo” e come gli attuali pur buoni livelli e capacità di riciclo abbiano margini di miglioramento, soprattutto in alcuni comparti quali il riciclaggio della gomma, dei rifiuti elettronici e degli inerti da costruzione e demolizione. Per raggiungere obiettivi più ambiziosi il settore necessita di regole chiare e applicabili e soprattutto di omogenee condizioni e tempi di rilascio delle autorizzazioni ambientali.

È necessario, affermano le Associazioni promotrici del Rapporto, che il Governo sostenga una seria politica di supporto allo sviluppo del riciclo dei rifiuti che lo renda effettivamente competitivo in tutte le filiere, sia sull’uso di materie prime vergini, sia sul recupero energetico; tale risultato si può centrare prevedendo idonei strumenti economici, quando necessari, valorizzando l’utilizzo di impianti di recupero di prossimità (ove possibile), disincentivando lo smaltimento in discarica rendendolo più costoso e promuovendo al contempo la qualificazione delle aziende del settore e dei prodotti ottenuti con materiali riciclati.

«Nonostante i difficili anni di crisi – ha evidenziato Corrado Scapino, Presidente di Unire – il settore del recupero rifiuti si conferma un sistema dinamico, almeno per quanto riguarda le imprese e gli organismi di gestione che lo coordinano, che ha mostrato nel tempo una buona capacità di adattamento e riorganizzazione in vista del raggiungimento di nuovi obiettivi. Purtroppo, a livello normativo continuiamo a riscontrare il mancato rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti, che vede il riciclo prioritario rispetto ad altre forme di gestione, e che deve realizzarsi attraverso atti, regolamentazioni, strumenti e iniziative concrete, sia a livello centrale che locale. In tale ottica, occorre in primis attivare nuove leve per stimolare il mercato dei materiali riciclati, anche attraverso politiche di green public procurement che in Italia, a differenza di altri Paesi, stentano a decollare».

«Il Rapporto annuale l’Italia del Riciclo, giunto alla sua quarta edizione, è ormai diventato un appuntamento di tutte le filiere per fare il punto non solo di settore, ma dell’intero comparto – ha affermato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, “Anche il riciclo ha risentito della crisi che nel 2012 ha colpito, e continua anche quest’anno a colpire, il Paese: le imprese del riciclo più forti hanno reagito bene alla crisi, ma non poche di quelle piccole e meno robuste hanno chiuso. Ma questo Rapporto fa intravedere anche i potenziali di sviluppo del riciclo, in vari settori: potenziali che potrebbero contribuire alla ripresa economica del Paese se si riuscisse a superare le barriere (normative, gestionali, di mercato, nonché relative alla disponibilità del credito) che ostacolano lo sviluppo di quello che è un settore strategico per una green economy».

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