Stato dell’arte, possibili sviluppi e impatto dell’economia mondiale sull’industria del PET

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Dopo ben quattro anni, con grande sollievo e con un pizzico di euforia, gli operatori dell’industria del poliestere si sono incontrati nuovamente vis-à-vis al PET Day, organizzato il 21 settembre da GSI (Global Service International) e svoltosi come da tradizione presso la Villa Medicea di Artimino, vicino a Firenze.

Ma questi anni non sono passati invano: GSI ha inserito efficacemente nuovi mezzi interattivi, riducendo l’uso della carta e incrementando la partecipazione del pubblico grazie alla maggiore facilità d’interazione con i relatori. Il CEO Francesco Zanchi si è presentato quindi all’apertura del PET Day visibilmente emozionato, ma anche felice di festeggiare i 30 anni di vita della sua “creatura”, appunto GSI, da lui stesso fondata nel 1993 (vedi foto d’apertura, ndr).

Potendo attualmente contare su 30 dipendenti in tutto il mondo, la società intende oggi espandersi anche nel mondo delle poliolefine e affrontare le sfide poste dalle regole sulla sostenibilità nell’uso delle plastiche riciclate (rPET, scaglie ecc.). Dopo i saluti di rito, Zanchi ha quindi dato il via all’evento, sottolineando le difficoltà che tutti gli operatori stanno affrontando e ricordando che queste possono sempre essere trasformate in grandi opportunità.

Domanda di PET e maggiore volatilità sui mercati internazionali

Secondo Paul Hodges, siamo ormai alla fine del “business as usual”a cui eravamo abituati: la volatilità è la nuova normalità

La prima presentazione di Paul Hodges (New Normal Consulting) si è focalizzata sui grandi movimenti in atto a livello mondiale nella formazione della domanda. Quest’ultima, da globale sta diventando locale, costringendo le imprese a riformare dalla base le filiere di approvvigionamento, i governi a ripensare le politiche fiscali… e tutti a impiegare sempre più energie rinnovabili.

Secondo Hodges, ormai siamo alla fine del “business as usual” a cui eravamo abituati: la volatilità è la nuova normalità. Il ruolo della Cina è centrale e la sua politica non può restare immutabile, perché ciò che ha funzionato in passato non può funzionare ancora in futuro. La moltiplicazione dei rischi, la riduzione dei profitti delle grandi aziende (e non solo di quelle immobiliari), la sovraccapacità nella produzione di materie plastiche: tutto porta a una maggiore volatilità del sistema e del commercio internazionale. Sia in Cina che altrove è necessario muoversi in un’economia di sostituzione.

Con l’aumento dell’età media della popolazione mondiale e la generale minor disponibilità di reddito destinato ai consumi, le aziende non possono continuare a vendere e basta. Bisogna creare cicli nella vita di tutti i prodotti. Le grandi economie devono rinnovare, riciclare, decarbonizzare. E non solo nel settore dell’energia. I quattro “Cavalieri dell’Apocalisse” (la guerra, la crisi del grano, il Covid, l’inflazione), come definiti da Hodges al PET Day 2022, continuano a far danni ancora oggi e l’unica difesa è accelerare questo cambiamento di mentalità. In particolare, nell’industria della plastica, tale svolta deve essere volta a soluzioni immediate per trovare, globalmente e localmente, miglioramenti importanti nelle politiche di recupero degli scarti. Non sarà un adattamento facile e indolore, ma: “L’umanità ha sempre dimostrato in passato, in situazioni di crisi, forti istinti di adattamento e reattività inattese”, ha concluso Hodges.

Trend delle materie prime e riciclo del poliestere in India

Un momento dell’intervento di Hemant Sharma (Reliance)

“Dopo il picco registrato alla fine del periodo di pandemia, viviamo oggi un generale rallentamento in tutta l’industria”, ha esordito Hemant Sharma (Reliance, India) nel suo intervento volto a fare il punto riguardo all’impatto dell’economia mondiale sul commercio delle materie prime necessarie per la produzione del poliestere. “Non s’intravedono nuovi investimenti previsti nel PX (paraxilene), mentre rimane una cronica sovraccapacità di acido tereftalico (PTA), tra l’altro in aumento grazie alle nuove tecnologie produttive. D’altro canto, ci si sta muovendo decisamente verso il riciclo, la nuova priorità dell’industria del poliestere”.

Il PET è il materiale più riciclato, in India e nel mondo. Nel subcontinente asiatico la situazione sta migliorando e molto velocemente: nuove capacità di riciclo saranno in attività nei prossimi due anni. Inoltre, circa 100 miliardi di dollari saranno investiti per portare il contenuto di materiale riciclato nelle bottiglie dall’attuale 4% al 26% nel 2030. Reliance sta puntando fortemente sullo sviluppo della produzione di rPET, strategico per la crescita futura del gruppo.

Misure antidumping dell’UE

La presentazione di Philippe De Baere si è focalizzata sulle recenti misure della Comunità Europea in tema di protezione commerciale

È quindi salito sul podio Philippe De Baere (Van Bael & Bellis, Belgio), per esporre le ultime misure della Comunità Europea in tema di protezione commerciale, con uno sguardo particolare all’investigazione antidumping in corso sugli import di PET dalla Cina. De Baere ha sottolineato come la Cina sia un bersaglio facile per l’UE, essendo considerata un’economia “distorta” secondo i criteri occidentali. Comunque, dietro a quest’iniziativa vi è l’azione di un grande e noto gruppo internazionale, che mira a difendere i propri investimenti in Europa e nell’area del Mediterraneo, andando però contro agli interessi dei trasformatori e dei consumatori.

La proposta di penalizzazione include, tra l’altro, non solo il PET vergine ma anche l’rPET di origine cinese. Cosa piuttosto strana, visto che non vi è alcun import di tale prodotto. “Comunque restiamo in attesa delle decisioni della Commissione, anche se è molto probabile che alcuni dazi temporanei vengano imposti entro breve”, ha dichiarato De Baere. “Questo, nonostante vi siano prove evidenti che il picco dell’import cinese sia stato causato dall’altissimo costo del trasporto via container durante il periodo post-Covid. È stato quest’ultimo a portare allo sfruttamento, per l’export, dei più convenienti “break bulk vessel”, impiegati in genere per quantità importanti. Questo tipo di soluzione logistica è offerto solo da alcuni porti cinesi. Una soluzione intelligente e un’opportunità sfruttata in un momento critico che potrebbe ora rivolgersi contro gli stessi clienti europei, portando a maggiori costi e a una maggiore dipendenza da pochi fornitori”.

L’andamento del mercato del PET e i consigli di GSI

Dopo l’intervento di De Baere, Francesco Zanchi (GSI) è tornato sul palco per illustrare lo stato del mercato del PET e la sua visione per il futuro prossimo. “La Cina è il principale produttore di PTA, col 70% della capacità globale. La maggior parte di questa produzione è destinata al mercato interno e solo il 6% viene esportato. Per questo il prezzo cinese del PTA resterà sempre un punto di riferimento”, ha spiegato Zanchi. “La capacità produttiva di PET sta crescendo ancora e la Cina andrà in surplus di 5 milioni di tonnellate. Più del 60% della capacità mondiale di PET si trova sul suolo cinese. Dall’altro lato, gli import europei sono in crescita da Vietnam, Turchia ed Egitto”.

Francesco Zanchi (CEO di GSI) ha elencato i possibili “temi” che impatteranno sul prezzo del PET nei prossimi mesi: petrolio, noli, misure della Commissione Europea e costi dell’energia

“Ma ciò che più importa ora è l’evoluzione nel campo dell’rPET”, ha sottolineato il CEO di GSI. “Il tasso di raccolta nel continente è al 62% e l’obiettivo è quello di arrivare al 90% entro il 2029. La mancanza di rPET per i prossimi anni (considerando i traguardi fissati per il 2025) non sarà drammatica come previsto lo scorso anno, ma vi sarà sempre necessità d’importare materiale. E quale sarà il prezzo corretto? L’rPET dovrà costare meno del PET vergine e questo potrà accadere solo se vi saranno tassi di raccolta più alti e un prezzo ragionevole delle balle a supporto. Sarà poi importante appoggiarsi a fornitori di consistenza e alta qualità. GSI ha testato molti produttori di scaglie (flake) ed rPET nel mondo ed è in grado di supportare i propri clienti a identificare i più affidabili. Anche perché l’evoluzione del prezzo del PET nel 2024sarà in stretta relazione con la domanda di rPET”.

Sempre secondo Zanchi: “La buona notizia (portata in esclusiva al PET Day 2023 dallo Zhejiang Commodity Exchange: l’autorità che ha anche creato il mercato dei future di PTA in Cina), è che l’anno prossimo, con ogni probabilità, partirà il mercato dei future del PET. Si tratta di un grande strumento di gestione per tutti gli imprenditori, che porterà un decisivo passo in avanti verso una maggiore trasparenza nelle quotazioni del materiale. Con l’assistenza di GSI (una delle pochissime società non cinesi ad avere il permesso di operare su questi mercati) vi saranno possibilità di cogliere importanti opportunità per i maggiori compratori di PET”.

Il CEO di GSI ha poi indicato quelli che potrebbero essere i “temi” che impatteranno sul prezzo del PET nei prossimi mesi: il petrolio, in primis, e poi i noli, che saranno agli stessi livelli attuali, a meno di accordi di cartello non scritti tra le varie società di shipping. Inoltre, occorre tener conto delle misure della Commissione Europea, che avranno un effetto pesante sulla concorrenza interna ed esterna delle imprese del Vecchio Continente, in aggiunta agli alti costi dell’energia. Il consiglio di Zanchi agli operatori del settore è quello di ottimizzare gli acquisti e di aumentare le quantità a contratto, scegliendo il miglior momento per finalizzare. I non europei, invece, potranno godere dei bassi prezzi del PET cinese.

Prima del termine della sessione mattutina, Chiara Zanchi ha mostrato un breve video girato a Makeni, la piccola comunità in Sierra Leone dove la famiglia Zanchi e GSI si sono impegnati per anni nello sviluppo e nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale. Tale impegno ha dato importanti risultati sia nella coltivazione di mais che nell’allevamento di pollame, attraverso SBD (Social Business Development), la società locale creata col diretto supporto della St. Lawrence Foundation, sostenuta proprio da Zanchi e GSI.

Le tavole rotonde finali

Una delle tavole rotonde finali con le opinioni delle imprese d’imbottigliamento

La parte pomeridiana dell’evento ha messo in evidenza i diversi punti di vista sui trend del PET e del riciclo. Quale rappresentante dei produttori, Hans van Bochove (EU Corporate Advocacy Group e precedentemente a Coca-Cola) ha provato a indicare i punti fondamentali per un’industria sostenibile del packaging. “Spesso le opinioni dei consumatori finali sono sottovalutate”; ha affermato van Bochove. “Anche i grandi produttori devono ascoltarli maggiormente e devono mostrare più attenzione alla sostenibilità, così come i politici. Dobbiamo arrivare, nel 2040, a un tasso di raccolta del 90% e a un contenuto di materiale riciclato, nelle bottiglie, del 65%”. Infine rivolgendosi ai produttori stessi, li ha esortati a responsabilizzarsi maggiormente nella raccolta diretta, finalizzata al riciclo delle bottiglie.

Sempre in rappresentanza dei produttori, Hemant Sharma (Reliance) ha dichiarato che il suo gruppo si assume già queste responsabilità in India, con la raccolta delle bottiglie di propria provenienza. Hikoji Osaka (Toyota Tsusho) ha poi raccontato di come, in Giappone, si sia arrivati al 100% di tasso di raccolta, anche grazie all’impiego dei distributori automatici di bevande nelle grandi città.

Per i converter di PET, Oliver Wiegand (Pet Verpackungen, Germania) ha evidenziato come l’istituzione di un deposito obbligatorio per le bottiglie abbia funzionato in Germania, mentre Luciano Geronimi (Valgroup, Brasile) ha presentato il suo gruppo, una delle più grandi realtà di tutto il Sud America e con società anche in Europa, sottolineando gli sforzi effettuati nelle politiche di riciclo già dagli Anni Ottanta. Anche Zanchi ha notato con piacere come i converter investano sempre di più nell’uso di rPET.

Tra gli imbottigliatori (bottler) si sono registrate invece opinioni diverse sul tema. Coert Michielsen (Gruppo Refresco) ha consigliato alle imprese di puntare a una migliore e positiva comunicazione riguardo all’uso del PET, in quanto i consumatori sembrano sempre preferire il vetro, per esempio. Kurt Peelman (Coca-Cola) si è mostrato d’accordo nel prendersi piena responsabilità per ridurre lo spreco e il cosiddetto “littering”. Coca-Cola ha sempre avuto posizioni molto decise sul riciclo, sin dal 2018. Per il 2030 il gruppo punta a riciclare il 100% delle bottiglie prodotte e a sviluppare il “refilling” in modo massiccio.

La tradizionale foto di rito con tutti i partecipanti al PET Day, davanti alla Villa Medicea di Artimino (Firenze)

Tullio Versace (San Benedetto) ha infine raccontato come la sua società sia stata una delle prime in Europa a impegnarsi nel riciclo del PET e di altre materie plastiche. Le sue principali preoccupazioni sono soprattutto rivolte a quello che potrà essere il prezzo dell’rPET di qualità e alla sua disponibilità sul mercato. La sua preferenza è decisamente per una politica europea verso il riciclo “bottle-to-bottle”, anche se ciò potrebbe non piacere ai produttori di fibre, che, infatti, tra i presenti in sala, hanno mostrato chiaramente il loro disaccordo.

In chiusura, Werner Bosmans (Commissione Europea) ha difeso le misure prese sulle plastiche, necessarie per spingere i consumatori verso comportamenti non spontanei. “L’economia circolare è la base per un futuro migliore per tutti. Per questo, l’UE sostiene lo sviluppo di una fiorente industria europea del riciclo, in quanto strategica e volta a rendere autonomo il Vecchio Continente”, ha sottolineato Bosmans, il quale, con riferimento agli appunti fatti da Zanchi durante l’evento, ha confermato che l’impiego dichiarato di materiale riciclato sarà sicuramente controllato e, nel caso di dichiarazioni false, duramente sanzionato. Philippe de Baere è poi intervenuto solamente per stimolare la Commissione Europea a essere più proattiva nell’offrire incentivi e supporto per un maggiore uso di rPET, invece d’influenzare il libero mercato attraverso sanzioni e restrizioni che portano a movimenti innaturali dei prezzi delle materie prime, rPET incluso. Infine, dando appuntamento al settembre 2024, Francesco Zanchi ha ringraziato i presenti per le accese discussioni e le chiare opinioni condivise in quest’edizione speciale del PET Day, sottolineando con piacere che quanto dibattuto dimostra come l’intera industria del poliestere stia veramente investendo ampie risorse per un mondo migliore e più sostenibile, per il bene di tutti.


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