Piero Eigenmann, Vamp Tech: “L’orgoglio di essere imprenditore”

«Nel contesto attuale mi ritengo un fortunato, perché la mia azienda non si è fermata e non c’è niente di più bello per un imprenditore. Oggi, due mesi dopo l’avvio repertino delle procedure di sicurezza a garanzia dei miei collaboratori, ci stiamo abituando a questa modalità di lavoro inedita, che non è certamente ideale ma, aspetto più importante, ci consente di “esserci”». Piero Eigenmann, presidente e amministratore delegato di Vamp Tech, racconta i giorni dell’emergenza vissuti dal punto di vista dell’azienda lombarda specializzata in compound tecnici e leader nel settore dei ritardanti alla fiamma, che prosegue la sua produzione servendo settori sotto forte sollecitazione, come quelli delle forniture biomedicali.

Come è cambiata la vostra quotidianità con l’arrivo del virus?
Sono state giornate certamente difficili, con l’Italia primo paese europeo in difficoltà e il timore di tanti clienti esteri per una nostra eventuale chiusura. Timore che era ovviamente anche il nostro, perché molte aziende non avrebbero potuto aspettarci, finendo quindi per rivolgersi a nostri concorrenti e vanificando anni di sforzi e sacrifici. In queste fasi mi sono trovato spesso a pensare a quante e quali preoccupazioni stessero vivendo tanti imprenditori, di ogni settore, che si sono trovati nella situazione di non poter lavorare, senza sapere per settimane quando avrebbero potuto riaprire. Chi ha potuto continuare a produrre si è organizzato, ma ci sono migliaia di imprese ferme, con concorrenti esteri pienamente operativi. È necessario mettere il comparto industriale in sicurezza – il prima possibile – e ripartire.

OPPORTUNITÀ
La forte domanda globale di apparecchiature medicali ha trainato la nostra produzione durante l’emergenza

E dal punto di vista operativo?
Tutte le attività d’ufficio sono state organizzate secondo il modello dello smart working, mentre viene assicurata, a turno, la presenza diretta in sede di almeno un manager o comunque di persone con potere decisionale. Abbiamo rivisto la turnazione in modo da scaglionare i tempi di accesso degli operatori alla fabbrica e agli spogliatoi, e limitato le presenze negli spazi comuni, a partire dalla mensa. Gli addetti al magazzino adottano procedure speciali, che prevedono di evitare il contatto con gli autotrasportatori in arrivo per la consegna e il carico dei materiali. In fabbrica, gli operai, che sono già comunque normalmente distanziati, lavorano con guanti e mascherine. Arrivano dalla Cina, attraverso il network dei nostri clienti. Quando il virus ha cominciato a diffondersi in Asia, li abbiamo aiutati inviando il materiale medicale di cui necessitavano; loro hanno ricambiato senza che chiedessimo nulla, in un clima di aiuto reciproco. Ritengo sia giusto sottolinearlo.
Da titolare di questa azienda voglio aggiungere che non saremmo riusciti a rimanere in piedi senza la capacità dei miei manager, che hanno sviluppato e favorito l’applicazione di un adeguato protocollo di sicurezza, ma soprattutto senza lo spirito di attaccamento e al sacrificio di tutta la forza lavoro. Ho deciso di gratificare i miei operai con un bonus per tutta la durata della fase emergenziale. Lo considero un atto dovuto.

Quali settori stanno maggiormente sollecitando la vostra produzione?
Fortunatamente ci troviamo nella condizione di non dipendere dall’automotive, oggettivamente ferma, e di poterci concentrare sulle richieste sempre crescenti del settore medicale, che spaziano dalla produzione di apparecchiature mobili ai ventilatori, agli equipaggiamenti per il personale sanitario. A titolo d’esempio, stiamo lavorando a ordini ricevuti dagli Stati Uniti per la realizzazione di gruppi di continuità e di accumulatori per attrezzare gli ospedali da campo. Un’urgenza che ha permesso anche a molti nostri fornitori di riaprire, per far fronte a una grande mole di lavoro urgente. In un contesto di emergenza globale, l’economia di tutto il mondo si è trovata con settori fortemente penalizzati e altri che paradossalmente stanno lavorando più di prima.

LOGISTICA
Dopo i primi ritardi, le forniture sono regolari, ma l’inconveniente è l’aumento del costo dei trasporti

Confini chiusi e difficoltà nei trasporti vi hanno causato problemi?
All’inizio dell’emergenza siamo stati costretti a rallentare le conferme di diversi ordini, perché non avevamo la certezza che dall’Asia partissero le materie prime. Dopo i primi ritardi, oggi gli approvvigionamenti sono pressoché normali e continui, anche grazie anche all’ampia rosa di fornitori di cui ci avvaliamo. Un inconveniente non trascurabile è l’aumento dei costi logistici: approfittando delle scarse movimentazioni e della difficoltà di reperire autisti, praticamente tutti i trasportatori esteri hanno aumentato le tariffe. E un raddoppio – o quasi – delle spese di trasporto sta penalizzando l’export.

Il petrolio è in caduta. Prevede ripercussioni?
Nonostante il crollo delle quotazioni del greggio, il prezzo dei prodotti chimici, come gli additivi, non ha subito particolari variazioni, ma indubbiamente lascerà sul campo il valore di alcuni polimeri, di cui si prevedono riduzioni di prezzo anche marcate da giugno in poi. Non mi aspetto crolli, ma probabilmente si arriverà ai minimi storici dell’ultimo decennio.

Si può già prevedere quali saranno le ripercussioni per il mondo produttivo?
Dal punto di vista economico, veniamo da un primo trimestre molto positivo e stimiamo che anche quello successivo possa chiudersi in modo accettabile. La maggior parte dell’attuale produzione fa riferimento a commesse precedentemente acquisite, ma è innegabile che nelle ultime settimane si stia registrando un calo degli ordini. La seconda parte dell’anno rappresenta per tutti un’incognita: molte aziende sono chiuse e soprattutto, con il lento ritorno alla normalità, tutti dovranno fare i conti con una decisa flessione. A oggi, quindi, è difficile ipotizzare quale sarà lo scenario a fine 2020, ma credo che molti registreranno perdite che possono essere comprese, seppur con approssimazione, tra il 20% e il 40%. Molte aziende, probabilmente, non riusciranno a riaprire e si interromperanno catene di fornitura e produzione, i consumi presumibilmente caleranno. Gli imprenditori se lo aspettano, ma sono ancora troppe le incognite per stabilire quali saranno i danni e quindi le condizioni per recuperare il terreno perduto a partire dal 2021.

Che giudizio ha delle misure messe in campo dallo Stato?
La prima criticità è quella dei prestiti erogati alle imprese che, a differenza di quanto accade in altri paesi, prevedono tassi di interesse e tempi di restituzione definiti in sei anni. Fattori che rischiano di mettere tutti in difficoltà. Il passato ci ha dimostrato che i tempi necessari per far tornare l’economia ai livelli pre crisi sono ben più lunghi. A ciò si aggiunga il problema cronico della burocrazia, già asfissiante in tempi normali, che diventa insopportabile in fase d’emergenza. Senza fare paragoni impietosi con altre realtà molto più agili, non sfugge che il decreto rivolto all’economia italiana supera le cento pagine. Pare non ci si renda conto che in questo momento l’eccesso di burocrazia può essere letale e portare il sistema paese al disastro.

INCENTIVI
Ho deciso di gratificare i miei operai che hanno sostenuto la produzione durante l’emergenza con un bonus

Qual è invece la situazione nella vostra sede malese?
Per decisione delle autorità, i nostri impianti in Malesia sono stati fermi quattro settimane, come tutte le fabbriche all’interno della zona gialla, fortunatamente quella considerata a minor livello di rischio. Nel periodo di arresto abbiamo ricevuto numerosi ordini, ai quali riusciremo a far fonte solo lavorando con tutte le linee a pieno regime, 24 ore su 24. Ma siamo pronti a questo sforzo eccezionale e stiamo organizzando le attività, perché nel quadrante asiatico si avvertono già segnali di ripresa e le imprese locali potranno presto guadagnare le posizioni perdute. È uno scenario che non dobbiamo e non possiamo trascurare, correndo il rischio di far diventare le nostre imprese facili prede per gli imprenditori esteri alla ricerca di speculazioni. Lo Stato può certamente agire per proteggere alcuni settori strategici, ma non basta se le aziende non verranno messe nelle condizioni di investire all’estero per evitare di subire l’aggressività della concorrenza.

RISORSE UMANE
Non saremmo riusciti a rimanere in piedi senza la capacità dei miei manager di mettere l’azienda in sicurezza, ma soprattutto senza i sacrifici e lo spirito di attaccamento di tutta la forza lavoro

Sostenibilità e green economy saranno driver per la ripresa?
Ogni idea che possa favorire la ripresa economica è ben accetta. Anche l’economia circolare, a patto che si mettano da parte forzature e ipocrisie frutto di una tendenza a rincorrere la necessità di respingere gli attacchi, ugualmente folli, all’immagine della plastica, più che di un’idea imprenditoriale o di un prodotto realmente sostenibili dal punto di vista economico.
Le materie plastiche rigenerate esistono da molti anni, ma in qualche caso oggi vengono proposte in veste “green” a un costo non giustificato dalle prestazioni; un approccio serio e corretto specialmente quando si parla di materiali autoestinguenti o speciali, deve necessariamente comprendere anche un’approfondita valutazione dell’origine delle materie prime a monte e un processo rigoroso di certificazione delle proprietà del compound ottenuto, in modo da poter garantire al cliente finale prodotti in linea con le prestazioni richieste dal mercato.

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