L’avventura intergalattica di Gaypa e Grafe alla ricerca di nuove colorazioni per i propri masterbatch ispirate ai colori dell’universo conosciuto… e oltre
- Tutti i colori della galassia
- Sempre più in alto
- Giovani coloristi a spasso fra le stelle
- Una visione di pace e speranza
- Dall’ideazione alla realizzazione
- A scuola di colore
- E alla fine, vince il verde
Spazio, ultima frontiera. Era questo il messaggio con il quale una voce fuori campo, calda e impostata, dava ogni pomeriggio il benvenuto agli affezionati telespettatori di una vecchia e celebre serie di fantascienza. Da allora sono passati decenni e le imprese e le missioni che si sono succedute grazie ai progressi della tecnologia (sino alla recentissima Artemis II) hanno permesso all’uomo di acquisire conoscenze sempre nuove su quel che si muove intorno e oltre al nostro pianeta blu.
Ciononostante, le galassie e l’universo continuano a rappresentare un’inesauribile fonte di fascino e di mistero e questo vale per l’uomo della strada quanto – crediamo – per i tecnici delle stazioni spaziali e gli astronauti. Vale anche per i produttori di masterbatch, pigmenti, additivi per polimeri.
Tutti i colori della galassia

L’avventura intergalattica che vi apprestate a leggere comincia come ogni favola che si rispetti e cioè con il classico «c’era una volta». In questo caso, c’era una volta il responsabile del laboratorio di R&D e specialista della colorazione e additivazione delle materie plastiche della vicentina Gaypa, Stefano Bozza, alle prese con un quesito impegnativo.
«Quali colori possiamo creare?», gli era stato domandato. «Tutti i colori dell’universo», rispose. Perché non c’è ragione di limitare le possibilità della creatività a quel che già si osserva sul nostro mondo, quando invece si può estendere la visione sino all’ultima frontiera, al di là dei confini del cosmo. È nata così dal fornitore di masterbatch per materie plastiche e dalla partner tedesca Grafe l’idea di una collezione inedita, sviluppata grazie a una collaborazione intensa e fruttuosa. E che, soprattutto, ha valorizzato l’ingegno e l’impegno dei più giovani fra i loro coloristi, che hanno scovato le più belle sfumature del cosmo.
Sempre più in alto

L’intuizione di fondo è che lo spazio è un concetto in grado di unire la scienza – basti pensare alle esplorazioni lunari e planetarie favorite dall’evoluzione delle tecnologie – e la più sfrenata fantasia.
Schiude orizzonti illimitati e infiniti come l’universo e con il suo indiscutibile impatto emotivo innesca l’immaginazione e i sogni ispirati dal desiderio umano di guardare e puntare sempre più in alto.
Anche per questo motivo Gaypa e Grafe ritengono che la nuova collezione-colore descriva perfettamente la loro identità: non quella di semplici produttori di masterbatch e fornitori di polimeri e relativi additivi o coloranti per materie plastiche, ma di veri partner scientifici e creativi.
Le linee che compongono la collezione sono quattro. La prima è stata denominata Galaxy ed è destinata a fare il suo debutto in occasione del prossimo appuntamento con la fiera internazionale Plast di Milano.
Le altre sono Aurora, Exoplanet e Nebula e l’intenzione di Gaypa e Grafe è di presentarle l’una dopo l’altra in corrispondenza di altri eventi di rilievo come K e Fakuma e anticiparle con campagne mirate sui social media e i blog delle due aziende.
Ognuna ha un tema-guida, ispirato agli elementi del cosmo, che ne definisce la palette e gli effetti speciali applicati.
Giovani coloristi a spasso fra le stelle

Per Galaxy si è partiti dall’immagine (realistica) della galassia come un enorme aggregato di gas, polveri e miliardi di stelle con tutti i loro sistemi solari: il tutto è tenuto insieme dalla forza di gravità. La galassia che abitiamo è la Via Lattea e si caratterizza perché al suo centro, e a 26 mila anni luce dalla Terra, si trova un buco nero supermassivo la cui massa è per quattro milioni di volte superiore a quella del sole.
La palette è di cinque colori e gli effetti speciali sono rappresentati per il masterbatch da scintillii e brillantini luccicanti. Lo sviluppo del progetto-colore è scaturito inizialmente dalla collaborazione dei reparti marketing di Gaypa e Grafe, i cui responsabili sono rispettivamente Angelica Laminelli e Manfred Fischer.
In seguito, è stato affidato al team di più giovani coloristi della sede di Grafe, sotto la supervisione del responsabile dello sviluppo del colore e della scienza dei materiali Lars Schulze. È uno sprone alla sperimentazione di idee con nuove formulazioni e materiali e per i giovani coloristi significa esplorare una terra nuova: è una sfida per crescere come professionisti del settore, capaci di dare alle creazioni un tocco del tutto personale. Lo si è fatto tenendo anche in considerazione le attuali esigenze del mercato e dei trend del colore, così da ampliare lo spettro di applicazione concreta delle formulazioni finali che saranno proposte.
Una visione di pace e speranza

Lilly e Drwayn sono appunto due giovani coloristi che hanno intrapreso un percorso professionale e formativo presso Grafe e hanno lavorato all’ideazione di Galaxy prendendo spunto in primo luogo dalle loro sensazioni e impressioni.
«Le emozioni che ho voluto trasmettere», ha detto Lilly, «sono innanzitutto di pace e di quiete, intese come una fuga dal trambusto della vita di ogni giorno, verso uno spazio nel quale tutto è calmo e il cielo della notte è sereno. C’è poi un senso di nostalgia, perché le stelle offrono guida e consiglio; e di libertà, data dall’infinita vastità delle galassie. E naturalmente c’è un augurio di speranza simboleggiato in particolare dal moto delle stelle cadenti».
Per Lilly, proprio la galassia è stata la principale sorgente di ispirazione, perché «le stelle vi brillano attraverso il cielo sotto forma di colori e scintillii», ma ogni visione e idea ha dovuto poi essere tradotta in realtà superando qualche ostacolo di natura tecnica.
«Ho notato», ha ricordato Lilly, «che gli effetti-glitter dipendono sia dai polimeri sia dalle proprietà tipiche dei glitter stessi. All’inizio gli effetti che volevo creare si perdevano nel colore e non risultavano visibili. Soltanto dopo avere effettuato una serie di prove, usando particelle glitter più grandi e polimeri carrier diversi, sono riuscita infine a risolvere con successo il problema e raggiungere il risultato che avevo ipotizzato».
Dall’ideazione alla realizzazione

Per il suo Starry Blue Lilly ha lavorato su una base di colore blu, appunto, con inserti traslucenti più spessi in polipropilene; per Ultra Violet con polistirene lilla metallizzato.
L’obiettivo di Drwayn, che ha lavorato su Milky Way con scintillii neri (black glitter) e polipropilene, era quello di trovare un buon punto di equilibrio fra la sua personale creatività e le aspettative del team di marketing. «La parte più difficile del lavoro», ha riflettuto, «è consistita nel trasformare le mie visioni mentali in un componente fisico reale al 100%. Adesso posso immaginare quanto complicato sia per i coloristi più esperti lavorare con dei designer che vogliono colori interamente ed esclusivamente basati sulle loro idee creative.
Nelle mie prime prove non riuscivo a misurare correttamente il bilanciamento dei diversi pigmenti: tutto è migliorato gradualmente attraverso i test successivi e questo mi ha permesso di imparare molto dal processo. Avrei voluto integrare una specie di vena nella forma della Via Lattea, ma mi sono reso conto che questa operazione avrebbe influenzato il mio colore-base e vi ho rinunciato. Ho preso coscienza della complessità dell’interazione fra pigmenti, polimeri e macchine e su questo apprenderò ancora molto in futuro».
Per la creazione della collezione Galaxy i giovani coloristi hanno inoltre lavorato sulle palette denominate Cluster Red (un rosso con striature ocra, in analogia con i cluster cosmici) e Stardust Yellow: si tratta in questo caso di un giallo vivo con glitter che vuole ricordare la polvere di stelle.
A scuola di colore

La professione di colorista non è formalmente riconosciuta in Germania come materia di apprendistato, ma, partendo da zero o quasi, i ragazzi possono accedere presso Grafe a un programma di formazione articolato in tre passaggi.
Il focus è all’inizio concentrato sulle competenze di base, perché si acquisisca la necessaria familiarità con le macchine per lo stampaggio a iniezione e con i pigmenti. È questa la ragione per cui tutti cominciano col fornire ai coloristi supporto pratico nel loro lavoro, pesando le varie formulazioni e iniettandole nei campioni di prova sulle macchine.
Dopo circa sei mesi prende il via il vero e proprio percorso di training per diventare coloristi: si discutono e si processano i primi ordini con i coloristi più esperti e si condividono le idee, così da avere una chiara percezione di come anche le minime modifiche possano influenzare un colore in modo radicale.
La visione di Grafe è che lo sviluppo degli aspiranti coloristi debba avvenire attraverso piccoli passi incrementali. Al principio, per esempio, gli apprendisti lavorano su ordini semplici e privi di restrizioni e vincoli importanti sui pigmenti e l’unico obiettivo è abbinare i colori senza prendere in considerazione requisiti aggiuntivi, quali: il metamerismo, la destinazione d’uso o le normative. I requisiti si moltiplicano passo dopo passo, cosicché, per via delle leggi come quelle sulla sicurezza alimentare, il numero dei pigmenti utilizzabili si riduce costantemente, sino al punto in cui i coloristi devono decidere autonomamente quale combinazione scegliere a seconda delle specifiche richieste di ogni cliente.
Le conoscenze si ampliano ulteriormente con il lavoro su aspetti altamente specializzati come le finiture per l’auto, le tinte trasparenti, gli effetti di colore e altro.
L’intero programma dura approssimativamente tre anni, anche perché Grafe lavora con quasi tutte le tipologie di polimeri termoplastici e usa oltre 500 diversi pigmenti. In capo a questo lungo cammino i ragazzi possono lavorare in maniera indipendente sui progetti di sviluppo, ma la verità è che lo studio non finisce mai e un colorista può dirsi completo solo al termine della sua carriera.
E alla fine, vince il verde

Verde è il colore che solitamente viene associato alla giovane età – quella degli apprendisti di cui sopra – ed è naturalmente quello che distingue l’impegno per la sostenibilità ambientale e per la riduzione dell’impatto. L’ecologia e la circolarità sono capisaldi dell’attività e della filosofia di Gaypa e Grafe e a confermarlo è stato per quest’ultima il responsabile marketing Manfred Fischer.
«Come produttori di masterbatch», ha detto Fischer, «lavoriamo sempre su una base customizzata quando si tratta della colorazione dei singoli polimeri. Per questa ragione le anteprime della nostra palette-colore non tengono propriamente conto di particolari fattori ambientali o di considerazioni legate alla sostenibilità. La palette è piuttosto una fonte di ispirazione per i clienti, che in una fase successiva esprimono la loro preferenza per l’utilizzo dell’uno o dell’altro polimero: si può trattare di un materiale biodegradabile o di plastica da riciclo, ma anche di un polimero ad alte prestazioni».
È pertanto sulla scorta dei requisiti di ciascun cliente che le formulazioni vengono adattate al polimero, alla temperatura di processo e a eventuali obiettivi di certificazione. «Se dovessimo limitarci a una specifica gamma di pigmenti», ha chiarito Manfred Fischer, «restringeremmo significativamente la varietà dei nostri colori e questo non dovrebbe mai accadere, quando in gioco è l’ispirazione. Tuttavia, nel successivo processo di consulenza facciamo tutto il possibile per consigliare il cliente su come ottenere i colori desiderati tenendo conto di ogni eventualità, poiché non tutte le sfumature possono esser realizzate su tutte le plastiche, unitamente alla certificazione».



