A scuola di export da Nupi

Quando il mercato stenta a decollare, l’export e l’internazionalizzazione segnano il passo della crescita. Nupi Industrie Italiane, per esempio, è ripartita investendo negli Stati Uniti. «Tra il 2009 e il 2010, l’industria delle costruzioni ci ha sottratto quasi 20 milioni di euro di fatturato e non ci ha lasciato alternative. La nostra avventura in South Carolina è cominciata da qui», racconta Marco Genoni, amministratore delegato della realtà varesina. E, a giudicare dai risultati, è stata la scelta giusta. Oggi il fatturato è stato ampiamente compensato e le esportazioni rappresentano il 65 per cento del giro d’affari complessivo.

L’offerta negli States è orientata su tubi e raccordi in plastica per l’edilizia commerciale, industriale e contract, nonché per la petrolchimica, anche se «La situazione in quest’ultimo ambito è critica», continua Genoni. «Il Governo ha bloccato la ricerca di nuovi giacimenti di petrolio e shale gas, frenando così le attività di perforazione e di conseguenza la domanda di tubazioni. Sul versante edile, al contrario, le prospettive sono ottime». Negli USA, le tubazioni in plastica sono poco diffuse: se ne producono soltanto di piccoli diametri (da 16 a 63 millimetri) per il riscaldamento, mentre quelle con dimensioni superiori a 63 millimetri vengono realizzate solo in metallo. «Noi ci siamo inseriti proprio nella nicchia delle grandi tubazioni, dove soltanto un produttore tedesco è un  potenziale competitor. Il mercato è promettente, anche ci sono le condizioni per una forte diffusione degli impianti di condizionamento e, quindi, delle tubazioni in plastica», continua il manager.

Tubi per carburante, gas e acqua
Internazionalizzazione per Nupi non significa solo Stati Uniti. L’azienda di Busto Arsizio, infatti, esporta ovunque. E questo grazie alla capacità di introdursi in specifiche nicchie e di sviluppare al proprio interno gamme complete. «Per esempio, i tubi per il trasporto dei carburanti nelle stazioni di servizio (dalla cisterna all’erogatore) non sono facili da realizzare in quanto “dual containment”, ossia sono costituiti da un tubo primario che trasporta il carburante e da uno esterno di sicurezza contro eventuali fuoriuscite. Un plus importante del prodotto è che possiede tutte le omologhe specifiche per l’applicazione, e soprattutto che ne siamo in possesso soltanto noi e due competitor». Un altro segmento di grandi potenzialità è quello dei tubi in polietilene ad alta densità per il trasporto di gas e acqua: nel mondo il prodotto europeo è molto apprezzato, e questo ci apre interessanti opportunità di mercato.

genoni_webPer essere competitivi dal punto di vista qualitativo ed economico, l’automazione è imprescindibile
Marco Genoni

Produzione robotizzata
Nel reparto di stampaggio a iniezione sono installate 35 macchine a iniezione, con forza di chiusura compresa tra 110 e 1.300 tonnellate, impegnate in lavorazioni complesse e ad alte tirature. «Tutti i sistemi sono stati progettati e realizzati dal nostro personale tecnico, che quindi è in grado di riadattarli in caso di sostituzione della pressa a iniezione asservita», precisa.
Produzione efficiente significa anche un parco macchine all’avanguardia, scelto sulla base di precisi requisiti. «Anche se il nostro non è prodotto con esigenze particolarmente critiche, abbiamo deciso di sostituire le presse a iniezione di piccolo tonnellaggio con modelli ad azionamento elettrico, che assicurano grande pulizia e consumi energetici ridotti. Per forza di chiusura superiori a 250 tonnellate sceglieremo invece modelli ibridi oppure idraulici, perché i tempi di mantenimento di un’elettrica non sono compatibili con l’esigenza di stampare pezzi dagli spessori elevati e dal tempo di ciclo lungo. Proprio in autunno arriverà una nuova Smart Power di Wittmann Battenfeld da 900 tonnellate, provvista di un gruppo di iniezione maggiorato, assimilabile a quello montato sulle macchine da 1.300 tonnellate. La grande modularità di questa serie di presse permette di ottenere le configurazioni desiderate senza pesare sui costi, ed è quindi ideale per il nostro tipo di produzione che richiede una capacità di plastificazione elevata, piani di chiusura di dimensioni generose (i nostri stampi sono generalmente provvisti di martinetti che li rendono voluminosi) a fronte di forze di chiusura relativamente contenute», conclude Genoni.

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