Nelle fabbriche asiatiche l’intelligenza artificiale è già uno strumento di competitività, non una promessa per il futuro. Per l’Italia digitalizzarsi ha smesso di essere una scelta: chi resta fermo rischia di uscire dal mercato in cui giocano i concorrenti europei più avanzati. Il nostro problema non è la mancanza di visione, ma la distanza tra ciò che diciamo di voler fare e ciò che poi facciamo davvero.
E il divario si allarga, perché la tecnologia corre: chi oggi si limita a osservare l’AI tra qualche anno inseguirà uno standard che altrove sarà già ordinario. Serve un’azienda che sappia aggiornarsi di continuo, non chiudere progetti una tantum.
Un solo strumento non è sufficiente

“Da assiduo frequentatore di aziende che producono articoli in plastica, ho visto ripetersi sempre gli stessi errori, quasi tutti figli dello stesso equivoco: pensare che basti lo strumento”, dichiara Giorgio Pigozzo, esperto in gestione dell’energia (EGE), fondatore e amministratore delegato di Wittmann Digital, che parlerà proprio di digitalizzazione al XXXI Congresso nazionale delle materie plastiche, organizzato dall’associazione TMP in collaborazione con le riviste Plastix e Stampi (Gruppo Tecniche Nuove) e che si terrà martedì 17 novembre presso il Centro Congressi NH di Milanofiori (Assago).
“La tecnologia è una parte importante, ma da sola non cambia nulla, perché il cambiamento poggia su tre gambe, tecnologia, processi e persone”, prosegue Pigozzo. “Da lì nascono gli sbagli tipici. Comprare tecnologia prima di aver messo in ordine processi e dati. Trattare la digitalizzazione come un progetto con una scadenza, e non come un percorso: così un pilota che funziona resta lì, senza mai essere esteso.
Sottovalutare le persone, lasciando che un sistema costoso prenda polvere perché nessuno è stato formato a usarlo. Aspettare il momento giusto, mentre i concorrenti accumulano vantaggio”.
Tracciare con costanza i parametri di produzione e di processo

Ma c’è un errore che, sempre secondo Giorgio Pigozzo, viene prima di tutti gli altri: l’AI non funziona se non esistono già processi definiti e una raccolta dati strutturata.
Nello stampaggio, ciò significa tracciare con costanza i parametri di produzione, quali: cicli, tempi, quantità, scarti e fermi macchina, insieme ai parametri di processo, cioè: temperature, pressioni, velocità d’iniezione, tempi di raffreddamento. Senza questa base qualsiasi algoritmo di manutenzione predittiva o di controllo qualità lavora su dati incompleti e inaffidabili.
“Ho visto progetti naufragare non per un limite del modello, ma perché in produzione mancava la disciplina di registrare gli stessi parametri, con la stessa frequenza, sugli stessi impianti”, aggiunge l’AD di Wittmann Digital. “Prima di investire in AI occorre quindi definire i processi e standardizzare la raccolta dei dati, rendendoli continui, puliti e confrontabili nel tempo”.
Gli incentivi pubblici, come l’iperammortamento, aiutano solo se usati con criterio: hanno senso quando finanziano un progetto già chiaro, non quando è il bando a disegnare l’investimento al posto dell’imprenditore. Conviene quindi appoggiarsi a figure distinte: un fornitore con esperienza specifica nel proprio settore, un consulente indipendente per gli incentivi, separato da chi vende la tecnologia, e confrontarsi con altre aziende che quel percorso lo hanno già fatto.
“Queste tecnologie funzionano quando si parte dalla mappatura dei parametri da raccogliere, prima ancora di scegliere gli strumenti; quando si costruisce un pilota mirato e misurabile; quando la formazione accompagna il pilota fin dal primo giorno; quando ciò che funziona viene esteso gradualmente; e quando la gestione dei dati resta una responsabilità chiara”, conclude Giorgio Pigozzo. “È questo metodo, più della tecnologia in sé, a decidere se l’Italia resterà al passo con l’evoluzione tecnologica europea”.
Breve curriculum dello speaker al Congresso TMP

Laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano, esperto in Gestione dell’Energia (EGE)
certificato UNI CEI 11339, Giorgio Pigozzo ha co-fondato ICE (In Case of Engineering), una ESCO certificata UNI CEI 11352 e specializzata in efficienza energetica e sostenibilità per l’industria.
Fondatore di IceFlex, oggi Wittmann Digital, Pigozzo guida una software house focalizzata sulle soluzioni digitali per la smart factory.
Tra i prodotti sviluppati, spiccano: Temi+, un MES adottato in oltre 15 paesi grazie alla partnership con il Gruppo Wittmann, e iMAGOxt, un EMS per il monitoraggio e l’ottimizzazione delle risorse energetiche.
L’obiettivo: offrire un ecosistema digitale integrato, scalabile e sostenibile per l’industria manifatturiera globale.



