Gino Schiona di Biorepack: “Il nuovo fine vita del packaging compostabile”

Costituito sulla carta nel 2018, ma diventato operativo alla fine dell’anno scorso dopo la pubblicazione dello Statuto consortile in Gazzetta Ufficiale (14 novembre 2020), Biorepack è il nuovo consorzio di filiera Conai, quello deputato alla raccolta e al riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. Gino Schiona, il direttore generale, ci ha parlato degli obiettivi di riciclo di Biorepack, da raggiungere in collaborazione con Conai e con gli altri consorzi e sistemi di responsabilità estesa del produttore.

Partiamo con la domanda che si pongono in tanti: era veramente necessario un consorzio di filiera degli imballaggi in plastica compostabile?
La risposta non può che essere affermativa! I produttori di materia prima, così come di imballaggi in bioplastica biodegradabile e compostabile, partecipano da sempre al sistema Conai per il recupero, il riciclo e la valorizzazione dei materiali e degli imballaggi, condividendone il modello basato sui principi della responsabilità estesa del produttore e di responsabilità condivisa tra imprese, pubblica amministrazione e cittadini. Fino al 31 dicembre 2020 la filiera degli imballaggi in bioplastica biodegradabile e compostabile è stata considerata nella filiera degli imballaggi in plastica, alla pari di quella tradizionale, pagandone il relativo contributo ambientale (sempre nelle fasce più alte) pur non condividendone né il canale di raccolta differenziata né la modalità di riciclo. L’istituzione del nuovo consorzio Biorepack risolve definitivamente questa schizofrenia e riconosce la responsabilità estesa di una filiera che parte dal produttore, passa per i trasformatori, gli utilizzatori e approda nel sistema del riciclo organico (compostatori), ovvero un sistema di relazioni che coinvolge, oltre al cittadino, la pubblica amministrazione e le associazioni di riferimento.

Recentemente è stato fissato il Contributo ambientale, pari a 294 euro a tonnellata. È un valore congruo, considerando che è comunque superiore a quello delle fasce A e B1 degli imballaggi in plastica ritenuti “più facilmente riciclabili”?
È certamente un valore congruo visto che è stato fissato da Conai su proposta di Biorepack. Questo importo è stato definito sulla base del nostro piano industriale, tenendo conto di tutte le attività consone a un consorzio nazionale che ha già avviato una relazione con i suoi principali stakeholder – ANCI e compostatori – per definire un accordo nazionale che permetta non solo di coprire, ai sensi della direttiva europea, i costi di raccolta, trasporto e trattamento organico, ma anche di aumentare le performance quantitative e qualitative del sistema nel suo complesso: migliorare la qualità dell’umido riducendo al massimo la presenza dei materiali non compostabili (secondo le ultime indagini merceologiche del Consorzio Italiano Compostatori (CIC) attestati al 5,2%, con la plastica tradizionale che incide per il 3,1% totale), con minori costi per i Comuni e, quindi per i cittadini, in un approccio totalmente win-win.

Come saranno spesi i fondi del contributo ambientale?
Per la gran parte saranno destinati a sostenere la raccolta differenziata e il riciclo organico dei rifiuti di imballaggio in bioplastica biodegradabile e compostabile, per raggiungere gli obiettivi di aumento delle performance quali-quantitative che ho già citato. Ciò significa programmi informativi ed educativi con cui aiutare il cittadino a effettuare la migliore raccolta differenziata possibile, campagne sulla riconoscibilità degli imballaggi biodegradabili e compostabili, progetti di formazione per le strutture di raccolta e trattamento, indagini merceologiche sulla frazione organica dei rifiuti per determinare qualità e contenuto di imballaggio e peso delle frazioni estranee non compostabili.

L’infrastruttura di riciclo organico è pronta a sostenere un aumento dei rifiuti in bioplastica Sono necessari ulteriori investimenti?
Nello scenario a breve, con i quantitativi attuali, l’infrastruttura funziona senza problemi. Infatti, sempre secondo le indagini merceologiche del CIC, i manufatti compostabili certificati UNI 13432 presenti nei rifiuti organici sono quasi esclusivamente flessibili, con i sacchetti per trasporto merci e sacchi per frutta e verdura che rappresentano il 70% dei manufatti in bioplastica presenti nell’umido. A questo proposito, voglio sottolineare il ruolo fondamentale rappresentato dai sacchetti in bioplastica biodegradabile e compostabile nell’agevolare la raccolta della frazione organica dei rifiuti, più igienica e comoda per il cittadino, più efficiente per gli operatori. Per quanto riguarda il futuro, una domanda finale di soluzioni di imballaggio a basso impatto in costante crescita e le scelte dei policy maker sempre più improntate alla sostenibilità e alla circolarità fanno prevedere che con molta probabilità i quantitativi aumenteranno. Biorepack sarà sicuramente a fianco del sistema del riciclo organico, peraltro già oggi molto dinamico con nuovi investimenti finalizzati all’adozione di nuove tecnologie per il pretrattamento assolutamente innovative, sostenendo gli investimenti in termini di ricerca e di sviluppo applicativo.

Chi è Gino Schiona
Nato a Trento 63 anni fa, una Laurea in architettura conseguita presso il Politecnico di Milano, Schiona proviene dal mondo consortile: è stato responsabile della ricerca e sviluppo di Replastic per poi entrare a far parte, nel 1998, della task force che ha portato alla creazione di Conai, ricoprendo in questo ambito ruoli di crescente responsabilità, dal riciclo e vendite di Corepla alla direzione del consorzio nazionale imballaggi alluminio (CiAL).

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