Corepla: il Rapporto di sostenibilità 2022

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Con la presentazione del documento, il consorzio conferma il suo prezioso operato in linea con gli obiettivi e i traguardi dell’Agenda 2030. Ma, a frenare l’entusiasmo, ci pensa la proposta per il PPWR.

Le vicende geopolitiche degli ultimi anni influiscono, in modo indissolubile, sugli equilibri economici globali. La questione energetica, in primis, necessita di un repentino piano di supporto, in considerazione della forte connessione con tutto l’indotto imprenditoriale. In questo senso, la plastica potrebbe rappresentare un prezioso alleato, anche con riguardo all’innovazione di numerose altre attività, ma sempre con un occhio alla sostenibilità. Anno dopo anno, infatti, la plastica sta cambiando, assumendo una connotazione sempre più sostenibile, alla luce degli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Si pensi alla riduzione delle emissioni dannose per l’ambiente, alla prevenzione della dispersione dei rifiuti o al risparmio di materie prime: tutto, oggi, ruota intorno allo sviluppo sociale, ambientale ed economico, e la plastica sembra allinearsi puntualmente al diktat di Bruxelles. Serve, tuttavia, una strategia integrata e condivisa, capace di coinvolgere tutti gli attori della filiera, per la promozione di questa stessa e per un impulso all’innovazione.

Parliamo, comunque, di un comparto annoverabile tra quelli più evoluti e attivi all’interno dello scenario economico nazionale, con un moltiplicatore sul PIL di 3,2 e circa 4 mila imprese afferenti, che impiegano in totale 50 mila risorse. In tutto ciò, gli imballaggi rappresentano il 40% del settore e, logicamente, devono adeguarsi alle regole di una gestione sostenibile. Ma, a tal proposito, a che punto siamo, in Italia?

La corretta narrazione della sostenibilità plastica

I saluti istituzionali: Alberto Gusmeroli (a sinistra), presidente della X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo), Camera dei Deputati – Lega

A questa domanda risponde Corepla, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, che rappresenta oltre 2500 imprese. Con la presentazione del Rapporto di Sostenibilità 2022 – lo scorso 18 ottobre 2023, a Roma, nella bellissima cornice dell’Acquario Romano, sede della Casa dell’architettura – è stato possibile fermarsi a riflettere sui traguardi raggiunti, nell’ambito del packaging, e ragionare sulle future sfide da intraprendere, anche in un’ottica di correzione della narrazione.

Sempre più spesso, infatti, il comparto è vittima indiretta (ma non solo) di notizie distorte e pericolose (le cosiddette fake news), che contribuiscono a demolire una cultura sostenibile, raggiunta con enorme sacrificio. Diventa quindi vitale informare ed educare a una gestione responsabile dei rifiuti degli imballaggi: in questo modo sarà più semplice camminare, tutti assieme, lungo la via della sostenibilità, dove anche la tanto temuta plastica assume un suo ruolo chiave, più importante di quanto si immagini.

Il Rapporto, poi, passa ad analizzare gli obiettivi e i traguardi dell’Agenda 2030 (Goal & Target), evidenziando come Corepla, attraverso il riciclo della plastica, contribuisca in maniera diretta alla realizzazione degli stessi. Ci si sofferma, infatti, su alcuni dei principali “goal”, mostrando un operato del consorzio strettamente funzionale al raggiungimento dei target. In una panoramica molto interessante, si parte dal Goal 12 (consumo e produzione responsabili), si passa attraverso l’analisi del 13, del 7 e del 14, e si termina con gli obiettivi 9, 8 e 11.

Il Goal 12: dalla riduzione al riutilizzo dei rifiuti plastici

Delia Di Monaco, Responsabile Supply Chain e Programmazione di Corepla, presenta i risultati del Rapporto di sostenibilità

Secondo il target 12.5, entro il 2030 bisognerà ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo. E questo è quello che già fa Corepla, rendendo circolare e sostenibile il ciclo di vita degli imballaggi in plastica, con un beneficio diretto per il pianeta, grazie alla mancata dispersione dei rifiuti di imballaggi nell’ambiente e all’evitato conferimento in discarica. Ma non è tutto. Sempre restando in tema, il consorzio si allinea ai traguardi 12.2, 12.4 e 12.6, con un operato che impatta in modo benefico sull’ambiente, grazie al riutilizzo delle risorse e alla riduzione dei consumi energetici.

Pensiamo alla materia prima vergine: nel 2022, grazie alle attività di Corepla sono state “salvate” 523789 tonnellate di risorse, ovvero una quantità tale da poter produrre 11 miliardi di flaconi per detersivo, da un litro. C’è anche da sottolineare che questa scelta influisce direttamente sulla questione energetica. Il processo di riciclo, infatti, impiega molta meno energia rispetto a una lavorazione produttiva di plastica vergine e, secondo le stime, è stato possibile risparmiare un quantitativo pari a 10946 GWh, ovvero il 2,5% della produzione annua di energia primaria in Italia.

Pensiamo poi agli aspetti tangibili. Recuperando oltre un milione di tonnellate di rifiuti di imballaggi in plastica, nel 2022 è stato possibile liberare (rectius, evitare) l’occupazione di uno spazio volumetrico pari a oltre 35,6 milioni di metri cubi: è stata quindi preservata un’area, diversamente adibita a discarica, pari a 35,5 volte il volume del Colosseo, corrispondente a 29,4 discariche di media dimensione. E non è poco.

Rischi climatici, risparmio energetico e tutela delle acque

L’Obiettivo 13 punta a rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi. In questo ambito, la sostituzione di materia prima vergine con materia prima seconda porterà a un risparmio delle emissioni di gas serra (gas climalteranti). Dai dati del consorzio risulta, infatti, che attraverso il proprio operato, nel 2022 è stato possibile evitare una quantità di CO2 pari a 885406 tonnellate, simili a 1024 voli a/r Roma – Tokyo.

Il traguardo 7.2, invece, si focalizza sul “notevole aumento” della quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale. Ebbene, anche in questo senso Corepla risulta efficiente, con una produzione energetica derivante, appunto, dal recupero della quota di rifiuti non riciclabili, pari a 42 GWh per l’energia elettrica e a 93,4 GWh per l’energia termica. Volendo quantizzare le cifre, i valori totali corrispondono al consumo annuo di circa 15510 famiglie italiane e al consumo annuo di gas naturale di circa 6325 famiglie.

Nel Rapporto si fa poi riferimento anche al target 6.3 e 14.1, rispettivamente per il miglioramento della qualità dell’acqua (con la riduzione dell’inquinamento e la gestione delle pratiche di scarico non controllato) e per la salvaguardia dell’ambiente marino. La quasi totalità (80%) del marine litter proviene dalla terraferma, raggiungendo le acque attraverso i fiumi, gli scarichi urbani, il vento o il cattivo operato dell’uomo. Come si può ovviare a tutto ciò? Attraverso una raccolta differenziata degli imballaggi in plastica, che parta proprio dalla terraferma.

Il ruolo di Corepla per l’innovazione delle imprese

La tavola rotonda su valore, prospettive e opportunità della filiera italiana del recupero/riciclo di imballaggi. In foto, da sinistra: Marco Ravazzolo (direttore Politiche per l’Ambiente, l’Energia e la Mobilità di Confindustria), Giovanni Cassuti (presidente di Corepla), il moderatore Sebastiano Barisoni (vicedirettore esecutivo di Radio 24) e Simona Bonafè (vicepresidente vicaria del Pd)

Promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e, entro il 2030, aumentare in modo significativo la quota del settore di occupazione e il PIL: è questo il traguardo 9.2 dell’Agenda 2030. Il ruolo di Corepla, in questo contesto, si manifesta attraverso il suo operato di facilitatore per lo sviluppo della filiera del recupero degli imballaggi in plastica. Il consorzio, infatti, incoraggia e promuove progetti, programmi e partnership, potenziando la ricerca scientifica.

Analogamente, il Goal 8 (lavoro dignitoso e crescita economica) si focalizza sul miglioramento dell’efficienza delle risorse globali, nel tentativo di scindere la crescita economica dal degrado ambientale. A tal proposito, Corepla – che non persegue scopi di lucro, ma crea solo valore – supporta l’economia locale attraverso uno stimolo allo sviluppo della filiera. Allo stesso tempo, però, offre idonee condizioni sia ai propri dipendenti sia a quelli collocati lungo la filiera (target 8.8), nel rispetto delle pari opportunità (target 8.5).

L’ultimo Goal analizzato nel Rapporto è il numero 11: città e comunità sostenibili, secondo il cui target 11.6 sarà necessario ridurre l’impatto ambientale negativo pro capite delle città, soprattutto con riferimento alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti. E qui il contributo di Corepla è noto a tutti. Ricordiamo, infatti, che il consorzio affianca i Comuni nella gestione della raccolta differenziata, garantendo un corrispettivo economico da utilizzare per la copertura degli oneri relativi al servizio. Allo stesso tempo, poi, assicura un regolare ritiro dei beni finali e la successiva gestione degli imballaggi in plastica, organizzando altresì campagne di sensibilizzazione.

Nuove metodologie di calcolo nello scenario futuro

L’intervento di Stefano Laporta (a destra), presidente di Ispra

Dall’analisi del Rapporto si evince, quindi, un ruolo particolarmente attivo di Corepla e, soprattutto, un operato in piena armonia con l’Agenda 2030. C’è solo da essere orgogliosi di tutto ciò, e compiacersi per i traguardi raggiunti e quelli in fieri. Sarebbe quindi tutto perfetto se non ci fosse, oggi, un elemento di disturbo in quello che, per l’Italia, potrebbe apparire come un momento di festa.

Facciamo un passo indietro. Secondo l’Eurostat, nell’arco temporale 2009-2020 i rifiuti da imballaggio plastico sono cresciuti di 26,7 punti percentuali, chiaro segno di un maggior utilizzo della materia, a fronte di una minore capacità di differenziazione. In Italia, invece, la percentuale di aumento è ferma al 9 (dai 2,205 milioni di tonnellate del 2008 ai 2,208 milioni del 2020, arrivando a 2,273 nel 2021), a fronte di una raccolta e di un recupero più mirati, che coprono la quasi totalità (96,3%) dell’immesso al consumo, e di un riciclo pari al 55,6% nel 2021.

Inizialmente, quindi, sembrava che l’Italia avesse raggiunto, con anticipo, il target del 2025 (50% del riciclo), ma, a conti fatti, non è così: l’introduzione della nuova metodologia di calcolo, stabilita dalla Decisione di esecuzione 2019/665, ha frenato l’entusiasmo del comparto plastico e rimescolato tutte le carte in tavola. Il documento, infatti, modifica le tabelle precedenti, per assicurare condizioni uniformi di misurazione dei nuovi obiettivi, in considerazione di una definizione di riciclo troppo poco stringente, come nel caso dei paesi nordici.

La Proposal Packaging and Packaging Waste

I partecipanti all’evento di presentazione del Rapporto di Sostenibilità 2022

Entrando, poi, ancor più nel dettaglio, i numeri, molto promettenti, potrebbero altresì essere ridimensionati dalla Proposal Packaging and Packaging Waste, ovvero la Proposta di Regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR). Partendo da una posizione comune, che sottolinea l’importanza strategica degli imballaggi per la protezione e il trasporto delle merci, ed evidenziando l’aspetto economico di tale attività, rilevante per l’intera Unione Europea, Bruxelles sottolinea come i diversi approcci normativi, nei vari Stati membri, disarmonizzino la materia.

Questa differente strategia, frazionata, impedisce il pieno funzionamento del mercato: le prescrizioni in materia di etichettatura, la definizione di imballaggi riciclabili o riutilizzabili, i vari aspetti della responsabilità estesa del produttore e le restrizioni alla commercializzazione per specifici formati d’imballaggio non possono coesistere, su un mercato unico, in più forme. Da questa esigenza, e preso atto della problematica, nasce la proposta di regolamento.

L’intento è quello di dissipare le incertezze giuridiche, offrendo garanzie maggiori agli investitori – frenati da una nebulosità normativa che non offre sicurezze nel medio-lungo periodo – ma anche alle aziende e ai consumatori. Tutto giusto, certo, ma la proposta di Regolamento PPW preoccupa l’intera filiera plastica, risultando penalizzante per il modello adottato, fino ad oggi, dall’Italia. Ciò potrebbe provocare un effetto domino, con il timore di possibili conseguenze finanche sull’occupazione compartimentale (con un ipotizzato -15%).

È vero che i dati riportati nel Rapporto di sostenibilità 2022 sono più che positivi e, in un certo senso, possono tranquillizzare la platea imprenditoriale, ma resta comunque un diffuso malumore. Intanto non si ferma la macchina legislativa: il 24 ottobre 2023 la Commissione per l’ambiente del Parlamento UE ha accolto favorevolmente la proposta. Attendiamo, ora, l’esame (e il voto) nella sessione plenaria di novembre.

Marianna Capasso


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