Guardare alla plastica con occhi nuovi

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Da problema a risorsa circolare: il progetto internazionale ideato da Alpla e Bewe porta nelle scuole italiane laboratori artistici e spettacoli teatrali interattivi. L’obiettivo? Coinvolgere studenti, docenti e imprese per sfatare i falsi miti sui polimeri e costruire una vera cultura della gestione consapevole

di Nadia Anzani

La plastica è, senza ombra di dubbio, uno dei materiali più pervasivi e utilizzati sull’intero pianeta. La troviamo praticamente ovunque, tanto da ricoprire un ruolo da protagonista assoluta in una miriade di settori strategici: dal packaging più comune all’abbigliamento tecnico; dagli accessori di uso quotidiano ai casalinghi, fino ad arrivare a comparti ad altissima tecnologia come l’automotive e l’hi-tech.

Questo successo planetario non è un caso, ma il risultato di proprietà chimico-fisiche straordinarie: la plastica è versatile, economica e garantisce performance elevatissime. Nel settore alimentare, ad esempio, assicura una conservazione ottimale dei cibi; durante i trasporti protegge i prodotti da urti e contaminazioni; garantisce ovunque standard igienici rigorosi e, non da ultimo, permette di ridurre drasticamente il peso degli imballaggi. Quest’ultimo fattore si traduce in un vantaggio ecologico concreto, poiché alleggerire i carichi significa abbattere le emissioni di gas serra legate alla logistica e ai trasporti.

Si tratta di caratteristiche così radicate e fondamentali da rendere la plastica un materiale di fatto insostituibile per l’assetto della nostra economia contemporanea; una realtà che spesso mette all’angolo le posizioni più radicali del movimento plastic free. Certamente è sacrosanto ridurne il consumo superfluo e promuovere soluzioni riutilizzabili per mitigarne l’impatto ambientale; tuttavia, è del tutto utopico pensare a un mondo che ne sia completamente privo. Anche perché, se analizzata con lucidità, la plastica in sé non inquina: a fare i danni è la cattiva gestione del suo fine vita, mentre una gestione adeguata e virtuosa può renderla una risorsa circolare a tutti gli effetti.

Genesi di una nuova narrazione

Antonella Sartorio, account director di Bewe

Proprio partendo da questa solida consapevolezza scientifica e industriale, nel 2021 ha preso il via un ambizioso progetto internazionale battezzato “La plastica è cambiata, cambia idea sulla plastica”. L’iniziativa è nata all’interno di Alpla, un colosso mondiale nel settore degli imballaggi in plastica, che conta ben 25440 dipendenti in tutto il globo e che produce quotidianamente bottiglie, tappi e parti stampate in oltre 206 siti produttivi dislocati in 45 paesi.

Per dare forma e voce a questa campagna è stata coinvolta Bewe, agenzia di comunicazione che ha ideato e sta sviluppando il progetto in stretta sinergia con la multinazionale. «È un’idea di comunicazione rivolta al consumatore finale con l’intento di sfatare i luoghi comuni e i falsi miti sui polimeri che negli ultimi anni si sono evoluti moltissimo grazie a un costante lavoro di ricerca e sviluppo e alla diffusione di best practice nel campo dell’economia circolare, che hanno contribuito nel tempo a ridurne l’impatto sull’ambiente», spiega con chiarezza Antonella Sartorio, account director di Bewe.

Dietro a ogni singola azione del progetto si nasconde la certezza che un utilizzo sostenibile, efficiente ed ecologicamente consapevole delle risorse plastiche – che negli anni hanno beneficiato di un’enorme evoluzione sia nei materiali sia nelle tecnologie di produzione – sia l’unico vero pilastro per garantire alle generazioni di domani un ambiente sano, oltre a un benessere sociale e individuale sempre più solido.

Ci vuole una rivoluzione culturale

Per coinvolgere gli alunni su un tema complesso come quello della plastica si sono creati tre video che hanno come protagonista Plasticbot, un robottino animato che si rivolge a loro con un linguaggio semplice e chiaro

I progressi tecnologici e l’innovazione dei polimeri, però, da soli non possono bastare per vincere la complessa battaglia contro l’inquinamento del suolo e dei mari.

Per fare la differenza serve un profondo e progressivo cambiamento culturale, un cammino collettivo che richiede la partecipazione attiva di ogni attore sociale: istituzioni pubbliche, aziende, intere filiere produttive, università e scuole di ogni ordine e grado, «perché solo attraverso percorsi formativi integrati e aggiornati è possibile informare le generazioni future sulla gestione consapevole del fine vita degli oggetti in plastica e formare le professionalità necessarie per gestire la complessità della transizione verso modelli produttivi sempre più circolari», precisa ancora Sartorio.

Questo paziente e impegnativo lavoro di semina culturale ha trovato il suo primo quartier generale online con la nascita di un sito e di un blog interamente dedicati all’iniziativa. In questo spazio digitale vengono costantemente pubblicati approfondimenti, analisi e videointerviste focalizzate sul mondo dei polimeri, poi puntualmente rilanciati sui principali canali social.

I dati dimostrano che il messaggio sta arrivando forte e chiaro: in cinque anni di attività, la pagina Facebook ha conquistato ben 63 mila follower, mentre su Instagram se ne contano più di1900 e su LinkedIn più di 1500, con l’apertura della pagina nell’aprile 2025.

Dai banchi delle elementari ai laboratori artistici

Uno dei laboratori educativi organizzati per i bambini della scuola primaria che, con giochi e attività, avvicinano i più piccoli al mondo dei polimeri

Per scardinare i pregiudizi e costruire una nuova sensibilità, l’azione educativa deve partire fin dai primissimi anni di scuola, rivolgendosi direttamente ai cittadini del futuro.

«Per questo abbiamo pensato di coinvolgere nella nostra attività gli alunni della scuola primaria, per i quali abbiamo realizzato tre video che hanno come protagonista Plasticbot, un robottino animato.

Il primo racconta ai bambini in modo semplice e chiaro le caratteristiche della plastica, il secondo la sua storia e il terzo come si ricicla. In genere vengono trasmessi prima dei laboratori educativi che, con giochi e attività, avvicinano i piccoli al mondo dei polimeri», aggiunge Antonella Sartorio, che poi prosegue portando un esempio concreto di questa sinergia tra gioco e apprendimento: «Come esempio posso citare il laboratorio di arte dove i bambini hanno avuto la possibilità di ricostruire quadri di famosi artisti, come Keith Haring, con i granuli di plastica riciclata colorati».

Il teatro surreale che conquista i ragazzi delle superiori

La locandina dello spettacolo teatrale “Deus ex plastica” messo in scena con la collaborazione della compagnia Naif Teatro

Se per i più piccoli si punta sul gioco e sull’animazione, per gli adolescenti delle scuole superiori è stato scelto un linguaggio completamente diverso, più graffiante e interattivo. In collaborazione con la compagnia Naif Teatro, è nato lo spettacolo “Deus ex Plastica”, una commedia brillante che ha il preciso scopo di stimolare la riflessione e accendere un dibattito costruttivo tra i giovani.

Lungi dall’essere la classica lezione frontale noiosa o accademica, la messinscena si sviluppa come «un gioco a quiz caotico e surreale che coinvolge direttamente i ragazzi accompagnandoli in un viaggio nel tempo ricco di emozioni, capaci di generare in loro il dubbio sulle nozioni possedute sui polimeri. Praticamente, lo spettacolo intende smontare tutti i pregiudizi sulla plastica invitando i ragazzi ad approcciare il materiale con occhi diversi», racconta l’account director di Bewe.

La piéce teatrale ha fatto il suo esordio ufficiale nell’aprile del 2024 a Tortona e, da quel debutto, ha già collezionato ben 40 rappresentazioni in tutta la penisola. Un successo reso possibile anche da una fitta rete di partnership territoriali. «Grazie alla collaborazione con le aziende e le associazioni di categoria presenti sul territorio interessate a fare questo tipo di attività di comunicazione e formazione coinvolgendo le istituzioni scolastiche locali», afferma Sartorio.

E gli esempi virtuosi di questa sinergia non mancano: «Per esempio siamo stati a Varese perché Lati, azienda locale specializzata in compound termoplastici tecnici per stampaggio a iniezione, si è mostrata interessata a sponsorizzare la commedia. Lo stesso vale per Brescia dove siamo approdati grazie all’interessamento di Buffoli, realtà specializzata nello stampaggio a iniezione di materie plastiche».

In diverse occasioni sono state le stesse associazioni territoriali di Confindustria del settore gomma-plastica a muoversi in prima persona per richiedere lo spettacolo nelle proprie zone, come è accaduto ad esempio a Sarno, in provincia di Salerno e a Correggio, nel cuore dell’Emilia Romagna. Ma a decretare il successo della campagna è anche il classico passaparola strategico tra gli addetti ai lavori. «Il progetto sta facendo rete perché tratta tematiche d’interesse per tutta la filiera della plastica: dall’azienda che produce macchine fino a quella che ricicla», dichiara Sartorio con visibile soddisfazione.

I risultati

Un momento della piéce teatrale nata con l’obiettivo di far riflettere e accendere un dibattito costruttivo tra i giovani sul tema della plastica

I dati complessivi raccolti finora tracciano il bilancio di un’iniziativa vincente: il progetto ha saputo intercettare e coinvolgere attivamente più di 8 mila studenti delle scuole superiori e ben 12 aziende partner. Numeri importanti che testimoniano l’efficacia di un format capace di entusiasmare non solo i ragazzi, ma anche il corpo docente.

«Alla fine dello spettacolo forniamo ai giovani e al corpo insegnante presente in sala materiale di approfondimento, in modo da dare loro la possibilità di continuare a dibattere e confrontarsi sul tema in ambito scolastico. Un approccio costruttivo, che contribuisce a diffondere cultura; basti dire che l’Istituto tecnico Alessandro Volta di Frosinone, dopo aver visto la commedia, ci ha chiesto di ritornare perché ha deciso di avviare un percorso educativo ad hoc.

La cultura genera cultura, ne siamo sempre stati convinti ed è per questo che continueremo con lo spettacolo teatrale anche in futuro e amplieremo i laboratori per la scuola primaria, magari inserendo un percorso capace di approcciare il tema della plastica attraverso l’arte», chiosa infine l’esperta, tracciando la rotta per le prossime sfide educative del progetto.


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