Gli intasi in gomma riciclata sono sicuri?

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Foto Ecopneus

Nei campi da gioco sintetici, i fili di erba artificiale che formano il manto sono collocati su un substrato chiamato intaso, a sua volta costituto da due strati: uno più profondo di stabilizzazione, a base di sabbia, e uno superficiale, detto prestazionale, composto da granuli con diametro tra 1 e 3 millimetri distribuiti tra i filamenti, che ha il compito sia di sostenere il manto, sia di simulare le condizioni di un terreno da gioco tradizionale, talvolta migliorandole in termini di rimbalzo e rotolamento della palla, presa dei tacchetti delle scarpe da calcio, o nella capacità di attutire colpi e cadute degli atleti.
Per gli intasi prestazionali si utilizza – tra i diversi materiali disponibili – anche gomma riciclata ottenuta dagli pneumatici giunti a fine vita (PFU), opportunamente trattata per eliminare sostanze estranee e colorata con resina poliuretanica. Si tratta di una valida soluzione per ridare nuova vita a un materiale prezioso. Negli ultimi anni, però, sono stati sollevati dubbi sulla tossicità della gomma da PFU nel contatto con gli atleti, soprattutto i più giovani.
Per valutare rischi e pericolosità della gomma riciclata in questo tipo di applicazione sono stati pubblicati recentemente due studi, uno dell’Agenzia europea per la regolamentazione delle sostanze chimiche (ECHA) l’altro di Ecopneus, uno dei soggetti autorizzati che si occupa di rintracciamento, raccolta, trattamento e destinazione finale degli pneumatici fuori uso.

Studio ECHA sui rischi per la salute
Lo studio dell’ECHA ha esaminato in modo critico tutte le ricerche disponibili sull’esposizione alle sostanze pericolose presenti nei granuli di gomma riciclata, tra cui idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli, flalati, idrocarburi organici volatili e semivolatili, sia per contatto cutaneo, sia per ingestione o inalazione, rilevando un basso rischio per la salute, anche qualora i campi da gioco in erba sintetica siano frequentati da bambini. Lo stesso livello di sicurezza è stato riscontrato per i lavoratori che posano il materiale o provvedono alla manutenzione dei campi.
Per quanto concerne gli IPA, uno dei potenziali fattori di rischio, le concentrazioni rilevate nei granuli di gomma riciclata risultano essere ben al di sotto delle soglie previste per le sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione (CMR). Nel caso dei metalli, i livelli riscontrati nei granuli sono inferiori a quelli ammessi nella produzione di giocattoli, mentre per le sostanze volatili, qualche preoccupazione potrebbe venire in caso di installazione indoor, anche se i rischi massimi a cui si può andare in contro sono limitati a delle irritazioni.

Misure precauzionali
Pur confermando un basso rischio per la salute, a scopo precauzionale l’ECHA suggerisce alcuni interventi per rendere l’utilizzo più sicuro: modificare il regolamento REACh per garantire una bassa concentrazione di sostanze pericolose nella gomma riciclata per intasi, misurare la concentrazione di IPA e altre sostanze nei campi da gioco e, per i produttori, testare i materiali prima della messa in commercio. Nel caso di campi al coperto, i gestori dovrebbero assicurare un’adeguata ventilazione per evitare il ristagno nell’aria di composti volatili.

Sotto il manto erboso artificiale viene applicato un sottostrato con funzione sia di sostenere il manto erboso, sia di simulare le condizioni di un terreno da gioco tradizionale e di attutire colpi e cadute degli atleti

Studio Ecopneus sugli IPA
Lo studio Ecopneus commissionato all’Istituto Mario Negri-IRCCS non è, come nel caso dell’ECHA, una revisione di ricerche esistenti, ma è stato condotto con prove sperimentali e test sul campo, al fine di individuare i possibili rischi dell’impiego di polverino di gomma riciclata da PFU come intaso nei campi di calcio artificiali, in particolare per quanto concerne la presenza e il rilascio di idrocarburi policiclici aromatici.
Durato due anni, il programma di ricerca si è articolato in tre fasi: campionamento degli pneumatici e analisi per rilevare il contenuto di idrocarburi policiclici aromatici; test di laboratorio per analizzare la potenziale cessione di IPA dal granulo nero ai fluidi biologici; monitoraggio di campi da gioco che utilizzano per gli intasi granuli nobilitati (ovvero protetti dalla pigmentazione poliuretanica utilizzata generalmente in Italia, verde o marrone) per verificare la reale esposizione dei giocatori.

La procedura della ricerca
Il piano di campionamento, supervisionato da Bureau Veritas, ha permesso la caratterizzazione chimica e tossicologica della gomma riciclata da diverse tipologie di PFU. Presso cinque impianti di riciclo sono stati classificati quasi 4000 PFU in base all’età e al paese di provenienza dello pneumatico. Tra questi sono stati individuati 70 campioni di granuli e polverini di provenienza nota e quindi analizzati da quattro laboratori italiani ed esteri per eseguire una caratterizzazione completa della gomma. Si è così potuta confrontare la composizione della gomma riciclata da pneumatici prodotti in Europa o in Paesi extra-europei, prima e dopo il 2010, data di introduzione del divieto di utilizzo degli olii aromatici (responsabili del contenuto di IPA) nella produzione di nuovi pneumatici. L’Istituto per le Ricerche Farmacologiche Mario Negri-IRCCS ha quindi misurato il contenuto di IPA presenti nella gomma dei PFU, ne ha valutato la biodisponibilità e quantificato i rischi associati all’esposizione dermica e inalatoria negli scenari di impiego più comuni.

Sopra il manto erboso artificiale viene applicato un intaso prestazionale in gomma da pneumatici fuori uso

IPA, contenuto e migrazione
Lo studio commissionato da Ecopneus indica un contenuto di idrocarburi policiclici aromatici molto basso in tutti i campioni analizzati: la somma degli otto IPA soggetti alla restrizione 28 del Regolamento REACh è compreso tra 5 e 20 ppm, ossia valori da 100 a 10.000 volte inferiori al limite previsto per le miscele destinate alla vendita al pubblico.
Rassicuranti anche le analisi condotte dall’Istituto Mario Negri-IRCCS: i test di migrazione nel sudore e in surfattanti polmonari (che simulano i fluidi presenti negli alveoli polmonari) effettuati su gomma riciclata da PFU hanno evidenziato la scarsa biodisponibilità di tali sostanze, che restano intrappolate all’interno della gomma vulcanizzata e, di conseguenza, non vengono assorbite dal corpo umano, né per contatto dermico né per inalazione. Tale informazione è estremamente importante anche alla luce dei successivi trattamenti che trasformano questa preziosa materia prima in intasi “nobilitati” ossia granuli rivestiti con speciali resine polimeriche colorate che rendono il materiale esteticamente più naturale ed al contempo lo preservano dagli elementi atmosferici.Dai test di migrazione degli IPA nel sudore artificiale – rileva la Società Consortile – è emerso che i valori massimi di cessione misurati sono equivalenti a fattori di migrazione molto inferiori a 0,01% del contenuto di ciascuna sostanza; valori che permettono di definire come altamente improbabile la migrazione di tali sostanze pericolose per semplice contatto con la pelle. Anche i fattori di migrazione misurati in diversi simulanti del surfattante polmonare permettono di definire “limitata” la biodisponibilità degli IPA anche nelle condizioni più estreme.

Test sul campo
Lo studio è passato poi a valutare il rischio di migrazione degli IPA dagli intasi in granulo da PFU nobilitato utilizzati nei campi da gioco in erba artificiale. L’analisi è stata effettuata dai tecnici di Waste and Chemicals mediante 15 monitoraggi presso campi in erba naturale e in erba artificiale, per valutare l’esposizione agli IPA dei lavoratori durante la posa in opera della gomma e degli atleti durante le partite di allenamento sulle diverse superfici di gioco.
Oltre a misurare la qualità dell’aria inalata e la deposizione dermica di eventuali polveri di gomma, sono state analizzate anche le urine di lavoratori e atleti per verificare se, a seguito dell’esposizione alla gomma degli intasi, vi fosse una variazione di concentrazione dell’idrossipirene che indicasse un assorbimento di IPA: anche in questo caso le analisi hanno escluso l’esposizione agli IPA riconducibile alla gomma da PFU.

Campo da gioco realizzato in gomma da pneumatici fuori uso. Si notino i granuli in gomma da pneumatici fuori uso

Basso rischio
I monitoraggi effettuati confermano quanto osservato dagli studi internazionali – afferma la società senza scopo di lucro Ecopneus per il recupero di Pneumatici Fuori Uso –, ossia un valore di rischio cancerogeno incrementale significativamente inferiore – di un ordine di grandezza – a quello raccomandato per la popolazione. In altri termini, una persona esposta quotidianamente alla gomma sui campi da gioco (come può esserlo un giocatore professionista che si allena quotidianamente per 3-5 ore) per un periodo rilevante della propria vita (20-40 anni), ha meno di una probabilità su un milione di contrarre una patologia anche grave a causa dell’esposizione agli IPA contenuti nell’intaso, senza dimenticare che la concentrazione degli IPA misurati in aria dipende dal livello di inquinamento atmosferico locale.
Le due ricerche sembrano quindi disegnare un quadro rassicurante, che conferma l’assenza di rischi significativi per la salute dei lavoratori e degli atleti che giocano su campi sintetici con intaso in gomma riciclata, anche da Pneumatici Fuori Uso. Quest’ultima contiene infatti quantità molto limitate di IPA, ben al di sotto delle soglie massime considerate di sicurezza, concentrazioni che hanno in ogni caso un grado di biodisponibilità non significativo, quasi non rilevabile.

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