20-20-20. Un obiettivo possibile

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Nel 2007 l’Unione europea ha deciso che entro il 2020 la sua popolazione dovrà ridurre il consumo di energia del 20 per cento. La decisione, inevitabilmente, eserciterà un impatto anche sull’industria delle materie plastiche e della gomma. «Ma quale? Il settore è preparato per questa sfida? E quale significato ha per i trasformatori? Influenzerà la competitività? Domande cui è possibile rispondere solo conoscendo il quadro attuale e le cifre in gioco per comprendere il reale potenziale di risparmio energetico e il modo in cui realizzarlo». Ha dichiarato a Plastix Otto Urbanek, l’autore dello studio “Energy efficiency: European plastics and rubber machines well placed” commissionatogli da Euromap, l’associazione europea dei costruttori di macchine per la lavorazione della gomma e delle materie plastiche.

Chi ha supportato lo studio?

Una parte importante della ricerca è stata effettuata con le informazioni fornite dagli associati Euromap, ma fortunatamente lo studio è stato sostenuto anche da altre associazioni e dai loro membri. Questo ci ha permesso di ottenutere dati preziosi anche da parte del settore della trasformazione.

Potrebbe evidenziare i risultati principali della ricerca?

Dallo studio emerge che l’industria delle materie plastiche e della gomma è perfettamente in grado di migliorare la propria efficienza energetica del 20 per cento, e quindi di centrare l’obiettivo 20-20-20. Al conseguimento del risultato contribuiranno l’industria delle macchine, sempre più orientata verso lo sviluppo di tecnologie a ridotto consumo energetico medio, e i trasformatori con il rinnovo del parco macchine, attraverso la sostituzione dei modelli obsoleti con i nuovi, più efficienti e produttivi.

[pullquote align=”left”]“L’innovazione orientata sui componenti ha segnato gli ultimi 20 anni. Nei prossimi 5-10 anni vorrei che fosse orientata sui sistemi”

Otto Urbanek[/pullquote]

Ma la disponibilità di tecnologie migliori non basta: è necessario fornire agli utilizzatori finali informazioni oggettive sulle prestazioni delle attrezzature in termini di consumo e costo energetico sul prodotto. In secondo luogo, ritengo che sia importante mettere in campo un’adeguata politica di incentivazione per spingere a considerare attentamente i costi delle macchine in rapporto al ciclo di vita dei prodotti. Solo allora i trasformatori investiranno nei vantaggi a lungo termine e acquisteranno il meglio della tecnologia.

Negli ultimi 20 anni, i costruttori di macchine per la plastica hanno sviluppato soluzioni per aumentare l’efficienza energetica. Prevede un’ulteriore evoluzione nei prossimi 5-10 anni? In quali termini?

È vero. Soprattutto durante gli ultimi 20 anni abbiamo visto un gran numero di innovazioni volte a migliorare l’efficienza energetica, in gran parte rivolte sui componenti delle macchine. È sicuramente un passo nella giusta direzione. Vorrei solo ricordare il passaggio dalle pompe a portata costante a quelle a portata variabile, e il passaggio ai sistemi dotati di servoazionamenti, idraulici oppure meccanici.

Per i prossimi 5-10 anni invece vorrei vedere innovazioni orientate sui sistemi. Con questa affermazione intendo che, avviando una discussione basata sui costi rapportati al ciclo di vita dei prodotti, dobbiamo concentrarci sulle innovazioni di processo e di sistema. È l’area dove personalmente individuo un grande potenziale di ulteriore miglioramento.

Qual è l’impatto di queste soluzioni sull’efficienza di produzione e sul consumo specifico di energia dei macchinari per la lavorazione della plastica?

Negli ultimi 20 anni la produttività delle macchine è raddoppiata e i consumi energetici sono diminuiti del 30 per cento. È una relazione interessante: gli investimenti per l’aumento della produttività si sono rivelati utili anche sul fronte dei consumi di energia. E questa tendenza è destinata a progredire. Sono convinto che il potenziale per una svolta epocale in materia di produttività ed efficienza energetica sia contenuto proprio nell’innovazione di processo e nella maggiore integrazione tra i processi.

Secondo lei, quali soluzioni adotteranno i costruttori europei di macchine per la plastica per far risparmiare energia ai loro clienti?

Come già accennato, i produttori di macchine dovranno fornire al trasformatore dei sistemi trasparenti in termini di produttività e di efficienza energetica. Non dovrebbe essere un grosso problema implementare tali funzioni nelle moderne unità di controllo delle macchine. Tuttavia, oltre alla tecnologia, i trasformatori necessitano di una consulenza migliore e obiettiva per poter investire il loro denaro sull’attrezzatura e l’ambiente di produzione giusti. Quando i trasformatori inizieranno a pensare in termini di costi in rapporto al ciclo di vita saranno in grado di fare le domande giuste ai fornitori di macchine, che quindi potranno rispondere con le offerte giuste.

Molti produttori europei e anche asiatici si concentrano sulle soluzioni servoidrauliche. Sono convincenti?

L’azionamento servoidraulico è un concetto tecnico fantastico; non è nulla di nuovo, ma ora i tempi sembrano maturi. Può essere utilizzato su qualsiasi tipo di macchina e non è limitato a una certa dimensione. Di conseguenza, mi aspetterei che le macchine dotate di servoazionamenti diventino lo standard per tutte le applicazioni.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle soluzioni servoidrauliche rispetto a quelle completamente elettriche?

Entrambi i sistemi hanno una cosa in comune: (quasi) zero consumi energetici nei momenti di inattività. E non c’è dubbio che giocando su questo terreno entrambi vinceranno la loro battaglia nei confronti di tutte le altre soluzioni. Come già accennato, il sistema servoidraulico può essere applicato a qualsiasi tipo di macchina (a due piani, a chiusura diretta …) e non ha nessuna limitazione reale in termini di dimensioni. Questo è un vantaggio enorme!

Uno svantaggio può essere legato al fatto che è ancora coinvolta l’oleodinamica, e che l’efficienza è ancora inferiore rispetto alle soluzioni completamente elettriche, pur essendo già molto vicina. Al contrario, la macchina completamente elettrica è fondamentalmente vincolata al design della chiusura a ginocchiera. La ginocchiera è un concetto eccellente e ampiamente collaudato, ma richiede un design a tre piani, oltre a imporre alcune limitazioni in termini di dimensioni. Tale chiusura ha anche un grande vantaggio: si adatta perfettamente alle situazioni in cui la rapidità di ciclo è un fattore essenziale. Quindi, per le applicazioni nel comparto del packaging o che richiedano cicli rapidi, personalmente, investirei in una macchina completamente elettrica. Invece, per le applicazioni in ambito tecnico, sarei orientato a decidere a favore della macchina servoidraulica.

[box title=”Chi è Otto Urbanek” color=”#f8911b”]Laureato e dottore di ricerca in ingegneria meccanica presso l’Università di Vienna, Otto Urbanek comincia la sua carriera nel 1981 in Engel Austria, che lascia nel 2003 con la carica di direttore dello sviluppo tecnologico del Gruppo e membro del Consiglio di Amministrazione. Nel 2004 entra in Krauss Maffei di Monaco con la posizione di direttore operativo (COO), alla quale nel 2005 si aggiunge quella di CTO. Alla fine del 2008 lascia Krauss Maffei per avviare uno studio di consulenza – Urbanek TechnologieManagement GmbH di Ried (Austria) – che oggi vanta importanti referenze nell’industria europea delle materie plastiche, tra cui la stessa Krauss Maffei.[/box]

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