Le plastiche monouso torneranno davvero in auge?

La messa al bando degli articoli monouso sembrava un argomento pronto per essere archiviato tra le cause perse, come già in passato è avvenuto con gli shopper: opinione pubblica a favore delle restrizioni sull’onda del movimento “plastic-free”, ministro italiano dell’Ambiente allineato al sentiment nazionale e persino il via libera da Bruxelles, con l’approvazione della direttiva 2019/904 sugli articoli monouso in plastica (SUP). Gli unici a opporsi a divieti e restrizioni erano – e sono – i produttori e trasformatori di materie plastiche, soprattutto di stoviglie e imballaggi. A sparigliare le carte è arrivata l’epidemia di Covid-19: di fronte a un virus aggressivo e contagioso, purtroppo anche letale, l’aspetto igienico è tornato a essere prevalente su quello meramente ambientale. Pensare di utilizzare in luoghi aperti al pubblico, come bar o supermercati, tazze e contenitori riutilizzabili, pescando lo sfuso da sacchi abbandonati nel punto vendita, oggi ci fa quasi inorridire, ma solo qualche mese fa era la soluzione ritenuta da molti la più civica e sostenibile.

Monouso mon amour

La retromarcia è stata, quando possibile, abbastanza repentina. In Europa – dove la direttiva SUP dovrebbe (il condizionale oggi è d’obbligo) entrare in vigore entro luglio del prossimo anno – il primo paese a muoversi è stato il Regno Unito. Il Dipartimento dell’ambiente, dell’alimentazione e degli affari rurali (Defra) ha deciso a metà aprile di rinviare di sei mesi, fino a ottobre di quest’anno, la messa al bando di alcuni articoli monouso in plastica, quali cannucce, agitatori e bastoncini per la pulizia delle orecchie; divieto che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto trovare applicazione a fine aprile. Un portavoce del dipartimento ha spiegato che l’interruzione della catena di fornitura dovuta all’epidemia potrebbe rendere difficile approvvigionarsi di prodotti alternativi a quelli in plastica.

Alcune grandi catene del food, a dire il vero, si erano mosse anche prima, non appena compresa la portata dell’epidemia. Una delle più note e diffuse a livello globale, Starbucks, aveva deciso già nei primi giorni di marzo di sospendere – temporaneamente, ma chissà – l’utilizzo delle tazze personali che ogni cliente si portava da casa – iniziativa lanciata nel 2010 per ridurre il consumo di bicchieri di carta – in favore di un ritorno al ben più igienico monouso, mantenendo però lo sconto di 10 centesimi di dollaro applicato ai clienti tazza-muniti.

Riappaiono gli shopper

In California – nello stato americano più green, ma pur sempre di anglosassone pragmatismo – sono stati addirittura reintrodotti i sacchetti per la spesa monouso in plastica, messi al bando nel 2016, attraverso un’ordinanza, pur limitata a 60 giorni, firmata dal Governatore dello stato, Gavin Newsom, su richiesta degli esercenti, preoccupati dal rischio di contagio attraverso le borse introdotte nei negozi dai clienti. Sacchetti da distribuire gratuitamente nei supermercati. «È fondamentale proteggere la salute pubblica e ridurre al minimo il rischio di esposizione al Covid-19 per i lavoratori impegnati in attività essenziali, come quelle che prevedono la manipolazione di sacchetti della spesa riutilizzabili» ha spiegato il Governatore. Una decisione analoga è stata adottata anche dallo stato del Maine, mentre in quello di New York si è deciso di posticipare l’entrata in vigore del divieto, così come in Oregon. In alcune città, come San Francisco, sono state vietate le borse riutilizzabili.

Rinviare la Direttiva SUP?

In Europa, la federazione delle aziende che trasformano materie plastiche EuPC ha chiesto pubblicamente alla Commissione europea di rinviare l’applicazione della Direttiva SUP, poiché stoviglie e articoli monouso, non così facilmente sostituibili, garantiscono un maggior grado di igiene e di sicurezza alimentare e possono contribuire a ridurre la diffusione del contagio. Secondo il presidente della federazione, l’italiano Renato Zelcher, le restrizioni ai monouso stabilite da Bruxelles, si basano esclusivamente su criteri ambientali, senza considerare le conseguenze sul piano igienico. «Oggi siamo e domani vivremo in un mondo completamente diverso rispetto al passato, in cui l’igiene e la salute dei consumatori saranno prioritari: occorre riflettere su un adeguamento delle strategie per l’Europa e per il mondo, in particolare in relazione all’uso della plastica» sottolinea Zelcher. Non solo: secondo EuPC, un rinvio della direttiva offrirebbe agli stati membri il tempo necessario per concentrarsi su misure più urgenti nella lotta contro la pandemia, potendo fornire articoli monouso in situazioni di emergenza.

L’UE non accoglie la richiesta di EuPC

La richiesta sarebbe stata però respinta, come confermato dalla portavoce della Commissione UE per i temi ambientali, Vivian Loonela al network Euroactiv: la commissaria ha ricordato che i requisiti di igiene devono essere in ogni caso rispettati da tutti i prodotti, compresi quelli alternativi alle plastiche monouso, e che la direttiva SUP prevede già esenzioni per gli articoli destinati a un uso medicale.

Forniture gratuite per l’emergenza Covid-19

In Italia, per spirito di servizio e con la segreta speranza di convincere l’opinione pubblica che il monouso non è solo spazzatura destinata a finire in mare, i produttori di imballaggi e stoviglie aderenti a Unionplast, già alla fine di febbraio avevano messo a disposizione gli stabilimenti nazionali per rifornire gratuitamente istituzioni locali e nazionali, operatori sanitari e forze dell’ordine, “anche per evitare gli spiacevoli episodi di speculazione che si stanno realizzando con altri beni necessari”, avevano affermato i promotori dell’iniziativa. “Non è certamente la soluzione di ogni problema, ma un piccolo aiuto che noi, o meglio, i nostri prodotti, con le loro doti di praticità e igiene garantite dalla qualità italiana, possono dare”.
L’unico effetto che l’emergenza Covid-19 ha prodotto sul settore, per altro non dettato da ragioni sanitarie ma economiche, è il rinvio al 1° gennaio 2021 dell’applicazione della plastic tax (e, per i produttori di bevande, della sugar tax), che in caso contrario avrebbe avuto effetto dal mese di luglio.

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