La plastic tax raddoppia

Dopo la plastic tax imposta dal Governo italiano, è in arrivo un’altra imposta sulla plastica, questa volta dall’Unione Europea. Il “regalo” è frutto del Recovery Fund, lo strumento che porterà all’Italia denaro da impiegare per il rilancio delle attività depresse dal Covid-19. Manovra indubbiamente apprezzabile, ma c’è un risvolto della medaglia: per recuperare le risorse necessarie a finanziare la ripresa degli Stati membri, l’UE introdurrà nuove tasse, tra cui regole più ferree contro le emissioni di anidride carbonica, un’imposta sulle transazioni finanziarie, un prelievo per il digitale e un’altro sugli imballaggi in plastica.

L’imposta, che scatterà il 1° gennaio 2021, prevede il versamento direttamente nelle casse europee – da parte di ogni paese UE – di 80 centesimi per ogni chilogrammo di imballaggi in plastica non riciclati. Un provvedimento che secondo il presidente di Unionplast Luca Iazzolino non farà che aggravare la situazione del comparto, già provata dalla difficile congiuntura.

Sebbene sia stata presentata dalla Commissione europea come un “contributo al bilancio dell’UE destinato a incentivare gli Stati membri ad aumentare il riciclo dei rifiuti in plastica”, secondo EuPC, l’associazione dei trasformatori europei di materie plastiche, la manovra potrebbe avere l’effetto opposto. “Ulteriori misure fiscali non sono lo strumento più efficiente per raggiungere gli obiettivi previsti dal Green Deal” si legge in una nota diffusa dall’associazione. “Il miglioramento del riciclo degli imballaggi in plastica richiede investimenti considerevoli da parte dell’intera catena del valore in innovazione, nuovi macchinari e progettazione ecosostenibile dei manufatti, ma il versamento dell’imposta, pari a circa 6-8 miliardi di euro l’anno, sottrarrebbe risorse ai progetti finalizzati alla transizione verso l’economia circolare”. Pertanto, secondo Alexandre Dangis, direttore generale di EuPC, «La plastic tax UE porterà solo all’aumento dei costi di riciclo delle plastiche, incoraggiando il passaggio ad altri materiali di imballaggio con maggiore impatto ambientale».

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