Business case: una storia di integrazione

Condividi

Dopo avere vissuto da protagoniste una vicenda imprenditoriale lunga ben più di mezzo secolo – 83 anni per l’una e 68 per l’altra – due realtà lombarde specializzate nella realizzazione di articoli tecnici hanno deciso di unire le forze e fare tesoro delle loro competenze, diverse ma complementari.

di Roberto Carminati

Se si eccettuano dettagli come la contiguità territoriale e l’esperienza maturata nel medesimo ambito della produzione di articoli tecnici in materiale plastico Stamp e Arte Plast avevano ben poco in comune, ma hanno sviluppato nel corso dei decenni competenze rivelatesi complementari. Proprio questa complementarità è stata determinante nello spingerle a decidere di unire le rispettive forze per dar vita a una nuova realtà integrata e – pur senza azzardi – ambiziosa.

Benché a breve distanza l’uno dall’altro, gli impianti di Stamp e Arte Plast potrebbero essere unificati nel prossimo futuro

Stamp è stata fondata nel 1943, nel centro di Milano, per iniziativa della famiglia Guerini e ha poi raggiunto la periferia posizionandosi in provincia, a Pozzuolo Martesana. Focalizzata in maggior misura sullo stampaggio, ha come principali suoi mercati di sbocco le industrie di oil & gas ed elettrotecnica, oltre che quella alimentare. Non a caso ha ottenuto la certificazione per i Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (MOCA), che si è andata a sommare alla ISO 9001 e ai dispositivi di controllo e autocontrollo delle campionature e dei processi produttivi.

Arte Plast ha invece aperto i battenti quindici anni più tardi, nel 1958, a Trezzo sull’Adda e, quindi, ai confini fra il territorio milanese e quello bergamasco. Ad amministrarla hanno provveduto sempre i fratelli Salomoni. Il suo core business è rappresentato dall’automotive, che incide per il 70% sul complessivo volume d’affari annuo, laddove il restante 30% è riconducibile ancora al comparto dei prodotti per l’elettrotecnica. A sua volta è in possesso di certificazioni importanti, nonché di una solida ed efficiente attrezzeria.

Obiettivo: creare sinergie

Luca Negri, rappresentante di Stamp SpA e Stamp ADI (Automotive Division Italia)

«Circa due anni orsono», ci ha detto in un’intervista il rappresentante di Stamp, Luca Negri, in precedenza impiegato presso Arte Plast, «Stamp si trovava di fronte a molti degli interrogativi tipici di chi, dopo otto decenni di storia, debba scegliere quale percorso intraprendere per il suo avvenire. Il punto fermo era la volontà di continuare a crescere in termini di fatturato, dando però un assetto inedito al modello organizzativo. Molti erano i dubbi che al tempo stesso attanagliavano la proprietà di Arte Plast. Di quest’ultima, una volta presentatasi l’opportunità e a seguito di tutti gli incontri e i colloqui del caso, è stato dapprima rilevato un ramo d’azienda in affitto. Dopo l’assegnazione di una gara d’asta, nel maggio del 2025 se ne è assunta per intero la gestione dando vita a Stamp ADI. L’acronimo dice molto delle strategie societarie, poiché significa Automotive Division Italia».

Perché si possa giungere a una completa e compiuta integrazione fra i due marchi «il lavoro da fare resta molto», ma non minore è «l’entusiasmo con cui l’operazione è stata accolta e lanciata». Un passaggio fondamentale per esprimere «la volontà di riorganizzarsi per continuare il cammino» era destinato a coincidere con l’ultima edizione della fiera Mecspe, tenutasi a Bologna dal 4 al 6 marzo di quest’anno.

«L’intenzione», ha proseguito Luca Negri, «è incorporare del tutto Stamp ADI in Stamp SpA e operare in un unico impianto, per quanto gli stabilimenti odierni sorgano già di per sé a breve distanza l’uno dall’altro. Ci siamo dati un anno di tempo per meglio definire i prossimi passi da compiere, ma è chiaro sin d’ora che il principale obiettivo è creare e valorizzare le nostre sinergie».

Uniti, saremo più forti

Al momento, le realtà Arte Plast e Stamp possono contare su una forza lavoro composta da trenta unità ciascuna e il primo traguardo da cogliere è «l’unificazione delle strutture per creare un’entità più forte dando alle competenze interne il rilievo, l’importanza e la visibilità che meritano». Partendo da qui ci si potrà anche indirizzare verso mercati che sino a questo momento sono rimasti inesplorati: interessano fra gli altri quelli della cosmetica e del medicale, tuttora redditizi e in ottima salute.

Sin dalla sua fondazione, il business di Arte Plast era suddiviso fra automotive (70%) ed elettrotecnica

Al di là dei numeri, conta l’aspetto umano. «Vogliamo mettere in campo del valore», ha puntualizzato Negri, «a beneficio del mercato e del territorio e così presentarci come esponenti di un made in Italy che conserva la sua storicità e il legame con le origini in un momento senz’altro dei più complicati. È quel che vorremmo aver fatto emergere con la nostra partecipazione a Mecspe 2026: abbiamo fatto una chiara scelta di continuità e integrazione e questo è il messaggio da recapitare a clienti e partner. Raggruppiamo e rappresentiamo 80 anni di storia, abbiamo tradizioni, competenze e un potenziale importanti e possiamo contare su 13 mila metri quadrati di area coperta e 25 mila di superficie. Siamo esperti e affidabili: questa è senz’altro l’immagine che vogliamo trasmettere».

Per ora gli investimenti in tecnologia possono attendere: d’altra parte il parco macchine di Stamp si compone di 50 presse a iniezione per termoplastici e altre dieci per termoindurenti e il posizionamento in più settori differenti dall’auto può permettere di far fronte agli altalenanti andamenti delle quattro ruote. La già citata integrazione dei plant è destinata prevedibilmente ad assorbire risorse economiche e impegno, mentre un’altra parte dei budget dovrebbe servire all’installazione di fonti energetiche rinnovabili e verdi, fotovoltaico in primis.

«L’unificazione di due poli tanto prestigiosi», ha ribadito e concluso Luca Negri, «è il primo step da compiere e va di pari passo con la strutturazione dei dati disponibili e delle piattaforme gestionali di Stamp da un lato e, dall’altro, di Stamp ADI. Una riflessione su quale soluzione ERP implementare prossimamente è pertanto già entrata nel vivo».

Non dovrebbero mutare granché, anche in nome del profondo radicamento locale, i territori d’azione di riferimento: le turbolenze della geopolitica sono ancora troppe e troppo intense perché si possa fortemente puntare sull’export: la Penisola italiana si conferma perciò come mercato principe.

(Articolo tratto dalla rivista Plastix di marzo 2026)


Sfoglia la rivista

  • n.4 - Maggio 2026 n.4 - Maggio 2026
  • n.3 - Aprile 2026 n.3 - Aprile 2026
  • n.2 - Marzo 2026 n.2 - Marzo 2026


RSS Notizie da Meccanicanews


RSS Notizie da Il Progettista Industriale


Ti potrebbero interessare