Via le microplastiche dal “green”

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L’immersione negli elementi naturali, ben più di una cornice per molte discipline sportive e per il tempo libero, rafforza l’opportunità di adottare materiali e tecnologie più responsabili nell’uso delle risorse e rispettosi dell’ambiente.  A queste considerazioni si aggiunge l’attenzione per l’impatto dei rifiuti in materiale plastico e per l’inquinamento da microplastiche, che si diffonde tramite i media e, soprattutto, è scandita dalle normative internazionali.

Una soluzione virtuosa, presto obbligata, è quella di utilizzare, per l’intaso (la struttura di supporto che sostiene i fili e che assorbe gli impatti con il terreno) dei campi da gioco con erba artificiale, un biopolimero in sostituzione dei materiali sintetici tradizionali, come, per esempio, l’elastomero SBR (gomma stirene-butadiene), finora d’uso consueto.

Ribattezzato Phact, dalla contrazione di PHA (poliidrossialcanoato) e act, per promuovere un’azione concreta che riduca l’inquinamento da microplastiche, è un poliestere di origine biologica ottenuto al 100% dalla fermentazione di zucchero di canna, tapioca, mais e altre risorse biologiche simili. Lo produce l’azienda sudcoreana CJ Biomaterials e sarà introdotto sul mercato europeo grazie a una partnership con la svedese BIQ Materials.

A partire dal 2031 l’Unione Europea bandirà la commercializzazione di materiali plastici per intaso e il grado Phact PHA A1000P è formulato ad hoc per quest’applicazione. È biodegradabile in ambiente marino, nel suolo, negli impianti di compostaggio industriale così come in ambito domestico. Adatto per stampaggio a iniezione ed estrusione, presenta una texture gommosa ed è valso all’azienda il premio per l’innovazione 2025 conferito dall’organismo statunitense Plastics Industry Association.


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