di Roberto Carminati
Causa imprevista assenza del presidente Andrea Digirolamo è toccato al membro storico Riccardo Passuello (Uniform) fare gli onori di casa aprendo a Bardolino, lo scorso 8 ottobre, un partecipatissimo congresso di Ucisap sul tema Ridisegnare la mappa della competizione. Il sottotitolo era: Tra incertezza globale e sfida cinese: strategie di diversificazione per gli stampisti italiani.
Il momento storico è complesso e per gestire il cambiamento serve concretezza. Lo ha detto Passuello; di qui è poi partito il direttore del Centro di geoeconomia dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) Filippo Fasulo. Questi ha ricordato il confronto tutt’altro che agevole in corso fra la Cina e un’Unione Europea che punta a difendersi dall’invasione di una produzione cinese (appunto) sempre meno vocata al low cost e orientata invece al valore aggiunto e all’alta tecnologia in settori critici come elettrico e rinnovabili.
La riconquista degli spazi

Può farlo sull’onda dei successi del programma governativo Made in China 2025, che è stato varato, fra lo scetticismo di tanti occidentali, alla metà dello scorso secolo. Ha colto nel segno e forse qualcosa di analogo servirebbe non solo agli stampisti bensì all’intero manifatturiero europeo, che patisce altrove – semiconduttori, per esempio – la concorrenza di USA e Taiwan.
In attesa che qualcosa si muova è necessario fare i conti con la trasformazione dei commerci in armi (ovvero la weaponizzazione). Se è vero che là dove passano le merci non transitano i carri armati, oggi si assiste al blocco degli sbocchi e al moltiplicarsi dei conflitti e se, come è ipotizzato, si vogliono togliere a Pechino margini di azione sul suolo europeo, è necessario agire in fretta e con decisione.
Richiamando il Piano Draghi è tempo di rivitalizzare le produzioni domestiche o, in alternativa, puntare sul near o friend-shoring selezionando accuratamente i partner adeguati per la ripartenza. Si sono citati l’India o il Marocco, nel quale ferve l’industria dell’auto cui le attrezzerie italiane sono da sempre legate a doppio filo: l’obiettivo è che ora si riaccaparrino la scena da protagonisti.
Di nuovo in gioco

Certo, e lo ha sottolineato al congresso di Ucisap la responsabile dell’ufficio Industry della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo Stefania Trenti, soprattutto nel periodo post Covid la Cina è emersa come dominatrice della produzione e della vendita globale di stampi; il fatturato del made in Italy (e non solo) invece langue.
Le imprese tricolori del settore conservano tuttavia la seconda posizione in Europa per esportazioni e la terza su scala globale. Il suggerimento è che cerchino di contrastare il primato cinese andando a rosicchiare quote là dove è ancora possibile. Non si tratta di mercati da poco, poiché del novero fanno parte gli Stati Uniti e il Messico. Per aggredirli è necessario con ogni probabilità un passo in avanti sotto i punti di vista dell’organizzazione e dell’innovazione tecnologica: l’intelligenza artificiale è una summa di entrambi i fattori.
Il CEO di Vero Project Antonio Perini ha spiegato come stia integrando l’AI nel quotidiano della sua impresa, valorizzando al contempo le risorse umane e procedendo sulla strada dell’internazionalizzazione. E nondimeno continuando a porre in primo piano i temi della sostenibilità e della governance – il rispetto dei criteri ESG – unitamente a quello di un corretto ed efficiente utilizzo delle crescenti moli di dati aziendali come fonte di competitività.
L’AI per davvero

Presente col proprio managing director italiano Matteo Terragni, Engel è un colosso dell’industria delle tecnologie per lo stampaggio e sugli algoritmi – specie grazie all’ecosistema di Inject AI – sta concentrando ragguardevoli sforzi economici e di ricerca.
La artificial intelligence è la chiave per produrre meglio a favore di settori critici come la nuova mobilità autonoma o l’aerospazio dei grandi droni. È altresì di supporto all’identificazione di possibili nuovi clienti e un mezzo per assisterli in maniera più soddisfacente. È il caso dell’assistente virtuale EVA che alle richieste degli utenti replica con puntualità, poiché le sue risposte si basano sui numeri seriali univoci di ciascuna singola macchina.
La strada verso il compimento della rivoluzione non sarà forse breve, ma tanto il director ed SMB business manager di Microsoft Fabiano Finamore quanto i responsabili di Arsenalia hanno intanto mostrato come le distanze si possano colmare. Imparando a dialogare con l’AI, senz’altro, e analizzando quei buchi neri di inefficienza che zavorrano la performance degli stampisti e non solo.
Per Arsenalia, e prima di lasciare la palla alla tavola rotonda e alla relazione del prorettore del Politecnico di Milano e docente di Strategia e marketing Giuliano Noci, lo hanno spiegato il responsabile Digital manufacturing Riccardo Zamana e il digital adoption specialist Andrea Zuppicich.
Affidandosi a Copilot e a moduli integrati come Cowork e Researcher si affina la gestione di ordini e commesse e di quei preventivi che sovente rappresentano ancora una dolente nota. Si tiene traccia di un patrimonio informativo che, con l’inevitabile turnover e lo skill shortage, rischia di andare prima o poi perduto; si può infine andare a bersaglio nell’individuazione dei potenziali clienti finali.




