Trasformazione tedesca in affanno

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Se l’anno scorso i trasformatori tedeschi di materie plastiche e gomma hanno potuto beneficiare di un trend positivo, sospinto dalla più generale ripresa delle attività manifatturiere, oggi non si trovano in una situazione molto diversa da quelli italiani, soffrendo uno scenario congiunturale complesso e volatile, aggravato dalle tensioni geopolitiche in Est Europa.

Il fatturato non è tutto

Nel 2021, secondo quanto si apprende dalle rilevazioni dell’associazione di settore GKV (Gesamtverband Kunststoffverarbeitende Industrie), il giro d’affari complessivo delle aziende trasformatrici tedesche si è attestato a 69,4 miliardi di euro, con un incremento del 12,6% rispetto all’anno precedente. Si tratta di una cifra superiore ai 65,7 miliardi fatturati nel 2019, prima della pandemia, che stabilisce così un nuovo record. Di questa cifra, 42,5 miliardi di euro provengono dal mercato interno, dove il rialzo è stato del 10,7%, e 27 miliardi di euro (+15,7%) dalle esportazioni di manufatti in plastica. Se le vendite sono state in parte drogate dal forte rialzo dei prezzi, l’onere dei rincari delle materie prime ha impattato fortemente sui margini, situazione destinata a peggiorare quest’anno.

L’effetto prezzi è destinato a pesare anche sulla liquidità delle imprese, soprattutto sulle piccole e medie, meno attrezzate sotto il profilo finanziario, chiamate ad anticipare in misura maggiore gli esborsi per l’acquisto di materie prime, a fronte di pagamenti dilazionati nel tempo. I costi delle principali plastiche destinate alla trasformazione sono infatti aumentati, nella prima parte del 2021, mediamente del 50% e restano tuttora molto elevati.

Crescono volumi e costi

Considerando non il valore del fatturato, ma i volumi trasformati, la crescita del 2021 appare più contenuta: +5,6% per un totale di circa 15 milioni di tonnellate, di cui 2,2 milioni da riciclo. Non è aumentato, ma nemmeno diminuito in modo sensibile, il numero di addetti del settore, fermo a 322.000 unità, mentre è leggermente calato il numero delle imprese (-2,9% con punte del -5,4% nel comparto degli articoli tecnici), che a fine anno risultavano pari a poco più di 2.900.

Oltre ai maggiori costi di materie prime ed energia, le aziende tedesche hanno scontato l’anno scorso anche difficoltà negli approvvigionamenti, nella logistica e, in alcuni settori – come l’automotive, che ha visto calare la produzione del 10% – anche la sospensione o il rinvio di ordini già acquisiti in portafoglio.

A fronte di un generale aumento del giro d’affari, non stupisce, quindi, che se il 40% delle aziende associate a GKV rivendica un miglioramento dei risultati rispetto al 2020, c’è un 27% che indica invece una riduzione degli utili.

Prospettive incerte

Nel 2022 la situazione appare ancora più incerta e fluida. Pesano infatti le ripercussioni della crisi Ucraina su costi e disponibilità di materie prime ed energia, oltre che le perduranti difficoltà nella logistica internazionale.

Un sondaggio condotto da GKV presso gli associati rileva che metà delle aziende intervistate si attende per l’anno in corso un incremento delle vendite e il 35% un miglioramento dei risultati, ma il 37% teme una contrazione dei margini, a cui potrebbe rispondere con la delocalizzazione, fino a giungere alla sospensione o alla chiusura definitiva delle attività produttive. Senza dimenticare vecchi problemi mai risolti, come la carenza di lavoratori qualificati, che interessa otto aziende su dieci. Nonostante criticità e incertezze, un terzo del campione dichiara di voler investire nel 2022 più dell’anno scorso e solo il 18% prevede una contrazione. Inoltre, tre aziende su quattro stanno investendo per incrementare l’efficienza energetica a fini di risparmio e protezione ambientale, e il 64% sta modernizzando i propri impianti di produzione.