Ortesi 
per 
bovini dagli scarti dell’industria calzaturiera

Progettare significa risolvere problemi concreti: individuare risorse, mettere a punto forme e formulazioni. Buone prassi alle quali alcune aziende innovative, in anticipo sui tempi, hanno aggiunto un ulteriore impulso: immaginare una seconda vita per il prodotto ponendone le basi sin dal principio.

Circolari ante litteram

Il DNA di Idea Plast è già nel suo nome: l’azienda si sviluppa dall’attività dello studio Trentini, dedicato alla progettazione e ingegnerizzazione di prodotti in plastica, da realizzare tramite stampaggio a iniezione, per termoformatura ed estrusione. La soddisfazione dei clienti e l’esperienza consolidata hanno presto suggerito e reso possibile la fornitura di un servizio globale, fino a includere la gestione del prodotto a fine vita. Questa visione “olistica” ha condotto l’impresa di Lainate (Milano) a una piena comprensione della necessità di chiudere il cerchio di tante filiere industriali che devono individuare un utilizzo per i loro scarti di produzione. E così, si è strutturata come un hub tecnologico e progettuale che crea il link tra la domanda di beni sostenibili e l’offerta di materiale da riutilizzare per mezzo del riciclo meccanico.
La continuità tra l’origine della plastica di seconda vita e il prodotto innovativo che da essa nasce è parte del fascino del progetto “La mucca scalza”, un ottimo esempio di economia circolare modernamente intesa: anziché di riciclo, più precisamente, si tratta di upcycling, cioè un riutilizzo in un articolo ad alte prestazioni.

Calzare la mucca scalza

«Siamo stati contattati da Assocalzaturifici per convertire a una seconda vita gli scarti di produzione della filiera della calzatura, materiali molto nobili dal punto di vista sia delle caratteristiche meccaniche, sia sul versante del valore economico: PVC, gomma termoplastica, polipropilene o polietilene e nylon impiegati nella realizzazione delle scarpe» spiega Alessandro Trentini, fondatore e direttore tecnico di Idea Plast. «In parallelo, da qualche anno siamo stati coinvolti anche dall’Associazione Regionale Allevatori della Lombarda nella ricerca di una soluzione alla zoppia bovina, una malattia che colpisce principalmente gli zoccoli posteriori delle mucche da latte, provocandone in qualche caso anche la morte. La zoppia è causata da un intenso dolore agli arti posteriori, che compromette seriamente il benessere degli animali: di conseguenza, si riduce la capacità di produrre latte e la possibilità di manifestare comportamenti naturali utili alla riproduzione della mandria, con pesanti ricadute economiche e gestionali per gli allevatori».

Con la collaborazione di Punto 3, cui è affidata l’analisi dell’impatto ambientale in accordo alla norma ISO 14044 condotta con la metodologia LCA (Life Cycle Assessment), e il supporto di un finanziamento ottenuto tramite un bando di Regione Lombardia, nel 2019 è nato il progetto “La mucca scalza” (lo zoccolo dei bovini è detto anche “scarpa”, perciò le patologie che lo colpiscono lasciano gli animali “scalzi”).

Lo “zoccolo” è progettato per tenere sollevata la parte malata affinché l’animale appoggi il peso sulla parte sana, facilitando la medicazione con metodi meno drastici rispetto agli strumenti tradizionali

Due nuove “calzature”

«Una volta analizzati gli scarti prevalenti del settore calzaturiero, abbiamo progettato e caratterizzato due diversi materiali per le due versioni del prodotto» continua Trentini. «La prima è una calzatura preventiva, in materiale morbido e a pianta piatta, in grado di evitare che i sassi o le asperità marcate del terreno possano ferire gli zoccoli delle mucche innescando l’infezione. La seconda, invece, è una calzatura curativa che presenta un dislivello interno che mantiene separate le due biforcazioni dello zoccolo, tenendo sollevata la parte malata affinché l’animale appoggi il peso sulla parte sana, facilitando la medicazione con metodi meno drastici rispetto agli strumenti tradizionali. Questa tipologia utilizza un materiale più rigido, che associa a PVC e TPE anche il polietilene e il polipropilene, molto presenti nella filiera del settore calzaturiero».

C’è un grande sforzo dietro il riciclo della plastica ed è estremamente importante comunicarlo, così come è fondamentale incentivare tutti gli attori coinvolti nel processoAlessandro Trentini

La conclusione del progetto è prevista per il prossimo autunno. «Attualmente siamo in una fase molto avanzata e stiamo realizzando una preserie di calzature stampate a iniezione per eseguire dei test sul campo con gli animali, supportati da allevatori e veterinari» continua Alessandro Trentini. «Esistono già dei prodotti analoghi per gli zoccoli dei cavalli da corsa e anche per i bovini, ma nessuno è specifico per questa patologia. Stiamo quindi pensando di brevettare la nostra “calzatura” e siamo alla ricerca di partner per la sua commercializzazione nel settore zootecnico e veterinario: potremmo sia occuparci in prima persona della produzione e della vendita, sia affidarle ad altri. La cosa importante per noi è sostenere questo progetto molto bello, che si inserisce con continuità nella nostra filosofia di trovare una seconda vita alla plastica. Saremmo davvero soddisfatti se venisse adeguatamente compreso e riuscissimo a trovarlo sul mercato tra un anno».

I laboratori di ricerca e sviluppo di Idea Plast sono attrezzati per la formulazione del compound e la realizzazione di preserie

Fucina di idee rigenerate e rigeneranti

I materiali per la seconda vita della plastica sono formulati nei due laboratori di ricerca e sviluppo che costituiscono il nucleo propulsore di Idea Plast, attrezzati con estrusori bivite e monovite per la realizzazione di preserie. Il centro di Lainate (Milano), infatti, è affiancato da Plastilab (Crotone), start up innovativa – partecipata dall’azienda al 40% – voluta da Regione Calabria per trovare applicazioni per il materiale recuperato dalla raccolta differenziata della plastica. «Entrambi i laboratori sono nati ad hoc per la caratterizzazione del rifiuto plastico proveniente da scarti industriali e dalla raccolta differenziata urbana, attività indispensabile per mettere a punto i materiali idonei per i tanti, diversi progetti di cui ci occupiamo. È l’aspetto che più mi affascina come tecnico e tecnologo» spiega Trentini. «La settimana scorsa eravamo in Calabria a caratterizzare un materiale contente fibra di ginestra, qui a Lainate stiamo mettendo a punto un compound contenente polverino di gomma proveniente da scarti dell’industria alimentare… In ogni situazione, seppur diversa dalle altre, è necessario procedere con lo stesso approccio: si incomincia analizzando la quantità e la qualità del rifiuto plastico, determinando le percentuali dei differenti polimeri presenti, e si procede formulando, con l’aggiunta di addensanti e additivi, un compound lavorabile con i metodi tradizionali di trasformazione. La caratterizzazione è dunque il cuore del processo, perché permette di trovare una collocazione del rifiuto. Questo step fondamentale è ciò che manca nella maggior parte delle aziende, che rivendono i propri rifiuti senza preoccuparsi della destinazione, né valorizzandoli in un’ottica di ecodesign» conclude.

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