Il “non costo” della plastica

Non mancano studi e analisi sui costi ambientali legati all’impiego della plastica nei beni di largo consumo, ma non si ragiona abbastanza su quanto costerebbe farne a meno, sostituendo gli attuali packaging polimerici con materiali alternativi, ovviamente di pari funzionalità.
È questo il punto di partenza dello studio “Plastics and Sustainability: A Valuation of Environmental Benefits, Costs and Opportunities for Continuous Improvement” commissionato dall’American Chemical Council – l’associazione dell’industria chimica statunitense – alla società di consulenza Trucost. Per valutare le esternalità legate agli imballaggi in plastica è stata impiegata la metodologia “natural capital accounting” (analisi del capitale naturale), che considera tutti i costi ambientali, compresi quelli associati al consumo di acqua potabile, alle emissioni nell’ambiente e al littering, che in genere non vengono valutati nelle analisi economiche.

Quanto costa la plastica
Per prima cosa i ricercatori hanno calcolato i costi ambientali, non sostenuti direttamente dall’industria (esternalità negative), associati agli imballaggi in plastica e ad altri bendi di largo consumo, stimati in 139 miliardi di dollari, pari al 20% del giro d’affari del settore. Valore destinato a lievitare fino a 209 miliardi entro il 2025 ai tassi attuali di sviluppo. Le due voci che incidono maggiormente sono quelle relative alla produzione – stimata in 60 miliardi di dollari – e al trasporto – pari ad altri 53 miliardi –, che insieme ammontano a 113 miliardi.
Da notare – segnalano i ricercatori – che se queste esternalità venissero imputate ai trasformatori o ai produttori di polimeri – attraverso regolamentazioni restrittive o imposte come la carbon-tax – pregiudicherebbero inevitabilmente la già bassa redditività delle aziende, mettendo in ginocchio l’intera filiera.

Meno plastica, più costi ambientali
Sono stati quindi calcolati i costi necessari a sostituire le plastiche con materiali alternativi. I risultati sono interessanti, anche se non sorprenderanno gli addetti ai lavori: fare a meno delle plastiche farebbe infatti lievitare gli oneri ambientali di quasi quattro volte, da 139 a 533 miliardi di dollari l’anno, nonostante il costo per tonnellata di prodotto delle soluzioni alternative sia più basso di quello associato alla plastica. La ragione è comprensibile: per raggiungere le prestazioni di contenitori rigidi o film barriera, leggeri e protettivi anche in bassi spessori, bisogna aumentare la complessità dell’imballaggio o l’utilizzo di materie prime ed energia; e in un’ottica di ciclo di vita del prodotto, l’impatto economico e ambientale di tale sostituzione può essere rilevante. Per esempio, una bottiglia in PET da 30 grammi può essere rimpiazzata con una di vetro o di alluminio, ma il peso lieviterebbe intorno ai 140 grammi. Applicando l’analisi a tutti gli imballaggi polimerici e beni di largo consumo, per sostituire gli 84 milioni di plastiche utilizzate ogni anno servirebbero 342 milioni di tonnellate di materiali alternativi.

Applicando la stessa analisi, i ricercatori hanno calcolato che l’utilizzo di plastiche più sostenibili sotto il profilo ambientale biobased o riciclabili, apporterebbe un beneficio non trascurabile, riducendo il costo ambientale associato da 139 a 98 miliardi di dollari.
Meno intuitivo un altro risultato che emerge dalla ricerca, ovvero che anche i costi ambientali associati al marine littering, legati alla dispersione dei rifiuti in mare, sarebbero superiori sostituendo la plastica con altri materiali, passando da cinque a sette miliardi di dollari.

Come mitigare le esternalità
Nello studio vengono anche suggeriti alcuni interventi che consentirebbero – se adottati – di ridurre l’impatto sull’ambiente per oltre 40 miliardi di dollari, pari a un terzo dei costi complessivi: si va dal redesign degli imballaggi per ridurre la quantità di plastica impiegata per unità di prodotto (7,3 miliardi di dollari di risparmio), allo sviluppo – quando non presenti o carenti – di circuiti di raccolta, riciclo meccanico e valorizzazione energetica per evitare la dispersione dei rifiuti plastici nell’ambiente (7,9 miliardi); altri interventi riguardano l’efficienza energetica e l’impiego, nei processi produttivi, di energia elettrica pulita (eolica, fotovoltaica…), che potrebbe ridurre le esternalità fino a 15 miliardi di dollari, o l’adozione di sistemi di trasporto meno impattanti sull’ambiente (10,6 miliardi).

Meglio quindi intervenire – anche a livello politico – sull’ottimizzazione degli imballaggi, dei processi produttivi e della distribuzione – magari promuovendo l’uso di plastiche più sostenibili – piuttosto che avventurarsi sul terreno, mediaticamente più appagante, ma meno efficace, della sostituzione della plastica con soluzioni alternative.

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