È grande la preoccupazione dei costruttori italiani di beni strumentali dovuta alla lunga attesa per l’emanazione dei decreti attuativi del provvedimento sull’iperammortamento, in legge di Bilancio 2026, e per le recenti affermazioni del viceministro Maurizio Leo in merito all’estensione delle agevolazioni anche ai beni extra UE.

“Le autorità di governo ci avevano assicurato di poter disporre dell’incentivo già da inizio 2026. Purtroppo, però, assistiamo ancora una volta a un allungamento dei tempi che rischia di demotivare il mercato, esattamente come è accaduto in passato”, ha dichiarato Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine. “In assenza di regole certe, la domanda resta ferma in attesa di conoscere modalità e tecnicismi di questo iperammortamento che dovrebbe spingere il mercato italiano a investire e, invece, paradossalmente, in queste condizioni agisce come un freno, complicando ulteriormente la situazione sulla quale già pesa l’instabilità geopolitica internazionale”.
“D’altra parte”, ha continuato Bettelli, “l’eliminazione della clausola del Made in UE (prevista correttamente a tutela e promozione della produzione europea), paventata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, ha generato ulteriore sconforto e perplessità tra i costruttori italiani. La limitazione dell’iperammortamento ai soli beni prodotti in UE è infatti segno e strumento di attenzione e salvaguardia per le nostre produzioni”.
“Chiediamo peraltro alle autorità di governo di continuare a vigilare, insieme alle autorità europee, affinché i macchinari extra-UE installati sul nostro territorio rispettino le norme di sicurezza e le certificazioni a cui sono sottoposti i nostri prodotti. Ora più che mai, occorre un intervento deciso che dimostri quanto tutto il sistema economico politico del paese creda nell’importanza del suo manifatturiero e del manifatturiero europeo”.
Il difficile contesto internazionale
Dopo un già difficile 2024, l’industria italiana costruttrice di beni strumentali ha visto calare ulteriormente il fatturato nell’anno che si è da poco concluso. Infatti, secondo quanto emerso dalle rilevazioni del Gruppo Statistiche di Federmacchine, nel 2025 il fatturato dell’industria italiana di settore si fermerà a 51840 milioni di euro: il 2,1% in meno rispetto al 2024.

Sul risultato pesano i riscontri negativi raccolti dalle imprese sul mercato estero. L’export è sceso a 34760 milioni di euro (-5,4%). In particolare, nel periodo gennaio-settembre 2025 (ultimo dato disponibile), i principali mercati di sbocco del Made in Italy di comparto sono risultati: Stati Uniti (2384 milioni di euro, -3,1%); Germania (1703 milioni, -7,9%), Francia (1153 milioni, – 4,8%), Spagna (752 milioni, +3,2%) e Polonia (730 milioni, +18,8%).
Le consegne sul mercato interno sono tornate a crescere attestandosi a 17080 milioni di euro (+5,3% rispetto all’anno precedente), sostenute dalla ripresa del consumo domestico di macchinari: 27270 milioni di euro (+4,8%).
Le previsioni per l’anno in corso sono di sostanziale stazionarietà, a conferma di quanto l’incertezza del contesto stia impattando sull’attività delle imprese del comparto. Secondo le previsioni, infatti, il fatturato si attesterà a 51850 milioni di euro, dunque perfettamente in linea con il valore del 2025. L’export resterà in campo negativo, scendendo a 34550 milioni (-0,6%).
Le consegne dei costruttori italiani registreranno una debole crescita, dell’1,3%, a 17300 milioni di euro, trainate dal consumo domestico che, in virtù di un incremento dell’1,2%, salirà a27600 milioni.
Cambio alla segreteria generale di Federmacchine

I dati sin qui riportati sono stati presentati nell’ultimo Consiglio Generale di Federmacchine, che si è riunito lo scorso 22 dicembre presso la sede di Cinisello Balsamo (Milano) e che ha deliberato la nomina a segretario generale di Gian Paolo Crasta (46 anni). Attualmente direttore generale di Acimac e Ucima, Crasta riceve il testimone da Alfredo Mariotti, che ha guidato la federazione per oltre trent’anni.
La nuova nomina si inserisce in un percorso di continuità e rafforzamento dell’azione di Federmacchine, a cui aderiscono 12 associazioni in rappresentanza di tutto il mondo del machinery italiano: un settore strategico per l’industria nazionale, che genera complessivamente oltre 50 miliardi di euro di fatturato annuo, con una forte proiezione sui mercati esteri.
Nel salutare Alfredo Mariotti, la federazione ne ha riconosciuto il ruolo determinante svolto in oltre tre decenni d’attività, durante i quali Mariotti ha contribuito in modo significativo allo sviluppo, alla crescita e al posizionamento internazionale dell’organizzazione e dell’intero comparto.
“In questo momento, Federmacchine è chiamata a svolgere, con particolare attenzione e determinazione, il suo ruolo di rappresentante delle istanze del bene strumentale sui tavoli nazionali e dell’Unione Europea”, ha dichiarato Bruno Bettelli. “Sotto la direzione di Alfredo Mariotti, Federmacchine ha acquisito autorevolezza in Italia e all’estero, a beneficio di tutte le imprese che appartengono al mondo del bene strumentale. La nomina di Gian Paolo Crasta risponde all’esigenza di continuare a rafforzare con determinazione la capacità di rappresentanza del nostro sistema nei confronti delle istituzioni, accompagnando le aziende nelle sfide della transizione tecnologica, della competitività internazionale e della difesa del manifatturiero come asset strategico nazionale”.



