Greenpeace dice stop alle microplastiche in mare

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Greenpeace ha pubblicato ieri un report sull’impatto (qui la versione integrale in inglese e un estratto in italiano) delle microplastiche sugli organismi marini, evidenziando i potenziali rischi di contaminazione lungo tutta la catena alimentare, e quindi per l’uomo.

Ma cosa sono le microplastiche? Possono derivare dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o della luce ultravioletta, oppure possono essere prodotte dall’industria (come le microsfere utilizzate in molti prodotti cosmetici o per l’igiene personale, per esempio le microsfere di silicone). Lavarsi i denti, quindi, diventerebbe un’operazione pericolosa per l’ambiente.

Greenpeace – secondo quanto si legge nella nota divulgata ieri – chiede “al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell’associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge. Si tratta di una misura necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali”.

In luglio, l’associazione ambientalistica aveva già divulgato la classifica, stilata da Greenpeace East Asia, delle aziende che più si stanno impegnando per eliminare le microsfere dai propri prodotti. Consulta la classifica.

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