Micro e nanoplastiche, numeri gonfiati?

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Le ricerche sul rilascio di microplastiche e nanoplastiche durante l’uso di imballaggi in plastica per alimenti e bevande è una questione seria. Ma spesso le ricerche condotte finora hanno diffuso dati poco affidabili, come ha evidenziato una recente relazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Cosa fare? Ne abbiamo parlato con Eric Barthélémy, senior scientific officer per la valutazione del rischio dei materiali a contatto con gli alimenti (MOCA) presso l’EFSA

di Nadia Anzani

Negli ultimi anni, le ricerche sulla presenza di microplastiche e nanoplastiche negli alimenti hanno arricchito la letteratura scientifica, accademica e riempito le pagine di quotidiani e riviste di settore. Ma recentemente diversi gruppi di ricerca hanno sollevato dubbi sull’affidabilità delle misurazioni delle minuscole particelle di plastica che entrano in contatto con il cibo che mangiamo.

Tanto che, secondo una quantità crescente di scienziati, tecnici ed enti specializzati gli studi condotti finora sono poco affidabili e contengono spesso evidenti errori di misurazione. Tra questi, figura anche EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare che, nel 2025 ha pubblicato una relazione tecnica sulle micro e nanoplastiche (MNP).

«Si tratta di una rassegna che analizza lo stato della letteratura scientifica sul rilascio di microplastiche e nanoplastiche durante l’uso di imballaggi in plastica per alimenti e bevande. La relazione offre una visione d’insieme dei dati disponibili, dei loro punti di forza e dei loro limiti e contribuisce a indirizzare ulteriori sforzi per colmare le lacune nei dati», precisa Eric Barthélémy, senior scientific officer per la valutazione del rischio dei materiali a contatto con gli alimenti (MOCA) presso l’EFSA. A lui la redazione di Plastix ha quindi posto ulteriori domande.

Cosa vi ha spinto a redigere questa relazione?

Eric Barthélémy, senior scientific officer per la valutazione del rischio dei materiali a contatto con gli alimenti (MOCA) presso l’EFSA

Il 25º colloquio scientifico dell’EFSA (2021) ha identificato le microplastiche e le nanoplastiche (MNP) negli alimenti come una preoccupazione prioritaria. Sebbene l’attenzione si sia concentrata principalmente sull’esposizione ambientale e alimentare attraverso i frutti di mare, l’acqua potabile e i depositi atmosferici, anche i materiali a contatto con gli alimenti sono stati segnalati come una via di esposizione fondamentale che richiede ulteriori indagini.

Il colloquio ha evidenziato alcune lacune critiche nelle conoscenze dell’industria alimentare, tra cui la necessità di metodi di analisi armonizzati, definizioni e materiali di riferimento standardizzati, dati completi sull’esposizione lungo tutta la catena di approvvigionamento alimentare, la comprensione di come la trasformazione e il confezionamento degli alimenti contribuiscano al rilascio di MNP e lo sviluppo di approcci tossicologici solidi per valutare i rischi per la salute.

Inoltre, più recentemente, alcune pubblicazioni sul potenziale rilascio di MNP durante l’uso dei materiali a contatto con gli alimenti, per esempio le bustine di tè e i biberon, hanno sollevato preoccupazioni e hanno spinto gli esperti dell’EFSA, insieme al gruppo di lavoro EFSA sui materiali a contatto con gli alimenti (EFSA FCM working group) e la rete di EFSA sui materiali a contatto con gli alimenti (EFSA FCM Network) a discutere tali pubblicazioni e a concludere sulla necessità di monitorare le pubblicazioni in questo settore.

Dopo aver effettuato la revisione, la relazione tecnica dell’EFSA ha riconosciuto che i dati scientifici attuali sul rilascio di microplastiche dagli imballaggi in plastica vergine rimangono limitati e quasi assenti per gli imballaggi in plastica riciclata e le NP. La relazione ha stabilito un monitoraggio continuo delle ricerche emergenti per comprendere meglio la questione.

Quanti funzionari scientifici hanno lavorato alla relazione? 

Diciassette. Oltre a me, anche i colleghi: Ronan Cariou, Laurence Castle, Riccardo Crebelli, Emma Di Consiglio, Thomas Hemy Dumas, Roland Franz, Konrad Grob, Claude Lambré, Evgenia Lampi, Maria Rosaria Milana, Irene Munoz Guajardo Marja Pronk, Gilles Rivière, Maria da Silva, Thomas Tietz, Emmanouil Tsochatzis ed Els Van Hoeck.

Quali criteri di analisi avete utilizzato?

L’EFSA ha riconosciuto che i dati scientifici attuali sul rilascio di microplastiche dagli imballaggi in plastica vergine rimangono limitati e quasi assenti per gli imballaggi in plastica riciclata ed NP

La revisione strutturata della letteratura (2015-2025) mirava a indagare se le microplastiche e le nanoplastiche (MNP) vengono rilasciate dai materiali a contatto con gli alimenti durante il normale utilizzo e, in tal caso, quali sono le loro caratteristiche. La revisione ha esaminato sei aree chiave:

  • quali tipi di imballaggi alimentari sono stati testati e in quali condizioni;
  • quali metodi analitici sono utilizzati per rilevare e misurare le particelle rilasciate;
  • come distinguere il rilascio effettivo di MNP dalla contaminazione durante la produzione o i test;
  • se alcune sostanze come gli oligomeri o gli acidi grassi potrebbero essere scambiate per MNP nei risultati dei test;
  • quali meccanismi e fattori (come il tipo di alimento, l’invecchiamento del materiale o le interazioni tra i prodotti) determinano il rilascio di MNP;
  • e se i materiali di imballaggio riciclati mostrano modelli di rilascio diversi rispetto ai materiali vergini.

Delle 1711 pubblicazioni inizialmente identificate, 130 sono state selezionate per un’analisi dettagliata, dalle quali poi 81 sono state sottoposte a un’estrazione strutturata dei dati, fornendo una base di prove completa sul rilascio di MNP dai materiali a contatto con gli alimenti ed evidenziando le aree in cui i protocolli di test e le specifiche dei materiali potrebbero necessitare di un perfezionamento.

Cosa è emerso dalla relazione?

Le ricerche selezionate confermano che i MOCA possono effettivamente rilasciare microplastiche, soprattutto in presenza di sollecitazioni fisiche, come sfregamento o abrasione, o quando il materiale presenta una struttura più fragile, aperta o porosa.

Ma il vero limite non è tanto la possibilità del rilascio, quanto l’affidabilità delle misurazioni pubblicate finora. La maggior parte degli studi utilizza acqua o simulanti, invece di alimenti reali, riducendo la capacità di ricreare condizioni d’uso realistiche. A questo si aggiungono frequenti criticità metodologiche: protocolli non uniformi, preparazione dei campioni non rigorosa, analisi poco robuste.

Secondo il nostro rapporto, molte delle stime più elevate potrebbero essere influenzate da contaminazioni esterne, provenienti dall’aria, dalla manipolazione o perfino dall’alimento stesso, con il rischio di sovrastimare il rilascio effettivo.

Motivo per cui il rapporto formula anche raccomandazioni sulle future esigenze di ricerca, perché, nonostante il vasto numero di pubblicazioni sull’argomento, non esistono ancora dati sufficientemente solidi per valutare in modo attendibile l’esposizione reale dei consumatori a micro e nanoplastiche derivanti dal packaging alimentare.

Esistono anche diversi studi sulla presenza di microplastiche nell’organismo umano e sulla loro tossicità per la salute. Anche questi sono da prendere con le pinze e, se sì, per quale motivo?

Il vero limite nella ricerca di micro e nanoplastiche negli alimenti non è tanto la possibilità del rilascio, quanto l’affidabilità delle misurazioni pubblicate finora

L’obiettivo della revisione pubblicata era quello di comprendere meglio il potenziale rilascio di MNP durante il loro utilizzo. Questo lavoro contribuisce a costruire uno scenario chiaro che possa orientare ulteriori sforzi scientifici sull’argomento. Lo scopo non era quello di valutare la presenza di MP nel corpo umano, la cui fonte è molto più ampia dell’esposizione alle MNP a seguito del loro potenziale rilascio e la loro tossicità.

Si noti che, nel dicembre 2025, un mandato del Parlamento europeo ha incaricato l’EFSA di fornire un parere scientifico sui potenziali rischi per la salute derivanti dalla presenza di microplastiche negli alimenti, nell’acqua e nell’aria; pertanto, esso mira ad affrontare un’ampia gamma di fonti di esposizione. Si tratta di una valutazione dei rischi in corso, che dovrebbe concludersi alla fine del 2027, quindi è troppo presto per trarre conclusioni in questa fase.


Cosa andrebbe fatto per rendere le misurazioni degli studi su queste tematiche più credibili?

Abbiamo individuato alcune lacune che possono essere approfondite per costruire una comprensione più chiara della questione.

Si sono formulate diverse raccomandazioni che potrebbero contribuire a rendere le misurazioni più pertinenti e meno distorte, ad esempio generare e utilizzare protocolli di prova convalidati, compresi gli standard MNP e i test di recupero che utilizzano tali standard, nonché identificare correttamente la composizione delle presunte MNP ecc.

Insomma, servono metodi analitici più standardizzati e affidabili, così da poter ottenere in futuro valutazioni davvero comparabili e consistenti.

(Articolo tratto dalla rivista Plastix di aprile 2026)

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