Vero Project: integrare i sistemi per crescere e creare valore

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di Roberto Carminati

La società Vero Project è ripartita dalla sua Brescia, dove il CEO Antonio Perini ha introdotto i lavori della due giorniVero Project Global Summit 2026”. L’evento ha attratto ospiti e partner da tutti i continenti, a dimostrazione della volontà del fornitore di soluzioni per il manifatturiero e gli stampisti di acquisire una statura e una dimensione sempre più internazionali.

D’altra parte Perini ha osservato che «crescere è oggi un imperativo» più che un semplice obiettivo per le imprese e, per farlo, i clienti chiedono sempre di più «soluzioni integrate e non singoli software». Supporto decisionale, maggiore visibilità operativa e agilità nel muoversi su più fronti e mercati è quel che Vero Project vuol loro garantire, consapevole di come «le competenze che creano valore lungo la filiera» siano decisive.

Da Bologna a Brescia: le tribolazioni degli stampisti

Un momento dell’intervento di Antonio Perini, CEO di Vero Project

L’internazionalizzazione è un traguardo anticrisi che la casa madre Hexagon ha naturalmente già raggiunto e, ciononostante, l’executive vice president e general manager Stephen Graham ha sottolineato il dovere di essere «il più globali possibile» nelle strategie e nelle vendite. Poiché solo così si riesce a cogliere le opportunità rare di questi tempi incerti là dove se ne presentano.

Come già visto in occasione del meeting di ISTMA Europe alla fiera Mecspe di Bologna, gli stampisti hanno a loro volta voglia di crescere e cercano opportunità, ma sovente i problemi da gestire sono più terra-terra.

Lo ha segnalato il segretario generale di ISTMA World e dell’associazione portoghese Cefamol, Manuel Oliveira, secondo il quale i temi non sono l’indiscussa eccellenza delle tecnologie e la competitività, bensì piuttosto la riduzione dei margini, la pressione sui prezzi, i pagamenti perennemente dilazionati.

Regole chiare per tutti

Il discorso d’apertura di Mario Joao, senior business advisor (consultant) di Vero Project Group

Ecco perché sia Oliveira sia il numero uno dell’associazione italiana Ucisap, Andrea Digirolamo, si sono rivolti virtualmente alla politica chiedendo «regole chiare» per tutti, affinché quella con la concorrenza cinese non si riveli già in partenza una sfida ad armi impari.

Anche secondo il consulente d’impresa Jean-Paul Seuren «le scelte sbagliate» compiute a livello istituzionale hanno finito per incidere in negativo sulle performance delle attrezzerie e soprattutto su quelle più legate a un’arrancante automotive. Al posto di quest’ultimo, il settore della difesa può offrire qualche chance, sebbene sia molto difficile da approcciare. Dall’auto giunge però, secondo Digirolamo, un’indicazione preziosa: se il grande business si sposta a Oriente, per tornare in gara gli europei devono non soltanto privilegiare altri settori come il medicale, ma cambiare mentalità e «pensare a come agire insieme».

Il che «è la cosa più complicata», nel parere di Oliveira, che pure qualche positiva esperienza di collaborazione in Patria l’ha vissuta, e potrebbe essere agevolata dall’intenso «lavoro di lobbying» che Seuren ha auspicato gli stampisti compiano. Graham, di fatto, ha concordato osservando che la costruzione di stampi si è trasferita ormai non tanto e non più in Cina quanto nelle regioni sudorientali dell’Asia e che in questa fase critica per l’economia non soffrono i clienti OEM di Hexagon, tutti globalizzati, ma i piccoli ancora legati a un’ottica local.

E poi c’è l’AI

Antonio Perini (a sinistra) con Giacomo Frizzarin, direttore della Small, Medium and Corporate Division di Microsoft, uno dei relatori del Vero Project Global Summit 2026

Se un altro dei problemi è «rendere la manifattura e le officine di nuovo attrattive per battere lo skill shortage», puntare sulle nuove tecnologie (a patto che si sappiano reperire o formare le competenze adeguate), e in particolare sull’intelligenza artificiale, potrebbe essere una mossa vincente. E proprio di AI ha argomentato il responsabile per il mercato corporate di Microsoft in otto diversi paesi, Giacomo Frizzarin.

La sua opinione è che, soprattutto nel Mediterraneo, le PMI siano pronte a lanciarsi nella sperimentazione di algoritmi e agenti e, benché vi si siano affacciate più tardi che non le omologhe del Nord Europa, hanno idee più chiare su come trarre valore e vantaggi reali dall’innovazione. Certo, l’introduzione dell’intelligenza artificiale implica l’adozione di inedite forme di collaborazione fra uomo e macchina e, quel che più conta, fra colleghi. Ma di qui possono sorgere modelli che poi entrano a far parte del know-how aziendale e che possono essere capitalizzati oltre che replicati.

Convinto che lo scambio di informazioni e conoscenze preziose sia favorito da incontri quali quello organizzato da Vero Project, Frizzarin ha ricordato il fruttuoso dialogo intessuto con Confapi, per esempio, per la promozione del suo ecosistema formativo High skilling initiative. Non meno strategico è il lavoro fatto dai partner sul territorio, in diretto rapporto con player coi quali condividono la stazza. «Implementare l’intelligenza artificiale», ha detto alla rivista Stampi, «significa mettere in discussione i metodi tradizionalmente usati: noi stessi sperimentiamo; siamo il nostro cliente-zero».


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