REFIBER: progetto made in Italy per riciclare le barche dismesse

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Successo per il progetto italiano Refiber durante l’ultima edizione del Salone nautico di Parigi, chiusosi a dicembre con la presenza di 650 espositori e oltre 150mila visitatori.

Sviluppato da Area Science Park in stretta collaborazione con l’azienda Innovando SrlREFIBER studia la fattibilità tecnica, economica e legale di un nuovo sistema collettivo nazionale per la gestione delle imbarcazioni da diporto (ossia nel range tra 12 e 24 metri) giunte a fine vita.

Obiettivo di REFIBER la valorizzazione dei flussi di materiali derivanti dallo smantellamento degli scafi, tra cui la vetroresina che con il 60% in peso ne rappresenta la frazione più abbondante e di più difficile trattamento e, quindi, investire in attività di ricerca e sviluppo per nuove tecnologie di smaltimento

refiberL’esposizione parigina è stata occasione per incontri e scambi di conoscenze con i rappresentati di APER (Association pour la Plaisance Eco-Responsable), l’organismo di tutela ambientale francese che dal 2019 si occupa di raccogliere e demolire natanti e imbarcazioni da diporto.

«L’obiettivo di Refiber – ha dichiarato Marcello Guaiana, manager per l’economia circolare del Consorzio Area Science – è stato quello di trovare una convergenza tra la nostra iniziativa di ricerca e l’operatività di APER, per valutare insieme tecnologie innovative per il riciclo dei materiali provenienti dalle demolizioni e le soluzioni per la sostituzione di materiali critici.»

Refiber punta alla costituzione di un hub italo-francese che possa concentrare e valorizzare il flusso dei materiali derivanti dallo smantellamento degli scafi.

Ad oggi, in Italia non esiste una filiera strutturata per la raccolta e gestione delle barche comprese tra 10 e 24 metri.

A riprova di ciò, delle oltre 10mila imbarcazioni dismesse e cancellate dai registri negli ultimi dieci anni, solo una piccola parte viene smaltita in modo corretto.

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