Made in Space porta la stampa 3D a spasso per le galassie

Era il 2004 quando la start up Made in Space, in collaborazione con i laboratori di innovazione della catena di materiali per la ristrutturazione della casa “Lowe’s”, progettava per la prima volta un’unità di fabbricazione additiva (Zero-G Printer) in grado di stampare in assenza di gravità. Macchina fornita alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per realizzare dei CubeSat (satelliti miniaturizzati) installati a bordo.
L’avventura non si ferma qui. A marzo di quest’anno è stata lanciata nello spazio l’astronave Cygnus, con il compito di rifornire la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Tra le attrezzature a bordo c’era la versione migliorata della prima stampante 3D per lo spazio.

Additive Manufacturing Facility
La macchina in questione – AMF (Additive Manufacturing Facility) – è in grado di stampare una vasta gamma di attrezzature in 30 diversi materiali, dai polimeri flessibili ai compositi idonei agli utilizzi aerospaziali. Lo scenario che va dunque delineandosi prevede di stampare direttamente nella stazione spaziale attrezzature delicate, troppo pesanti o ingombranti per poter essere trasportate dalla Terra (il costo di trasporto si aggira sui 10,000 dollari USA al chilo), oppure, in caso di manutenzione straordinaria, di ricevere il file digitale del componente da sostituire e produrlo direttamente sull’astronave nel giro di poche ore.
Tutto questo significa una maggiore indipendenza rispetto alla base terrestre e la possibilità di effettuare viaggi spaziali di maggiore durata: è sufficiente trasportare del materiale grezzo, che può diventare qualsiasi oggetto, invece di equipaggiarsi di ogni attrezzatura possibile progettata ad hoc per sopportare gli stress di un lancio nello spazio.
Al fine di aumentare l’autonomia da rifornimenti, Made in Space sta sviluppando una macchina che lavora in assenza di gravità per riciclare materiale: partendo da vecchie parti stampate intendono ricavare nuovo materiale per altre produzioni.

Il progetto Archinaut
Un’ulteriore evoluzione, frutto della collaborazione tra Made in Space e le società specializzate in campo aerospaziale e ingegneristico Northrop Grumman e Oceaneering Space Systems, prevede la possibilità di creare dei sistemi per stampare in 3D e assemblare strutture di grandi dimensioni nello spazio, senza la necessità dell’intervento diretto da parte dell’astronauta.
Questo prestigioso progetto, denominato Archinaut, ha ricevuto il sostegno della NASA, nel quale ha visto le potenzialità per passare da oggetti di dimensioni molto contenute a vere e proprie strutture complesse, in grado di fornire nuove possibilità di sviluppo sia alla NASA, sia ad altre missioni governative e a produttori di satelliti commerciali e piattaforme spaziali.

Tutti i dettagli di Archinaut
Archinaut è una piattaforma che comprende una stampante 3D e un braccio robotico in grado di produrre e assemblare autonomamente strutture di grandi dimensioni come satelliti, pezzi di ricambio per astronavi e un giorno anche unità abitative; tutto ciò nell’orbita, fuori dalla stazione spaziale.
La fase 1 del programma prevede la dimostrazione della tecnologia e nel 2018 lo stampaggio e l’assemblaggio nello spazio di strutture come antenne di grandi dimensioni, e di porre le basi per la costruzione di una vera e propria stazione spaziale direttamente sul posto con materiali locali. Se i test proseguiranno senza intoppi si prevede di scalare la piattaforma e aggiungere altri bracci robotici. I partner di progetto aiuteranno Made in Space negli ambiti in cui sono specializzati: Northrop Grumman nelle interfacce elettroniche e nelle analisi termiche, Oceaneering Space Systems nella progettazione e produzione del braccio manipolatore di Archinaut.

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