La new age dei compositi parte dall’auto

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Render della nuova coupé Alfa Romeo 4C

Si fa presto a dire compositi polimerici. Come nel più ampio universo delle materie plastiche, anche in questo segmento la gamma dei materiali e delle soluzioni disponibili è molto vasto, spaziando dalle più classiche resine termoindurenti in forma di SMC (Sheet moulding compound) o BMC (Bulk moulding compound), alle termoplastiche rinforzate con cariche e fibre, fino a toccare segmenti più specifici come gli elastomeri o i biocompositi, dove sia la matrice che il rinforzo possono essere ottenuti da risorse rinnovabili. In tutti i casi, l’obiettivo è quello di coniugare la leggerezza della plastica con superiori caratteristiche fisico-meccaniche, come la rigidità o la resistenza all’impatto, per andare a coprire applicazioni strutturali o semistrutturali in sostituzione dei metalli.

Rispetto al passato, oggi ci si avvicina ai compositi con un approccio meno ingegneristico, più olistico, guardando per esempio agli aspetti di sostenibilità ambientale, un tempo il vero tallone di Achille di questi materiali, insieme alla scarsa automazione dei processi di trasformazione. Proprio su questi due aspetti si fonda la new age dei compositi, sospinta dal crescente interesse espresso dall’industria automotive, che pensando all’auto elettrica e ibrida, la vera sfida di questo secolo, è alla ricerca di materiali sempre più leggeri, performanti ed economici.

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