Una scelta di valore

Sembra che la plastica sia ormai diventata l’argomento del momento. Se ne parla spesso e quasi sempre a sfavore, tanto che il suo indice di gradimento ha toccato il minimo storico. La situazione sta preoccupando non poco la filiera dell’imballaggio, che si interroga sul futuro anche alla luce dell’imminente entrata in vigore della Direttiva UE sulle plastiche monouso. Che si stia davvero delineando uno scenario catastrofico per la plastica?

Non credo. O forse, più semplicemente, spero che prevalga il buon senso, penalizzando le scelte d’istinto a favore di valutazioni più razionali basate sulla reale utilità di un materiale, addirittura insostituibile in molte applicazioni. Pensando positivo, il gran fermento sull’argomento potrebbe anche avere inaspettate ripercussioni favorevoli, aumentando la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una responsabilità condivisa che comincia dal cittadino, troppo spesso inefficace nella raccolta differenziata per scarsa educazione, limitata conoscenza dei simboli e delle etichette riportate sulle confezioni, ma anche per la carenza di contenitori specifici per ogni tipologia di rifiuto nei luoghi di lavoro, nelle scuole, così come nelle strade delle città. Ma tutto questo ha un costo – e non solo economico – più difficile da sostenere rispetto all’imposizione di divieti e alla colpevolizzazione delle imprese. Accendere i riflettori sull’impatto ambientale delle materie plastiche significa quindi compiere un primo passo verso la risoluzione del problema. Parafrasando Oscar Wilde, «C’è solo una cosa al mondo peggiore di quella di cui si parla, ed è quella di cui non si parla affatto».

Il dibattito in corso ha risvegliato anche l’attenzione della Royal Statistical Society, associazione britannica che dal 1834 sostiene l’importanza della statistica, che alla fine del 2018 ha decretato International Statistic of the Year il “90,5%”, valore che corrisponde alla quantità di plastica mai stata riciclata. Secondo il report “Single-use plastics – A roadmap for sustainability” diffuso l’anno scorso dalle Nazioni Unite, il 79% dei 6,3 miliardi di tonnellate di rifiuti in plastica prodotti dagli anni Sessanta a oggi è stato abbandonato nell’ambiente o in discarica, mentre circa il 12% è stato incenerito e solo il 9% riciclato. Se non cambiassimo le nostre abitudini, entro il 2050 saranno sparsi per il mondo 12 miliardi di tonnellate di rifiuti.

«Quando abbiamo iniziato a valutare queste ricerche, non avevo idea del significato di miliardi di tonnellate di rifiuti in plastica». Scrive in una nota diffusa dal World Economic Forum Liberty Vittert, Visiting Assistant Professor in Statistics alla Washington University di St. Louis e membro della commissione della Statistics of the Year 2018. «Utilizzando i dati riportati in uno studio del National Geographic, attraverso calcoli approssimativi sono arrivata alla conclusione che con i rifiuti prodotti negli ultimi 60 anni si possano riempire circa 7,2 trilioni di borse della spesa» continua la ricercatrice. Non riuscendo ancora a dar corpo all’immagine, Liberty Vittert ha trasformato il volume in una distanza. «Ipotizzando che uno shopper in plastica abbia un’altezza di 30,5 centimetri, allineandone 7,2 trilioni si otterrebbe un tragitto pari a 5.790 viaggi di andata e ritorno dalla Terra alla Luna» sottolinea. Proviamo invece a monetizzare i rifiuti finora mai riciclati, circa 5,7 miliardi di tonnellate. Supponendo di riuscire a venderli a un prezzo di 100 euro la tonnellata (un esperto in materia potrebbe quantificare la cifra con maggior precisione, NdA), potremmo trovarci in tasca un capitale decisamente considerevole.

«Uno degli aspetti più difficili della statistica è mettere i numeri in un contesto che significhi qualcosa» dichiara Liberty Vittert. L’analisi che ci ha proposto rimanda un messaggio molto chiaro: ci sta dicendo che è giunto il momento di ripulire il pianeta e che i rifiuti sono una risorsa, una risorsa troppo grande per non valorizzarla. Credo, quindi, che sia arrivato il momento di compiere le scelte giuste.

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