Un decreto per finanziare l’economia circolare

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Da qualche anno si avverte l’esigenza di un radicale ripensamento del sistema industriale e sociale. Il modello lineare, ovvero la modalità più diffusa di produzione e consumo, è arrivato a un punto di non ritorno, rappresentando un limite per lo sviluppo economico e per il benessere della società e dell’ambiente. Alcuni fattori connessi tra loro, come il cambiamento climatico e lo sfruttamento di materie prime ed energie non rinnovabili, hanno evidenziato l’esigenza di un nuovo approccio fondato su un paradigma che riesca a preservare le risorse naturali. Anni di ricerche e sperimentazioni per un mondo più sostenibile sono confluiti nel concetto di economia circolare, ovvero un modello che riduce ed elimina gli scarti, differenzia le fonti di approvvigionamento di materia prima e fa vivere i prodotti più a lungo, promuovendo concetti come recupero, riciclo e riuso. I risultati delle analisi e delle simulazioni svolte da McKinsey per Ellen MacArthur Foundation mostrano che l’approccio circolare può portare a significativi miglioramenti nella produttività ed essere realmente profittevole per le imprese. Ma non solo, perché i vantaggi avranno un effetto sistemico generando un impatto positivo sull’intero sistema economico, inclusi i consumatori. Ma oggi, a che punto siamo?

L’indirizzo comunitario

Già da qualche anno l’Europa ha intrapreso un percorso di transizione verso la neutralità climatica e la leadership digitale, puntando sulle capacità dell’industria comunitaria che, supportata da Bruxelles, si sta dirigendo verso una nuova era. Nel marzo del 2020, mentre ignaramente si andava incontro alla crisi pandemica, la Commissione europea pubblicava “A new Industrial Strategy for a green and digital Europe”, una comunicazione relativa alla nuova strategia industriale per una competitività globale, un’Europa verde e digitale. Il documento, finalizzato al raggiungimento di un’economia più solida, individuava una serie di azioni per accelerare la transizione verso il nuovo modello di crescita circolare. Oggi, dopo quasi un anno, è chiaro a tutti che questa opportunità offerta dall’UE alle sue PMI ha potenzialità superiori a quanto inizialmente ipotizzato. Il nuovo modello economico riuscirà a svolgere un ruolo fondamentale nell’epoca post Covid perché, mentre da più parti si prova a porre rimedio alle conseguenze derivanti dai mesi di blocco totale, stanno emergendo nuove opportunità. La strategia dell’Unione europea per il rilancio, infatti, sta spingendo sulla transizione verso la green economy attraverso piani di sviluppo e finanziamenti strategici. L’obiettivo, ambizioso quanto affascinante, è tutt’altro che facilmente raggiungibile perché richiede un approccio multidisciplinare basato sulla collaborazione di tutti gli attori (imprese, istituzioni, centri di formazione), capace di intersecare ogni settore produttivo e della vita sociale. Si tratta di uno scenario davvero complesso, in cui l’impresa, da sola, non può operare: ha bisogno di linee guida politiche e industriali, ma soprattutto di un supporto economico per affrontare una trasformazione così radicale.

Perseguire l’optimum è l’obiettivo, ma con quale strumento? L’UE offre sostegno finanziario e assistenza tecnica ai soggetti che decidono di intraprendere questa transizione, mettendo in circolo 100 miliardi di euro nell’arco temporale 2021-2027. Ma quali sono le opportunità offerte alle imprese italiane? Il nostro substrato imprenditoriale, formato da numerose PMI, non ha la forza economica per affrontare un tale cambiamento ed è quindi indispensabile un intervento governativo che accompagni le aziende nella transizione.

Le agevolazioni italiane

Partendo dal sostegno finanziario offerto dall’UE, ogni Stato Membro ha varato un programma economico per supportare questi investimenti sia avvalendosi dell’aiuto di Bruxelles, sia mettendo in campo risorse proprie. Il Governo italiano, l’11 giugno 2020 ha emanato un Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) attraverso il quale sono stati definiti i criteri, le condizioni e le procedure per la concessione e l’erogazione di agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare. Questo atto normativo si inserisce in un più ampio discorso, intrapreso non solo a livello europeo con la suddetta Strategia, ma anche a livello nazionale dove si erano già poste le basi con il Decreto Crescita del 2019 (Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi), che all’articolo 26 disponeva la concessione di agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare, nella forma del finanziamento agevolato.

Le risorse disponibili

Il più recente Decreto 11 giugno 2020 prevede lo stanziamento di 219,8 milioni di euro, dei quali 157 – provenienti dalle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) – sono destinati ai finanziamenti agevolati, mentre gli altri 62,8 assumono la forma di contributo diretto alla spesa.

Dei 157 milioni di euro, 150 sono destinati ai progetti realizzati sull’intero territorio nazionale, cinque a quelli realizzati nel territorio della Regione Basilicata e i restanti due milioni ai quelli realizzati nel territorio della Regione Piemonte. Dei 62,8 milioni di euro, invece, 40 milioni sono a valere sulle disponibilità per il 2020 del FSC, il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (32 destinati ai progetti realizzati nel Mezzogiorno, ovvero nelle Regioni meno sviluppate e nelle Regioni in transizione, e otto milioni destinati ai progetti realizzati nel Centro-Nord, ovvero le Regioni più sviluppate). I restanti 22,8 milioni di euro, dedicati alla concessione dei contributi alla spesa, sono così suddivisi: 20 milioni dal FSC finanzieranno i progetti realizzati sull’intero territorio nazionale, due a valere sulle risorse rese disponibili dalla Regione Basilicata e 800.000 a valere sulle risorse della Regione Piemonte, per l’agevolazione di progetti realizzati nel territorio di ciascuna Regione. I finanziamenti verranno erogati entro i limiti delle risorse disponibili, considerando anche le diverse destinazioni territoriali (Regioni più o meno sviluppate).

Contributi a fondo perduto e finanziamenti

Il Decreto prevede due tipi di agevolazioni: un contributo alla spesa e un finanziamento agevolato. Ma qual è la differenza? Il contributo alla spesa varia in base alla tipologia di impresa e riguarda una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili (per le micro e piccole imprese la percentuale è del 20%, che scende al 15% per le imprese di media dimensione e al 10% per quelle di grande dimensione), mentre il finanziamento agevolato viene concesso a tutte le imprese e ai centri di ricerca, coprendo dal 20% al 50% delle spese ammissibili, in presenza di un finanziamento bancario associato.

Un’altra differenza riguarda la restituzione, che non è prevista nel contributo alla spesa, mentre varia dai quattro agli undici anni nel caso di finanziamento, comprensivo di un periodo di preammortamento al quale è possibile rinunciare. Il finanziamento è molto vantaggioso perché viene erogato a un tasso di interesse pari a un quinto (20%) di quello di riferimento di mercato, ma non inferiore allo 0,80% nominale annuo. Gli sportelli per l’agevolazione si sono aperti ufficialmente lo scorso 10 dicembre, con un ritardo di oltre un mese (inizialmente la data era stata fissata per il 5 novembre). Ufficialmente non c’è una data di scadenza ma, dai calcoli e alla luce delle esperienze passate, il contributo dovrebbe coprire le richieste almeno fino all’estate. Quando le risorse saranno esaurite – e quindi lo sportello verrà chiuso – il Ministero lo renderà noto sia comunicandolo agli aventi fatto richiesta, sia pubblicando la notizia in Gazzetta Ufficiale e sul proprio sito Internet. Si consideri comunque che, già qualche mese prima, in fonti aperte sarà possibile avere informazioni a riguardo.

La procedura informatica indicata nel sito Internet del Ministero va utilizzata a pena di invalidità. È possibile presentare la domanda tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 19. Ogni impresa può presentare una sola domanda di accesso alle agevolazioni, in forma sia singola sia congiunta; la documentazione deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica, registrandosi ai servizi online di Invitalia e compilando/allegando quanto richiesto.
Fermiamoci a riflettere sugli importi delle spese, che dovranno essere non inferiori a 500.000 euro. Si tratta di un investimento importante e sicuramente molto impegnativo per le aziende di piccole e medie dimensioni, soprattutto in un momento economico come l’attuale. Gli incentivi, tuttavia, sono interessanti e potrebbe valere la pena di approfittarne a fronte di un progetto valido, magari condiviso con uno o più partner per ripartire il peso del costo iniziale.

Chi può richiedere l’agevolazione

Secondo il Decreto, possono beneficiare della misura agevolativa tutte le imprese che esercitano un’attività industriale diretta alla produzione di beni (anche agro-industriali) o di servizi, un’attività di trasporto (comprese le imprese artigiane), nonché le ausiliari alle suddette, e i centri di ricerca. Possono operare singolarmente o in forma congiunta e, in quest’ultimo caso, sono ammessi anche gli organismi di ricerca pubblici e privati, in qualità di co-proponenti, ricorrendo al contratto di rete o ad altre forme contrattuali di collaborazione (tipo consorzio o l’accordo di partenariato). Quando si opera congiuntamente è però necessaria una “stabile e coerente collaborazione” finalizzata alla realizzazione del progetto, con una suddivisione di costi e competenze, e con l’indicazione specifica di un capofila. Tutti i soggetti, che partecipano da soli o in gruppo, devono possedere una serie di requisiti, tra cui la regolare costituzione e iscrizione nel Registro delle imprese (laddove possibile); non è obbligatorio che risiedano nel territorio italiano, ma devono avere una personalità giuridica riconosciuta nello Stato di loro residenza. Non possono fruire dell’incentivo le imprese sottoposte a procedura concorsuale o che si trovino in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione o condizione simile. Le aziende dovranno trovarsi in regime di contabilità ordinaria, disponendo di almeno due bilanci approvati e depositati (o due dichiarazioni di redditi per le imprese individuali e le società di persone). Non potranno accedere all’agevolazione le realtà che abbiano ricevuto aiuti dalla Commissione europea senza poi averli restituiti, oppure aiuti illegali (ovvero quelli che uno Stato concede alle proprie imprese senza comunicarlo alla Commissione, violando così il cosiddetto obbligo di notifica, NdA) o incompatibili con le norme UE; sono escluse anche le “imprese in difficoltà” (come definite dal Regolamento Generale di Esenzione per Categoria nell’ambito della materia aiuti di Stato) e quelle non in regola con la restituzione di somme già ricevute dal MiSE. La normativa “penalizza” anche le imprese con una situazione giudiziaria negativa (in fieri) di amministratori e legali rappresentanti, che non potranno presentare alcuna richiesta.

I progetti finanziabili

Per poter richiedere il contributo alla spesa o il finanziamento agevolato, l’impresa deve presentare un progetto di ricerca e sviluppo da realizzare in una o più delle proprie unità locali situate sul territorio nazionale. Il progetto deve consistere in un’attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale connesse tra loro, che abbiano come obiettivo una riconversione produttiva delle attività economiche nell’ambito dell’economia circolare. Con la riconversione si dovranno realizzare nuovi prodotti, processi o servizi, oppure migliorare quelli già esistenti. Questo obiettivo si realizza attraverso lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali (definite nell’allegato 1 del DM 11 giugno 2020), a condizione che il progetto presenti un elevato contenuto di innovazione tecnologica e sostenibilità. I progetti, che si collocano in determinate aree di intervento (si veda l’infografica a destra), non possono avere una durata inferiore ai dodici mesi, ma non possono superare i trentasei; può tuttavia essere concessa una proroga – non superiore a sei mesi – del termine di ultimazione.

Le spese ammesse

Le spese e i costi ammessi all’agevolazione variano dai 500.000 euro ai 2 milioni di euro; devono essere sostenuti e pagati direttamente dal soggetto beneficiario con modalità di piena tracciabilità, fattura o documento contabile che abbia valore probatorio. Se i soggetti sono più di uno, ciascuno di essi dovrà sostenere costi e spese pari ad almeno 250.000 euro (per le imprese). In realtà, l’esborso materiale potrebbe dimezzarsi considerando che la quota di finanziamento agevolato arriva a coprire fino al 50% del totale e potrebbe scendere ulteriormente ipotizzando un prestito bancario a tasso di mercato.
Il finanziamento sostiene esclusivamente le spese del personale impiegato nelle attività di ricerca e di sviluppo del progetto (con contratto, rapporto di collaborazione, somministrazione, assegno di ricerca…), ovvero tecnici o ricercatori, mentre non copre quelle del personale amministrativo e commerciale. Sono ammissibili i costi per strumenti e attrezzature a condizione che siano di nuova fabbricazione. Nel computo sono inclusi anche i servizi di consulenza, le licenze, i brevetti, i know-how e gli altri servizi utilizzati per l’attività del progetto di ricerca e sviluppo – acquisiti a condizioni di mercato – così come i materiali utilizzati, sempre di nuova fabbricazione. Se invece sono già presenti in magazzino, il costo ammissibile è quello di inventario, senza ricarico per spese generali. In tutti i casi – sempre entro il limite massimo di agevolazione – in fase di rendicontazione sarà possibile rimodulare gli importi delle singole voci, azzerare alcune voci di spesa o attivarne altre inizialmente non previste. Gli importi delle singole spese devono essere superiori a 500 euro al netto dell’IVA, pertanto è sempre meglio cumulare gli acquisti. Infine, è fondamentale creare un sistema di contabilità separata per tenere distinte tutte le spese relative al progetto.

Chi gestisce l’agevolazione

La valutazione amministrativa è effettuata da Invitalia, che funge da soggetto gestore per gli adempimenti e le verifiche relativi alle attività di concessione ed erogazione delle agevolazioni. La valutazione tecnico-scientifica, invece, è di competenza dell’ENEA o di altri tecnici se l’Ente dovesse trovarsi in condizione di conflitto di interessi, laddove partecipi a qualche progetto in qualità di co-proponente, oppure nel caso in cui fornisca consulenza. In caso di esito positivo dell’istruttoria, il MiSE lo comunicherà al soggetto invitandolo a presentare la documentazione necessaria per poter definire il decreto di concessione (la cui mancata presentazione nei termini e nelle modalità rappresenta motivo di rigetto della domanda, per cui attenzione ai tempi e regolamenti). Sarà poi Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ad assumere la delibera di finanziamento. Ricordiamo che Invitalia lavora le domande in base all’ordine di arrivo giornaliero, per cui quelle presentate alla stessa data vengono considerate uguali, indipendentemente dall’ora di ricevimento. Tuttavia, nel caso di esaurimento dei fondi, con l’impossibilità di accogliere tutte le domande dello stesso giorno, verrà stilata una graduatoria di merito. Invitalia si esprimerà entro 90 giorni dalla presentazione della domanda sull’esito dell’istruttoria, che in caso negativo verrà comunicato dal MiSE con i motivi del rifiuto. Per ricevere i finanziamenti è necessario avviare il programma non oltre i tre mesi dal decreto di concessione, l’atto formale che conclude tutto il procedimento e che dà il via libera al progetto.

Il decreto di concessione

Nel decreto di concessione predisposto dopo l’accettazione del progetto da parte del MiSE sono indicati spese costi ammissibili, l’ammontare delle agevolazioni concesse, gli impegni a carico dell’impresa beneficiaria in relazione agli obiettivi, i tempi e le modalità di realizzazione del progetto. Vengono inoltre specificate le modalità di restituzione del finanziamento agevolato e anche le possibili condizioni di revoca. Si tratta, di fatto, di un vero e proprio contratto, tant’è che l’impresa deve sottoscrivere lo stesso decreto (firma per accettazione) e restituirlo entro dieci giorni, trasmettendone copia alla Banca finanziatrice e ad Invitalia. Terminato l’iter il progetto può partire ufficialmente. Periodicamente, il soggetto beneficiario può avanzare le richieste di agevolazione al Ministero, che le erogherà al massimo in tre soluzioni, più un’ultima a saldo, funzionalmente allo stato di avanzamento del progetto. Diverso è il discorso per il finanziamento che viene concesso dalla Banca. Tra le due parti (impresa e istituto di credito) viene sottoscritta una stipula entro 90 giorni dal decreto di concessione inviato ufficialmente da Invitalia all’istituto di credito. Questa scadenza, però, non è fissa e può essere prorogata di ulteriori 90 giorni.

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