Tornerà il sereno sulle imprese del comparto plastica e gomma?

Nel secondo trimestre 2020 l’emergenza Covid-19 ha messo a dura prova le imprese del settore delle materie plastiche, e non solo, che hanno dovuto affrontare difficoltà pesanti quanto inedite. Un periodo senza precedenti che ha rappresentato uno spartiacque decisivo tra le realtà che hanno saputo abbracciare con anticipo il cambiamento digitale e chi si è trovato impreparato, subendo maggiormente gli effetti causati dalla pandemia sull’industria. L’Osservatorio MECSPE (Fiere di Parma, 29-31 ottobre 2020) di Senaf ha analizzato la situazione elaborando una fotografia del comparto gomma-plastica, rilevando una fase transitoria, dove la fiducia circa la propria situazione aziendale sfiora la sufficienza, ma permangono scetticismo e incertezza verso lo scenario generale. Quasi due terzi del campione si dà massimo un anno di tempo per riprendere a pieno regime. L’innovazione resta la chiave di volta per ripartire, insieme alla formazione, all’inserimento di giovani specializzati e ad un’attenzione crescente verso la sostenibilità. La voglia di ritorno alla normalità passa anche dal bisogno di confronto dato dalle occasioni di business dei grandi eventi: in questa fase l’on-line piace, ma il 30% preferisce il canale fisico, perché ritiene che nessuna formula virtuale possa garantire gli stessi benefici di un’esperienza dal vivo, in presenza.

Lo scenario generale del comparto delle materie plastiche

Il virus ha inciso inevitabilmente sulla performance delle PMI italiane del settore delle materie plastiche, con un impatto negativo per 8 aziende su 10. Se però il 18% degli imprenditori dichiara di essere già tornato pienamente alla normalità e il 63% conta di farlo entro massimo un anno (il 22% entro sei mesi), l’indice di fiducia generale registrato dall’indagine posiziona lo stato d’animo del comparto, in una scala da 1 a 9, su un livello medio-basso rispetto alla situazione attuale. Emergono segnali di forza e resistenza per quanto riguarda soprattutto la propria situazione personale (livello 6), con un 38% che è positivo circa l’andamento della propria azienda, ma l’indice diminuisce gradualmente appena ci si sposta su tutto ciò che è “esterno” e fuori dal proprio controllo: al livello 5 troviamo, infatti, lo scenario economico internazionale e la situazione di mercato per il settore, mentre il giudizio relativo al nostro paese scende al livello 4 in relazione alle voci scenario economico e situazione occupazionale e al livello 3 per lo scenario politico.

Il profilo delle fabbriche resilienti

Gli ultimi mesi hanno visto un’accelerazione digitale necessaria, soprattutto in fase di lockdown, per coloro che non sono stati costretti a bloccare per un periodo le attività di produzione, pari al 70% degli intervistati. Una spinta a cui quasi 6 aziende su 10 si sono adeguate prontamente, sapendo reagire alla crisi grazie agli investimenti introdotti da tempo in nuove tecnologie e alla messa in campo di strumenti utili al distanziamento sociale: piattaforme per la gestione da remoto di riunioni e meeting, adottate dal 39%, tecnologie di design per riprogettare in ottica di sicurezza i nuovi spazi della fabbrica 4.0 (15%), sistemi virtuali che consentono il controllo da remoto di attività operative (6%), fino alle piattaforme di design collaborativo e di simulazione del processo produttivo (5%) e alle app e ai software per localizzare e tracciare i percorsi delle persone presenti in fabbrica (4%). La resilienza delle aziende della plastica si dimostra anche nella scelta, già attuata o in valutazione, di riconvertire la produzione su altri settori (13%), nonché nei provvedimenti tempestivi attuati nel corso della fase emergenziale, tra cui rientrano i piani di sicurezza redatti per evitare i rischi di contagio (51%), l’introduzione di formule di smart/flex working (44%), con il 32% che ha previsto la riduzione dei costi di esercizio, il 23% che ha continuato a investire su innovazione e nuove tecnologie e il 21% che ha puntato sulla formazione aziendale a distanza. Conseguenze che hanno probabilmente portato alla scelta, per 4 imprenditori su 10, di continuare a investire entro l’anno fino al 10% del proprio fatturato in innovazione, con un 20% degli intervistati intenzionato a spingersi tra l’11% e il 20%. Andando nel dettaglio delle tecnologie già introdotte o da introdurre in azienda entro il 2020, gli investimenti si orientano su connettività (70%), sicurezza informatica (67%), cloud computing e internet of things (37%), produzione additiva (31%), robotica collaborativa (26%), big data (25%), materiali intelligenti (22%), simulazione e realtà aumentata/virtuale (21%), intelligenza artificiale (14%) e nanotecnologie (10%).

Puntare su sostenibilità e giovani specializzati

La pandemia da Covid-19 ha messo in crisi i tradizionali schemi di mercato adottati fino a qualche mese fa. Per superare questo momento e tornare a crescere economicamente, 8 imprenditori su 10 ritengono sia importante puntare anche sulla sostenibilità. Tra gli aspetti su cui ci si sta già muovendo maggiormente, al primo posto risulta la riduzione dei consumi, indicata dal 63% degli intervistati, seguita da un’attenzione all’inquinamento e all’impatto ambientale (52%), dall’etica nel rapporto con fornitori e clienti e l’ideazione di progetti di responsabilità sociale (51%). Importanza viene attribuita anche all’ecosostenibilità dei prodotti (41%) e al sostegno all’economia del territorio (37%).

La nuova fase, all’insegna della rapida corsa dei processi digitali, ha aperto di conseguenza nuove opportunità per inserire e formare più giovani in fabbrica. Se da un lato il 31% preferisce non prevedere al momento assunzioni di questo tipo, il 20% sta valutando di introdurre giovani specializzati nel campo delle tecnologie 4.0 provenienti da ITS o Università o con già un minimo di esperienza lavorativa. Il 10% sta organizzando percorsi formativi interni per i giovani già dipendenti dell’azienda, mentre l’8% sta valutando di assumere giovani anche senza una precedente formazione scolastica o lavorativa, predisponendo però percorsi formativi specifici interni.

Nota metodologica

L’Osservatorio MECSPE è stato condotto da GRS Ricerca e Strategia su un campione di oltre 150 aziende italiane del settore delle materie plastiche, utilizzando il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing). L’indagine si è svolta durante le prime due settimane di luglio 2020.

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