Come membro del Comitato tecnico di TMP, Andrea Azzini di Lehvoss sembra avere trovato una dimensione e un ruolo che gli calzano a pennello partecipando attivamente e sempre in prima linea ai progetti realizzati a quattro mani con le scuole e superando con la passione le eventuali difficoltà
di Roberto Carminati
Nell’assegnare e distribuire gli incarichi fra i suoi membri e gli appartenenti ai diversi comitati interni, un’associazione dovrebbe forse tener sempre conto delle vocazioni e delle inclinazioni di ciascuno, poiché non può che essere la passione a motivarli e impegnarsi in un’attività pro bono.
Questo è quanto sembra essere accaduto presso i Tecnici delle Materie Plastiche quando nello scegliere i responsabili e promotori delle iniziative legate a TMP Scuola hanno deciso di coinvolgere Andrea Azzini. Giunto alla soglia del mezzo secolo di età, quest’ultimo ha già alle sue spalle un’esperienza ultratrentennale nel comparto delle materie plastiche e da tempo è in forze alla multinazionale tedesca Lehvoss, che presidia a 360 gradi la vasta industria delle specialità chimiche.
Più forti della burocrazia

In particolare, nel team dell’azienda con quartier generale ad Amburgo e sede centrale italiana a Origgio (Varese), Andrea Azzini è impegnato come responsabile commerciale della divisione dedicata ai compound ad altre prestazioni. In seno al gruppo, la divisione Customized polymeric materials è l’unica a produrre il 100% dei suoi articoli senza seguire la distribuzione di linee altrui. Il suo background è però di tipo tecnico ed è la capacità di tenere insieme un solido know-how di prodotto e processo con la predisposizione al dialogo e alla relazione umana a farne l’uomo giusto al posto giusto anche nei progetti di ambito didattico.
«Ho colto sin da subito con entusiasmo l’opportunità di mettermi a disposizione di un’area tanto orientata alla divulgazione qual è TMP Scuola», ha detto Azzini a Plastix. «Mi appassiona infatti l’idea di potermi confrontare con gli studenti sia su tematiche di natura prettamente tecnologica sia su altre, a cominciare dai possibili sbocchi lavorativi che la nostra industria garantisce ai giovani».
Per Azzini si tratta di un’avventura «bellissima» e agevolata da una spinta che gli proviene da dentro, convincendolo a gettare il cuore oltre l’ostacolo quando le cose si complicano un po’. «Purtroppo», ha ammesso, «per chi è abituato ai ritmi e metodi delle imprese, il panorama scolastico appare gravato da un eccesso di burocrazia e adempimenti, tali talvolta da render troppo macchinose alcune procedure. Il rischio è che persino i programmi più affascinanti sulla carta siano frenati e rallentati, tanto che il corpo docente che vi aveva profuso il suo impegno possa finire per scoraggiarsi».
Voglia di conoscenza

Serve allora un pizzico di testarda resilienza, grazie alla quale si possono conseguire ottimi risultati, anche perché, lungo il suo cammino, Andrea Azzini ha incontrato e incontra frequentemente orecchie ben disposte ad ascoltarlo, per più motivi.
«Il mio approccio», ha ricordato Azzini, «è molto pratico e didascalico. Certo, parlo di scienza dei polimeri e applicazioni, ma, più di tutto, mi piace far toccare con mano ai ragazzi gli oggetti e i manufatti, perché possano comprenderne le caratteristiche e il funzionamento».
Soprattutto nel Nord Italia e nelle province più densamente popolate dall’industria, l’uditorio si dimostra molto attento. «Per esempio, in un istituto professionale bresciano che forma per lo più periti meccanici anche per il comparto della costruzione stampi», ha detto, «abbiamo voluto portare il messaggio delle tante chance di impiego che il mondo delle materie plastiche assicura, non solo nella trasformazione, ma anche nel comparto della costruzione di stampi, oltre che argomentare delle evoluzioni della tecnologia. È stato stimolante e decisamente soddisfacente e adesso stiamo mettendo a punto un piano curriculare di studi mirati con due ITIS, con percorsi ad hoc per i periti chimici. L’approfondimento dei vari temi e aspetti inerenti la plastica può fare qui ulteriori passi avanti e l’intenzione è quella di fornire un’infarinatura di processo iniziale per poi proseguire scendendo via via in maggior dettaglio».
L’atteggiamento col quale Azzini si rivolge al suo particolare uditorio è il frutto di quel che egli stesso ha avuto modo di sperimentare nei suoi primi anni di fabbrica e di rapporto con gli anziani.
Ieri e oggi

«Cerco di replicare almeno in parte», ha sottolineato Andrea Azzini, «quel che ho vissuto quando ero affiancato da operatori senior e che ho potuto imparare grazie al modello formativo da loro utilizzato. Sono stato decisamente fortunato: ho avuto grandi maestri, cui devo molto e coi quali sono rimasto in contatto negli anni.
A mia volta, ho potuto dedicarmi al mentoring dei neoassunti in azienda, rendendomi conto di come il lavoro in reparto rappresenti un ideale completamento e un arricchimento di tutto quello che si apprende in precedenza sui banchi degli istituti, come pure nelle aule delle università».
E in fondo, non è affatto azzardato affermare che la stessa Associazione dei Tecnici delle Materie Plastiche (TMP) è un’ottima palestra ove affinare le doti di comunicazione e apertura al dialogo. «Il bello di TMP», ha confermato l’intervistato, «sta nella volontà di coltivare i talenti e dar loro valore facendo sì che ogni associato remi nella direzione della condivisione e della crescita.
Il ruolo che vi svolgo è pertanto appagante: amo le questioni tecniche e la risoluzione dei problemi poiché sono per natura un curioso. Forse, proprio per questo, mi piace l’idea di trasmettere la conoscenza e sono consapevole di come i comitati interni debbano impegnarsi per un costante miglioramento in quest’attività».
Un mito da sfatare… e un congresso nazionale

D’altra parte non sono solamente le barriere della già menzionata burocrazia ad agitare i sonni dei tecnici, sempre più spesso costretti a fare i conti con qualche falso mito che è difficile sfatare. «Paradossalmente, ma non troppo», ha riflettuto il responsabile commerciale di Lehvoss, «vediamo passare più facilmente le posizioni di chi vorrebbe un pianeta cosiddetto plastic-free e, a maggior ragione, ci sentiamo in dovere di fare e portare cultura a vantaggio delle nuove generazioni. Il nostro obiettivo non è certamente quello di negare le problematiche del materiale, ma di creare la giusta educazione e spiegare l’uso corretto dei polimeri, anche quando questo significa scontrarci con un marketing potente».
È questo uno dei cardini dell’azione recente dell’associazione, che al momento in cui scriviamo ha da non molto chiuso i battenti sul suo gremito 30° Congresso nazionale. Un commento sull’evento è d’obbligo o quasi. «Ho avuto l’occasione di seguirne diverse edizioni sin dai miei primi passi da professionista, in rappresentanza di più società sponsorizzatrici, e non ho mai smesso di considerarlo il momento di confronto per eccellenza», ha concluso Andrea Azzini.
«Il core dell’associazione e di questi appuntamenti è fatto da personaggi per certi versi storici che affettuosamente chiamo i plasticari. Quel che si apprezza maggiormente è che, sebbene per 364 giorni all’anno si sia magari concorrenti sul mercato, in sede congressuale ci si trasforma soltanto in colleghi, bendisposti a un dialogo sincero e schietto. E gli argomenti sono dei più svariati: dalle tecnologie e dallo sviluppo di progetti sino al supporto ai clienti: così si crea un vero networking nello spirito di TMP, che riunisce specializzazioni differenti per offrire a tutte voce e visibilità».
(Articolo tratto dalla rivista Plastix di febbraio 2026)



