Da oltre vent’anni i tecnopolimeri post consumo sono il core business di Mepol (Riese Pio XII, Treviso, Italia).. Una tradizione che ha anticipato l’evoluzione del mercato, oggi sempre più attento alla salvaguardia del pianeta. «La sostenibilità ambientale di per sé non basta, lo sviluppo è reale solo se si riesce a generare valore economico» racconta a Plastix World Mirco Melato, CEO dell’azienda italiana. «I compound “eco” devono infatti garantire prestazioni tecniche ed estetiche, ma anche un impegno economico, equivalenti a quelli dei materiali tradizionali». Essere green, per un’azienda, significa accettare la sfida. Mepol l’ha fatto e continua a crescere L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, riutilizzo, ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti il più a lungo possibile. Un ciclo virtuoso ormai al centro delle politiche dell’Unione Europea.

Un ciclo che deve essere supportato da un forte sviluppo tecnologico per essere anche economicamente sostenibile per i processi industriali. È quindi fondamentale creare network con partner esperti, soprattutto oggi che il mercato deve affrontare politiche sempre più aggressive e restrittive.Mirco Melato, CEO del Gruppo Mepol

Pionieri nell’economia circolare

Fin dalle origini, nel 1996, il Gruppo veneto lavora in questa direzione, facendo della rigenerazione delle plastiche post consumo il proprio core business. «Una costante attività di ricerca e sviluppo ci ha permesso di ottenere compound con caratteristiche tecniche competitive, in certe applicazioni, anche rispetto a quelli a base di materiali vergini. Si tratta degli Eco-Compounds®, una linea che contiene almeno il 30% di riciclato, certificata CSI Recycled Plastics e conforme alla norma tecnica UNI 10667» precisa Melato. «Nel nostro laboratorio riusciamo infatti a formulare il materiale che più soddisfa le necessità dei clienti, che supportiamo attraverso una consulenza attenta e precisa anche nei progetti che prevedono la sostituzione dei compound di prima scelta. Il successo di questa transizione richiede necessariamente la progettazione e lo sviluppo di un materiale capace di garantire prestazioni tecnico-meccaniche comparabili a quelle del materiale da polimero “vergine”, ma anche di soddisfare i requisiti di sostenibilità imposti dal Programma per gli Acquisti Verdi o GPP (Green Public Procurement). «È questo l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie e lo sviluppo di prodotti adatti attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita» sottolinea Mirco Melato.

Servizi integrati di recupero

Per il Gruppo Mepol il concetto di economia circolare non si esaurisce nel design di un nuovo compound, ma abbraccia l’intero processo produttivo, che si attua in una rete che coinvolge clienti e fornitori, attraverso la quale le materie prime secondarie o i sottoprodotti di un’industria diventano l’input per un’altra. A concretizzare questo concetto è Polar (Ferrara, Italia), la società del gruppo che ha sviluppato la propria attività nel recupero, nella rigenerazione e nel commercio di materie plastiche derivanti da scarti industriali e post-consumo. Tutti gli r-polimeri prodotti da Polar sono certificati CSI Recycled Plastics o CSI Plastics from byproducts, oggetto di verifica dei requisiti dell’art. 184 bis del D.Lgs n° 152 del 3/4/2006 e UNI 10667:2010.

«Questo network autorizzato (Mepol e Polar detengono entrambe l’autorizzazione all’esercizio di recupero rifiuti non pericolosi in procedura semplificata ai sensi degli artt. 214-216 del D.Lgs 152/2006; Mepol è anche autorizzata al trasporto) ci permette di creare in modo sicuro un “closed cycle” tra la fornitura del materiale, la raccolta e il trattamento dello scarto (con rifiuti e sfridi come sottoprodotti) e il recupero degli stessi nelle formulazioni degli Eco-Compounds o in altre applicazioni» precisa Melato.

Compound hi-tech

«A volte, tuttavia, l’applicazione per il risultato finale o per i requisiti normativi (basti pensare al contatto alimentare o al settore medico) non consentono l’utilizzo di materiale che ha già subito un ciclo di utilizzo, ma è necessario impiegare un materiale “vergine” o di prima scelta» continua il CEO del Gruppo Mepol. I processi di compounding supportano queste esigenze attraverso lo studio e il collaudo dei materiali prodotti rispetto a specifiche certificazioni (Reg. CE “REACh” n. 1907/2006, Dir. “RoHS” 2002/95/CE, WRAS, ACS… ) e la controllata ITI Polymers (Ferrara, Italia), è riuscita a creare una rete tra i principali produttori primari di materie plastiche e i clienti finali che necessitano di una distribuzione mirata, professionale e attenta alle esigenze specifiche. La gamma di prodotti distribuiti è molto ampia: comprende l’intero portafoglio di materiali del gruppo MOL (che ha fuso Slovnaft e TVK), il polistirene di Synthos, il polipropilene di Chevron Philips e, in esclusiva per il nostro paese, l’intera gamma Ruichem di biossido di titanio. «In questo modus operandi, integrato tra tutte le nostre aziende, il cliente, ma anche il fornitore diventa parte di un sistema che lo protegge dal punto di vista normativo e supporta nell’approccio a un’economia sostenibile, attenta sia alla qualità del prodotto sia al rispetto per l’ambiente»  precisa Mirco Melato.

Biocompound “custom made”

In un mercato sempre più pilotato da regolamenti europei e disposizioni nazionali verso i polimeri bio, il Gruppo Mepol non ha potuto che farsi trovare preparata. Nello specifico, la sua proposta si chiama Mepla, una linea di compound termoplastici biodegradabili ottenuti da fonti rinnovabili. La gamma comprende formulati a base di acido polilattico (PLA), polidrossialcanoato (PHA) e polibutilensuccinato (PBS), con contenuto variabile di cariche minerali e/o naturali e additivi. «La ricetta viene formulata per ogni applicazione al fine di soddisfare sia i requisiti tecnici di resistenza meccanica, termica e chimica, sia gli aspetti estetici, come lucentezza superficiale e colore, in conformità della norma EN 13432 e della Certificazione Vinçotte OK Compost» conclude Mirco Melato.

Anche all’estero

Il modello creato dal Gruppo Mepol in Italia viene replicato in Nord Europa dalla consociata ITI Poland (Gniewkowo, Polonia). L’azienda si avvale di un impianto di recupero di materiale plastico post industriale e post consumo, che comprende selezione, lavaggio, macinazione, densificazione ed estrusione del compound. La capacità produttiva raggiunge le 20.000 tonnellate annue. Già certificata ISO 9001 e 14001, ITI Poland ha ottenuto la prestigiosa conformità agli IWAY standard di Ikea e la conformità GO/NO GO agli standard qualitativi e di laboratorio.

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