Tornano a farsi sentire shortage e forza maggiore

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Uno spettro si riaffaccia in Europa, a distanza di cinque anni, mettendo in allarme i trasformatori di materiali plastici: è la penuria di materie prime, soprattutto commodities (ma non solo), che porta con sé aumenti dei prezzi, spesso repentini e continuati. Uno scenario che – proprio come nel 2015 – le associazioni nazionali e la federazione europea delle aziende trasformatrici imputano a un uso disinvolto, se non addirittura spregiudicato, della forza maggiore da parte dei produttori di materie prime. Situazione che dipende in parte anche dalla ripresa delle economie asiatiche, in particolar modo quella cinese, capace di attrarre l’offerta grazie alla disponibilità di remunerare generosamente questi fattori produttivi. Il tutto aggravato dalle difficoltà della filiera europea di assicurare, almeno per alcuni polimeri, un livello di offerta compatibile con la domanda.

Polymers for Europe Alliance prende posizione

In seguito alla crisi delle materie prime avvenuta nel 2015, EuPC, la federazione dei trasformatori europei aveva dato vita alla Polymers for Europe Alliance, task force nata per dialogare con i produttori, monitorare l’andamento delle materie prime e l’utilizzo della forza maggiore da parte dei fornitori di materie plastiche ed eventualmente fare pressioni a livello europeo o avviare campagne di sensibilizzazione.
Negli ultimi anni, l’Alleanza si era limitata a organizzare il Best Polymer Producers for Europe Awards 2020, premio ai migliori fornitori di polimeri votati in un sondaggio online dai trasformatori europei di materie plastiche.

Nelle scorse settimane è però tornata sul piede di guerra, rilevando un aumento allarmante delle chiamate di forza maggiore da parte di numerosi produttori di polimeri a partire dalla fine dell’anno scorso; situazione che ha provocato tensioni soprattutto nell’offerta di poliolefine e PVC e reso complicato e più costoso per le aziende di trasformazione procurarsi il materiale necessario per mantenere in funzione gli impianti. Senza contare che i trasformatori – tipicamente PMI – non sono in grado, a causa dell’asimmetria del mercato, né di opporsi alle condizioni praticate dalle multinazionali della petrolchimica, né di scaricare a valle, sui clienti, i maggiori oneri.

Consegne a rischio

Sul tema è intervenuta anche Unionplast, che sottolinea come lo shortage di materie plastiche è reso più complesso ed emergenziale dalla pandemia. «Non sono da escludere possibili sospensioni della produzione per carenza di materia prima, in un contesto complesso che segue una crisi internazionale senza precedenti, e proprio nel momento in cui le imprese per ben più di una ragione, non ultima la gravità della pandemia in corso, dovrebbero concentrarsi sul rilancio e sulla produttività» afferma l’associazione italiana. «La gravità della situazione condiziona inevitabilmente gli impegni assunti, e mette a rischio la possibilità di rispettare i termini di consegna per un periodo di tempo oggi non prevedibile». A questo proposito, Unionplast fa appello ai produttori, «Affinché finalmente mettano in atto una politica di sviluppo in Europa tesa al rinnovamento finalizzato alla tutela della propria filiera a valle».

Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza anche Polyvia, unione dei trasformatori di polimeri nata all’inizio di quest’anno dalla fusione di cinque associazioni professionali francesi, che afferma: «Il riemergere delle dichiarazioni di forza maggiore continua a sorprendere: se le stesse cause producono gli stessi effetti, c’è motivo di interrogarsi sulle cause, poiché gli effetti sono sempre disastrosi per i trasformatori».

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