In capo a un cammino di progressivo avvicinamento, in atto ormai da circa sei anni, la specialista reggiana dello stampaggio a iniezione delle materie plastiche è entrata definitivamente a far parte della galassia del gruppo nipponico JSP Corporation: il ventaglio d’offerta si amplia per entrambe
di Roberto Carminati

A partire dallo scorso luglio e in linea con un piano triennale già redatto nel 2022 la multinazionale giapponese JSP Corporation è divenuta proprietaria al 100% dell’italiana Ghepi. Quest’ultima, fondata nel 1972 dai coniugi Nemesio Gherpelli e Maria Gabriella Pinotti, è specialista dello stampaggio a iniezione conto terzi e nel suo impianto di Cavriago (Regio Emilia) impiega oltre 50 addetti. Si tratta di un tipico family business poiché, insieme ai due soci fondatori, il suo timone era retto da due delle tre figlie, Mariacristina e Angela Gherpelli, delle quali si avrà modo di chiarire meglio il ruolo più avanti.
Parte della galassia di Mitsubishi Gas Chemical Corporation, JSP ha completato l’operazione a coronamento di una collaborazione avviata circa sei anni orsono e per tramite della sua filiale europea JSP International. Con la conclusione del passaggio di proprietà, garantisce ulteriore forza e nuove competenze alla filiale EMEA che ha istituito il nuovo business pillar Injection Moulding Solutions e conta nella sua compagine anche una partner tedesca, sempre focalizzata sull’iniezione.
Parola d’ordine: sinergie

Il marchio quotato alla Borsa di Tokyo è protagonista del settore dei polimeri espansi e deve una buona fetta della sua notorietà globale alla linea di polipropilene espanso vergine e riciclato Arpro. «Nella decisione di dare vita a Injection Moulding Solutions è racchiusa la filosofia stessa di JSP Corporation», ha detto a Plastix la site manager ed ex-CEO di Ghepi Mariacristina Gherpelli. «Intende valorizzare le sinergie e fare economie di scala per presentarsi come un player a 360 gradi preparato per assicurare ai clienti un portfolio completo di prodotti e servizi che vanno dalla ricerca alla progettazione sino alle lavorazioni post stampaggio, all’assemblaggio e, appunto, allo stampaggio a iniezione».
La disponibilità e l’apertura alle collaborazioni in un’ottica di diversificazione delle attività e innovazione, insieme al tratto culturale di costruire relazioni di lungo periodo, sono forse state fra le caratteristiche che più hanno spinto i vertici di Ghepi verso il grande passo, compiuto, come è facile immaginare, dopo una lunga e attenta riflessione.
«Abbiamo valutato il quadro di mercato presente e le possibili prospettive», ha proseguito Gherpelli, «rendendoci conto delle molte criticità che le piccole e medie imprese si trovano a fronteggiare. In particolar modo nella fornitura in conto terzi – per quanto evolute come nel nostro caso – è molto complicato crescere e competere facendo sì che i clienti riconoscano il valore dei loro prodotti e servizi. Non sempre si hanno a disposizione all’interno tutte quelle risorse e funzioni che i committenti, e in genere gli interlocutori più grandi, chiedono con frequenza crescente. Il merger ci consente di puntare alla crescita senza snaturarci, bensì mettendo a fattor comune le skill nostre e quelle di JSP».
E il bello deve ancora venire

Solo adesso, secondo Gherpelli, si sta entrando nel vivo del cambiamento e il coinvolgimento della società emiliana si fa sempre più evidente. È giustamente considerato importante il fatto che il budget e il programma di investimenti per il 2025 siano stati accettati anche dai nuovi proprietari. È ritenuto ambizioso (gli stanziamenti previsti ammontano a oltre un milione di euro) ed è centrato attorno alla Transizione 5.0 e al rinnovamento delle tecnologie che essa impone. La sua approvazione, che va di pari passo con l’acquisto di un terreno contiguo, non è solamente espressione della volontà di JSP di credere nelle opportunità di crescita sistemica di Injection Moulding Solutions in Italia.
«Testimonia anche», ha riflettuto l’intervistata, «della sua capacità di ascolto e fiducia nella nostra organizzazione. Attualmente innovare significa puntare per esempio sull’integrazione fra gli ibridi stampati con Arpro e i componenti che Ghepi realizza tipicamente con il processo a iniezione. Uno degli obiettivi possibili è la sostituzione di parti in metallo o in materiali plastici più pesanti, essendo l’alleggerimento un traguardo d’interesse per più industrie al fine di ridurre la carbon footprint dei nuovi prodotti. E ancora, data la vocazione della nostra impresa alla sostenibilità, l’importanza che JSP conferisce ai materiali da riciclo nei suoi polimeri espansi rappresenta senza dubbio un notevole plus».
Si è avuto modo di accennare alla trasversalità della proposta di JSP e Ghepi anche perché la multisettorialità è storicamente inscritta nel codice genetico del fornitore italiano, per diversi motivi.
Piccole serie, grandi competenze

«Alcuni anni fa», ha ricordato Mariacristina Gherpelli, «abbiamo realizzato un’analisi interna che ci ha consentito di mappare circa 100-120 clienti in 50 comparti differenti: dai componenti per macchine da giardinaggio alla filtrazione dell’acqua, fino ai sistemi di produzione dei gelati. Dialoghiamo inoltre con i produttori di macchine per il packaging e di lettori di codici a barre, per la movimentazione delle merci o la meccatronica.
Questo modello di diversificazione è risultato di grande interesse per la corporation, ne riflette le attitudini e, dal canto nostro, ci permette di accumulare conoscenze utili per operare nei segmenti più disparati. Consente inoltre di controbilanciare le occasionali difficoltà degli uni col buon andamento di altri». Un legame troppo stretto con il mondo automotive avrebbe finito col diventare una zavorra, viste le crisi recenti, ma questo non significa che all’interno del business model di Ghepi e JSP l’auto non goda di un suo spazio di rilievo.
«L’intenzione», ha spiegato la manager, «è completare alcuni percorsi di certificazione ricercati dal canale Tier-1 delle grandi case automobilistiche. Non tanto per via della domanda che da questo ci proviene e che è comunque preziosa, ma perché le certificazioni sono importanti per rivolgersi ad altri clienti. È un potenziale fattore di successo per chi, come noi, fa produzioni di piccole e medie serie, sì, ma dall’elevato contenuto tecnologico».
La dotazione hi-tech dell’azienda cavriaghese è destinata ad ampliarsi a breve con l’installazione di tecnologie per garantire la riduzione dei tempi ciclo e dei consumi energetici. «Cinque delle nostre presse a iniezione», ha detto Gherpelli, «stanno per essere sostituite con altre da 150, 360 e 800 tonnellate, asservite con robot, termoregolatori e deumidificatori dedicati. Le prime due sono elettriche e ora il nostro parco macchine consta di 25 unità fra le sette e le 800 tonnellate».
Restano affari di famiglia

La progettazione e la qualità sono state potenziate con ulteriori investimenti nella digitalizzazione, fra cui l’implementazione di uno scanner 3D e delle nuove release degli applicativi di progettazione e assicurazione qualità. Già in possesso di una soluzione MES dal 1997 e dal 2005 di una di simulazione fluidodinamica, Ghepi ha di recente investito anche nelle tecnologie di marcatura laser, con le quali alcuni clienti hanno sostituito con successo la tampografia. Sempre allo scopo di anticipare più che interpretare le esigenze del mercato, l’azienda ha diversificato anche nello stampaggio a iniezione assistito da gas e bimateriale.
Ma, nel bel mezzo di tanti e tali cambiamenti, c’è qualcosa di essenziale che promette di restare immutato. «È una domanda che ci viene rivolta spesso e ho già avuto occasione di confermarlo più volte», ha concluso Mariacristina Gherpelli. «D’accordo con JSP, che lo ha espressamente richiesto, mia sorella Angela e io resteremo all’interno di Ghepi. L’unica variazione riguarda il mio ruolo. Con la creazione della nuova divisione JSP Injection Moulding Solutions – che ha un unico managing director – la mia funzione è quella di site manager dello stabilimento italiano; mentre la sua è e continua a essere quella di responsabile acquisti».
«La ricerca sui materiali è il nostro faro»

Tre domande a Martin Storb, managing director della divisione JSP Injection Moulding Solutions:
Quali ragioni hanno spinto JSP ad acquisire Ghepi e quali i piani di sviluppo per il futuro?
Le motivazioni dell’investimento sono legate alla decisione di JSP di sviluppare le soluzioni di stampaggio a iniezione trasversalmente a una vasta varietà di settori industriali, utilizzando diverse innovazioni sui materiali per l’alleggerimento: espansi (foam), compositi, ibridi. JSP ritiene che lo stampaggio a iniezione sia altamente complementare al suo core business e il suo obiettivo è sempre di acquisire al 100% questo tipo di realtà, in una sola operazione o in più passaggi. Possiamo senza dubbio prendere in considerazione ulteriori investimenti in processi o industrie correlati, ma questo dipende nuovamente in larga misura dalla loro complementarità.
Credete che l’industria italiana abbia dinanzi a sé nuove opportunità di evoluzione e crescita?
Per JSP l’Italia continua a essere una regione molto interessante, ma le sue possibilità di crescita dipendono largamente dalla stabilità politica e dallo sviluppo economico dei prossimi anni.
Più che sui prodotti puntate sulle soluzioni: come concretizzerete quest’idea, con Ghepi?
JSP è interamente focalizzata sulle soluzioni di attrezzaggio integrate e di assemblaggio di parti e materiali e su questo abbiamo lavorato negli ultimi due anni e oltre in altre nostre sedi. L’intenzione è adesso quella di implementare progetti del tutto simili anche nel nostro sito di Reggio Emilia.
(Articolo tratto dalla rivista Plastix di novembre 2025)



