Al via il riciclo chimico dei poliuretani

Foto BASF

Materassi, imbottiture di mobili e sedili auto – giusto per fare qualche esempio di utilizzo quotidiano – rappresentano una quota significativa dei consumi di schiume poliuretaniche: solo in Europa, ogni anno vengono sostituiti 30 milioni di materassi, ognuno dei quali contiene mediamente da 15 a 20 chilogrammi di espanso. E se è vero che si tratta di materiali con una lunga vita utile, lontani da una visione monouso, è altrettanto vero che il conferimento a discarica o a recupero energetico rappresenta un potenziale spreco di risorse. I materassi sono facili da raccogliere e stoccare, ma è comunque molto complesso e costoso recuperare il materiale utilizzando tecniche di riciclo meccanico di tipo tradizionale.

Impianti in Germania

Per rigenerare questi materiali e chiudere così il cerchio, negli ultimi anni sono stati avviati diversi progetti, che vedono tra i promotori gli stessi produttori di poliuretani, anche se per la buona riuscita delle iniziative è necessario il concorso dell’intera filiera. Il gruppo BASF, ad esempio, conduce da tempo test di riciclo chimico su poliuretani flessibili post consumo in un impianto pilota realizzato nel sito tedesco di Schwarzheide e alla fine dell’anno scorso è passato dalla fase pilota ai test applicativi presso clienti. Il processo consente di ottenere polioli con caratteristiche e prestazioni comparabili a quelli vergini – caratterizzati però da una ridotta impronta di carbonio – idonei per un riutilizzo nella produzione di nuovi poliuretani per materassi, adottando quindi un approccio closed-loop.

Foto Covestro

Anche Covestro è entrata nell’agone. Nell’ambito del progetto di ricerca PUReSmart – coordinato da Recticel – è stato avviato a Leverkusen un impianto pilota per il riciclo chimico di schiume poliuretaniche, utile per validare i risultati di laboratorio e ottimizzare il processo. In questo caso, si punta a recuperare entrambi i costituenti del poliuretano: oltre al poliolo anche il di-isocianato. Sempre nell’ambito del progetto PUReSmart, in collaborazione con Recticel e Redwave (divisione di Wolfgang Binder), il gruppo chimico tedesco ha messo a punto una tecnica di selezione che, sfruttando speciali algoritmi di riconoscimento basati sull’intelligenza artificiale, è in grado di selezionare le diverse schiume poliuretaniche, migliorando in questo modo l’omogeneità del materiale da rigenerare.

Progetti anche in Francia e Spagna

Con un approccio di riciclo chimico in closed-loop si sta muovendo anche Dow Polyurethanes con il progetto Renuva, che sta passando dalla scala pilota a quella industriale. Quest’anno dovrebbe infatti entrare in funzione in Francia un impianto di maggiore capacità, ospitato presso la società Orrion Chemicals Orgaform, a Semoy. Anche in questo caso, da materassi e imbottiti si ricavano polioli destinati a tornare a nuova vita sotto forma di manufatti in poliuretano flessibile o rigido, dagli imbottiti ai materiali per isolamento termico di edifici. Interessato al progetto Renuva è il gruppo Vita, produttore britannico di espansi poliuretanici e pavimentazioni, che utilizzerà nei propri stabilimenti ICOA di Crancey (Francia) i polioli rigenerati prodotti a Semoy, miscelati con polioli vergini. E per chiudere il cerchio, grazie a un accordo, i materassi da riciclare saranno forniti dallo schema di raccolta francese Eco-mobilier.

In Spagna si sta invece muovendo Repsol, che realizzerà un nuovo impianto per il riciclo chimico di schiume poliuretaniche all’interno del polo petrolchimico di Puertollano, a Sud di Madrid, con un investimento di circa 12 milioni di euro. L’intenzione è di avviare la nuova unità entro la fine del 2022 con una capacità di trattamento pari a circa 2.000 tonnellate annue di rifiuti.

E in Italia?

La multiutility emiliana Iren ha deciso di investire, tramite la controllata Iren Ambiente, nella start up torinese ReMa con l’obiettivo di sostenere l’avvio, a Torino, di un impianto per il riciclo meccanico di sfridi della lavorazione di poliuretano espanso e di imbottiti post consumo, dai sedili auto ai materassi. Al termine del processo verranno trasformati in semilavorati per materassi, pannelli fonoassorbenti o termoisolanti e imbottiture per veicoli.

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