Imballaggi: riciclo, circolarità e opportunità energetiche

Il Rapporto di Sostenibilità 2021, edito da Corepla, mostra un’Italia virtuosa, grazie alla quale è stato possibile riciclare oltre 700mila tonnellate di imballaggi in plastica. Allo stesso tempo la plastica si conferma una possibile e preziosa fonte energetica.

Il Pacchetto Economia Circolare dell’Unione Europea (Direttiva UE 2018/851) stabilisce che gli Stati Membri, entro il 2025 ed entro il 2030, debbano riciclare rifiuti urbani e imballaggi, secondo percentuali minime.

Nel caso dei rifiuti di imballaggi in plastica, questi valori arrivano al 50% (prima deadline) e al 55% (seconda deadline).

In Italia la normativa europea è stata recepita con il D. Lgs 116/2020.

Ma oggi, dopo oltre due anni, a che punto siamo?

Il Rapporto di Sostenibilità Corepla: obiettivi e previsioni

Interessanti dati che “certificano” lo stato dei fatti ci arrivano da Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.

Grazie alle informazioni raccolte dalle 2.502 imprese associate, operanti nelle diverse fasi del ciclo di vita degli imballaggi in plastica – produttori di materia prima, produttori di imballaggi, utilizzatori e riciclatori – ogni anno il Consorzio pubblica il Rapporto di Sostenibilità, offrendo un quadro degli obiettivi e delle previsioni, in materia.

Lo scorso 22 settembre, Corepla ha presentato a Roma l’edizione del Rapporto 2021, dal quale è emerso un quadro positivo, con un’Italia virtuosa, sebbene spesso criticata.

Come riportato nel documento, entro fine 2022 gli obiettivi di riciclo stabiliti dalla Direttiva (50% entro il 2025) saranno già ampiamente superati (58,9%) e per l’anno target la percentuale dovrebbe raggiungere il 62,4%.

imballaggi di plastica

I dati del riciclo, in Italia

Grazie all’attività di raccolta e riciclo degli imballaggi in plastica – fattispecie per cui l’Italia si colloca ai vertici in Europa – è stato possibile risparmiare 520 tonnellate di materia prima vergine utilizzando, in sostituzione, materia prima seconda, derivante proprio dall’attività di riciclo.

Sono, inoltre, stati risparmiati 10.867 GWh di energia primaria ricavata da fonti fossili che corrispondono al 2,5% (circa) della produzione annua di energia primaria in Italia.

Sono poi stati evitati oltre 34milioni di metri cubi di discarica, nonché l’emissione di 879.000 t CO2eq, pari a mille voli andata e ritorno Roma-Tokyo.

Sono 722.218 le tonnellate di imballaggi in plastica riciclate, e 314.964 quelle a recupero energetico: questo totale è pari a circa 29 discariche di media dimensione, pari a 36 volte il volume del Colosseo.

Dal recupero è stata prodotta energia elettrica per 42 GWh e ulteriore energia termina per 86 GWh.

Partnership, diversificazione e innovazione

Secondo quanto affermato dal Presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, un risultato così importante è “frutto della diversificazione produttiva, della partnership con i riciclatori, del potenziamento del mercato intraeuropeo, dello sviluppo di modelli innovativi di riciclo”.

Va inoltre evidenziato anche l’importante ruolo svolto dai Comuni ai quali Corepla, nel 2021, ha erogato 383 milioni di euro per la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.

Un dettaglio da non sottovalutare, poi, è l’effetto finale che la filiera del riciclo assume, da un punto di vista sociale, fungendo da motore per la nascita di nuove realtà aziendali, attraverso i centri di selezione e i nuovi impianti.

Le newco del settore impiegheranno personale, innalzando il livello occupazionale e favorendo altresì l’innovazione tecnologica.

imballaggi

Il riciclo nella circolarità: le possibili opzioni

Entrando nel dettaglio del riciclo, alla luce dei suddetti dati positivi, c’è un altro aspetto molto interessante che è emerso dal Rapporto di Sostenibilità Corepla.

Facciamo una premessa: nello schema dell’economica circolare, per poter ridurre al minimo la generazione di rifiuti, i materiali a fine vita vengono reintrodotti nella produzione, con un nuovo valore generato.

Al ciclo di vita degli imballaggi in plastica viene conferita quindi una circolarità, attraverso la raccolta, il riciclo e il recupero post-consumo.

Si può optare allora per un riciclo meccanico, con la lavorazione di rifiuti in plastica (solitamente oggetti) che vengono trasformati in materia prima-seconda, per una nuova produzione di beni.

Oppure, un’altra strada praticabile è quella del riciclo chimico, a cui Corepla ricorre già da tempo, con il supporto di aziende che sviluppano progetti in tal senso: viene modificata la struttura chimica di un imballaggio in plastica con una conversione in molecole più piccole, utilizzate poi per successive reazioni chimiche.

Il problema dei residui non riciclabili

C’è però anche una terza opzione, ed è forse quella più interessante. Quando si parla di riciclo e circolarità potrebbe capitare, talvolta, di arrivare a un punto di stallo.

Non sempre, infatti, si può seguire la via del riciclo (meccanico o chimico).

Alcuni residui di imballaggi si presentano troppo eterogenei o le tecnologie necessarie per lavorarli risultano limitate.

imballaggi in plasticaQueste fattispecie fermano il processo di circolarità ma ciò non significa che non ci siano alternative per l’ambiente.

Infatti, tutti i rifiuti misti di plastica che derivano dalla selezione della raccolta differenziata e che non possono essere avviati al riciclo (i cosiddetti plasmix) possono avere una nuova vita.

All’opzione “smaltimento in discarica”, che fino a qualche anno fa sembrava l’unica via percorribile, si aggiunge la possibilità del cosiddetto recupero energetico, l’optimum sotto diversi punti di vista.

Il Plasmix, l’energia del futuro?

Con le apposite tecnologie, il plasmix può essere trasformato in un nuovo materiale (combustibile alternativo), utilizzabile in termovalorizzatori efficienti o, anche, in impianti termici – sostituendo così i combustibili fossili.

Nel 2021, grazie al Decreto Legge nr. 77 che semplifica l’iter autorizzativo per l’utilizzo del combustibile solido secondario (CSS-C, End of Waste), è cresciuta la percentuale di recupero inviato ai cementifici, italiani e no.

Ma si tratta di un valore ancora troppo basso, inferiore al 20,9%, soprattutto relazionato alla media europea (50%).

Gli studi sostengono che qualora 1 tonnellata di carbone venga sostituita con altrettanto peso di CSS sarà possibile evitare ingenti emissioni di CO2 (tra i 584 e 1289 kg).

Centrali termoelettriche e cementifici potrebbero quindi utilizzare CSS al posto dei combustibili fossili: nel comparto di nostro interesse, dunque, il plasmix assumerebbe un ruolo rilevante.

imballaggiUna riflessione finale

L’Italia risulta, tra i Paesi europei, il secondo consumatore di plastica, con un valore che nel 2020 ha raggiunto i 6 milioni di tonnellate, pari a circa 100 kg pro capite.

Si tratta di cifre particolarmente importanti e che fanno riflettere, anche in considerazione del fatto che quasi la metà della plastica (il 42%) è impiegata negli imballaggi.

Sebbene si siano raggiunti ottimi risultati e l’Italia si sia dimostrata particolarmente tenace nel perseguire gli obiettivi, resta sempre la questiona irrisolta dei non riciclabili, quell’atavico “pungolo” nella carne, come nella migliore tradizione Kierkegaardiana.

Spesso, poi, si preferisce esportare il CSS-C all’estero – soprattutto in Europa centro-orientale – piuttosto che utilizzarlo “in patria”.

Ciò, però, significa svendere (rectius, regalare) una quota di possibile energia autoctona.

È anche vero, però, che nel Bel Paese i prezzi di invio a recupero energetico risultano ancora troppo alti. Cosa fare, quindi?

Oggi, più che mai, è necessario riflettere sulla questione, provando a trovare una soluzione, con il coinvolgimento di più parti.

Ma va fatto nel più breve termine, considerando il momento energetico così delicato, come quello attuale.