Giacomo Scanzi, Arcoplex Group: “Il valore dell’impresa”

«Qual è oggi il vero valore di un’impresa? Confrontandomi con tanti colleghi in questi giorni inediti e difficili ho capito che molti ancora si stupiscono quando sostengo che lo scopo più alto per un imprenditore è valorizzare la persona, ponendola al centro di tutto, e che chi è ai vertici di un’impresa deve impegnare tutto se stesso per perseguire questo scopo. Dico semplicemente che troppo spesso ci siamo dimenticati di quanto il nostro lavoro sia svolto da persone. La loro formazione e l’attenzione al ricambio generazionale sono gli aspetti sui quali si costruisce il valore dell’impresa, mentre il protagonismo del singolo, la voglia di salire su un palco per prendersi meriti che invece sono collettivi, ha allontanato molte aziende da questi concetti». Così la pensa Giacomo Scanzi, da quasi trent’anni alla guida di Arcoplex Group, che apre l’intervista rilasciata a Plastix sottolineando i valori in cui crede da sempre e che – ne è convinto – saranno un’arma efficace per superare l’attuale emergenza.

Questo l’imprenditore che parla con il cuore. Ma se fosse il libro dei conti a parlare cosa ci direbbe?
Penso spesso a una frase che Pierluigi Brenna, il fondatore di Arcoplex, mi disse oltre trent’anni fa. “Sai Giacomo, in fondo per un’azienda duecento milioni vanno e vengono”. Parole di questo tipo oggi non potrebbero essere più pronunciate, perché siamo tutti costretti a lavorare con margini fortemente più compressi rispetto a un tempo. Un imprenditore attento sa che il futuro della sua azienda dipende sempre di più da scelte ponderate, piani industriali ragionati e condivisi con una struttura all’altezza. Nel quaderno dei conti ideale, i margini di cui parlava Brenna non esistono più e si devono cercare nuove soluzioni.

Quali sono quindi le ricette per raggiungere questi obiettivi?
Non una ricetta, ma una parola: efficienza. Un concetto che non può rimanere vago e che è costantemente tema di discussione con le persone che lavorano in azienda. Tutte. Le giornate che ciascuno di noi impiega lavorando devono essere finalizzate a un obiettivo, che va raggiunto nei tempi e nei modi che il mercato ci concede, che non sono più quelli di un tempo. La nostra efficienza non è altro che la costante e continua ricerca di un miglioramento o degli adattamenti che ci portano a ottenere un risultato. I margini di guadagno oggi vanno conquistati quasi minuto dopo minuto. Per questo essere efficienti, tutti, è fondamentale.

INCENTIVI
Più che a pioggia, le misure devono essere destinate a chi punta davvero a garantire i posti di lavoro in prospettiva

Passando ai numeri, qual è il bilancio dell’azienda nel primo trimestre 2020?
I dati del primo trimestre sono positivi ed evidenziano che a gennaio e febbraio siamo cresciuti a doppia cifra sia per volumi, sia per risultato economico, con un marzo chiuso in positivo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È presto per dire con esattezza cosa avverrà domani, anche se c’è un dato che mi conforta e riguarda i pagamenti da parte dei clienti: salvo rarissime eccezioni, tutti hanno onorato i propri impegni, mantenendo il livello di insolvenza nei nostri confronti attorno all’1%. Noi lo abbiamo fatto con largo anticipo nei confronti di tutti i nostri fornitori e abbiamo ottenuto, nella grande maggioranza dei casi la stessa correttezza.

Cosa vede in questi giorni trascorrendo le giornate nella sua azienda?
Vedo abnegazione, attaccamento, capacità di ogni settore di dialogare con gli altri, così come la curiosità dei collaboratori nel volere superare i propri ambiti di competenza, andando ad approcciare argomenti nuovi. Questa curiosità, che si traduce nella voglia di comprendere le trasformazioni necessarie a garantire il futuro dell’azienda e sentirsene parte, sono ciò che mi rende più orgoglioso. Il cosiddetto passaggio generazionale non può essere solo quello dell’imprenditore che lascia l’azienda agli eredi, perché se mentre i tuoi figli crescono non lo fa anche la tua azienda non c’è futuro. Servono persone curiose ed è necessario farle sentire parte di una comunità, farle sentire coinvolte e importanti. È la stessa strategia seguita dai miei figli Giulia, oggi il General Manager, e Carlo l’attuale Sales Manager.

Come si ritroverà il mondo produttivo una volta finita l’emergenza?
Sento proporre paragoni con il dopoguerra che a mio avviso non hanno senso. Allora vi era necessità di ricostruire tutto ripartendo da zero, mentre da domani si modificheranno solo alcuni equilibri e dopo un primo impatto drammatico – ne sono convinto – i consumi lentamente si riporteranno sui trend degli ultimi anni. Si tornerà a parlare di comportamenti più compatibili con l’ambiente e di economia circolare, spero focalizzando meglio il tema, così da riaprire una nuova partita nella quale il tema del fine vita di ciò che utilizziamo sarà un elemento fondamentale. Non è solo il Pianeta a chiederlo, lo sostengo da anni e lo farò a maggior ragione oggi, in tutte le sedi. I margini di cui parlavo potrebbero ridursi ancora di più e ogni imprenditore avrà il suo bel da fare per giustificare le proprie scelte. Anche se, a ben guardare, si tratta di una tendenza già in atto da anni e non sarà il virus a cambiarla.

RIPRESA
Da domani si modificheranno solo alcuni equilibri e dopo un primo impatto drammatico i consumi lentamente torneranno a salire

Come dovremo affrontare i prossimi mesi?
L’effetto della pandemia sta cominciando a determinare un calo delle quotazioni di petrolio e monomeri. Non è la prima volta, non sarà l’ultima, ma soprattutto non è questo il problema, che semmai è quello di garantire alle persone di avere un posto di lavoro fra un mese, fra un anno, fra dieci. L’unica via, per il mondo della plastica, è quello di fare squadra. Pensare oggi a ottenere risorse dallo Stato non è sufficiente, anche se è giusto preoccuparsi di avere abbastanza benzina per far funzionare i nostri motori. Ancora più importante sarà però capire come muovere questo motore quando tutto sarà finito e come le nostre aziende saranno utili al mercato. Dobbiamo essere bravi a ricordarci che il nostro valore è più che mai legato al futuro: forse un tempo ci eravamo sovrastimati, oggi il problema è opposto. E chi è sottostimato deve lottare per non essere tagliato fuori.

Assisteremo alla “selezione naturale” tipica dei momenti di crisi?
La globalizzazione sempre più marcata degli ultimi anni è come un mare in tempesta e ogni imprenditore l’ha affrontato con gli strumenti a disposizione. C’è chi si è stato favorito potendo beneficiare di regole vantaggiose, chi al contrario si è perso perché penalizzato da norme stringenti o costi eccessivi, trovandosi senza lo spazio e il modo per far fronte a certe situazioni. Questo mondo va ripensato, ma nessuno può farlo da solo. Mi auguro che chi rappresenterà il nostro settore nei prossimi anni abbia voglia di affrontare questi discorsi concretamente. Forse non sarà l’emergenza a cambiare le cose, ma faremmo bene a considerarla un punto di partenza. Se arriveranno aiuti – e vedremo quanti e quali dopo tanti proclami – non ci si potrà porre di fronte a quel denaro solo pensando a risolvere un problema nato in questi mesi. I prestiti vanno restituiti, prima o poi.

FUTURO
Dobbiamo capire come muovere il nostro motore quando tutto sarà finito e come le nostre aziende potranno essere utili al mercato

Come può un sistema industriale affrontare i cambiamenti che ci attendono?
Con un’impostazione diversa da quella avuta fino a ieri. Tutti sappiamo quanto gli italiani siano bravi nell’affrontare anche con soluzioni fantasiose le situazioni, ma è altrettanto vero che siamo deboli quando si tratta di passare alla fase di industrializzazione di un’idea. Nel mondo della plastica non è il singolo a fare il settore. Per questo abbiamo bisogno di una rappresentanza forte. Non ne faccio una questione di appartenenza politica. Servono semplicemente persone preparate a guidare il cambiamento. Non esprimo opinioni su un candidato o sull’altro, dico però che non è il momento dei voli pindarici: serve una guida sicura e con i piedi per terra. Ho avuto modo di confrontarmi con tanti colleghi e a tutti ho espresso la convinzione che le nostre imprese possono valere ancora tanto, ma non guardando a ciò che eravamo ieri. Il valore dell’azienda si misura rispetto a ciò che saprà essere domani. Non è tempo di personalismi e di coloro che dicono “io sono”, che spesso sono i primi a invocare i famosi aiuti dello Stato.

Come valuta i primi provvedimenti economici a sostegno delle imprese varati dal Governo?
Ovviamente si tratta di una sfida che nessuno ha mai affrontato finora. Sorvolando sulle valutazioni dei singoli provvedimenti economici, sulla fase 2 e sulla possibile crisi che ci aspetta, credo che quello che si è cercato di fare fino a oggi per proteggere l’individuo, ponendolo al centro di ogni valutazione e disposizione, sia stato fondamentale. Potrà non piacere a tutti e un pieno consenso non ci sarà mai, ma a mio parere la maggior parte delle decisioni sono state prese, giustamente, nell’interesse delle persone che andranno tutelate anche quando all’emergenza sanitaria subentrerà quella economica.

E se fosse lei a decidere?
In questo momento, come tanti, per ragionevole scelta non siamo nelle condizioni di lavorare come vorremmo. Serve la consapevolezza di capire che per gli imprenditori il problema è industriale, economico, ma anche sociale e per questo le eventuali risorse dovrebbero essere destinate, più che a pioggia, a chi punta davvero a organizzarsi per garantire i posti di lavoro in prospettiva. Sento spesso parlare, genericamente, di un rischio per il sistema economico. Ma questo significa salvare il reddito alle famiglie, far tornare in circolo il denaro e quindi dare impulso ai consumi, perché, piaccia o meno, tutti siamo consumatori, anche se siamo innanzitutto persone. Per questo servirebbe, senza eccessi di burocrazia, garantire liquidità a chi in cambio sottoscriva un documento in cui si impegna a mantenere la sua azienda con schemi e procedure organizzative a garanzia di chi ci lavora. Invece, molti si stanno semplicemente chiedendo “quando arrivano i soldi”?

ECONOMIA CIRCOLARE
L’emergenza potrà farla passare in secondo piano, ma si tratta di una tendenza già in atto da anni e non sarà il virus a cambiarla

Il virus ha cambiato la percezione sul ruolo centrale della plastica?
Il mondo della plastica è arrabbiato. È come se si stesse ribellando a tutti coloro che la considerano il male assoluto e lo sta facendo lavorando, contento di essere stato chiamato in causa. È chiaro a tutti che pensare anche per un solo istante di impedire alle imprese della plastica di lavorare sarebbe stata una scelta suicida. Ma se si riconosce questo valore in una situazione eccezionale, lo si dovrebbe fare sempre, anche in condizioni normali. Veniamo da mesi, forse anni, di informazioni veicolate con intenti allarmistici e poca volontà di approfondimento. Il settore, va detto, spesso è rimasto all’angolo. La situazione che stiamo vivendo può essere un’occasione di rilancio, anche per la nostra immagine, a patto che non ci si limiti a rivendicare il nostro ruolo nel medicale e nelle tante applicazioni che stanno aiutando il mondo contro il virus. Serve una comunicazione autorevole, che parli attraverso i fatti e non si limiti a rincorrere un certo gusto popolare di raccontare le cose.

Ha fiducia nel futuro che vi aspetta?
Non ho mai nascosto le mie emozioni ai collaboratori più stretti, così come ai dipendenti, e non l’ho fatto nemmeno durante questi giorni difficili. Ho ancora tanto da fare in azienda, così come sono il primo a compiere un passo indietro quando è il momento di farlo. È giusto così e dopo tanti anni posso dire di essere orgoglioso di questa creatura che ho contribuito a far crescere con tutto me stesso. Abbiamo una squadra di persone preparate in tutte le aree strategiche. L’età media in azienda si è ulteriormente abbassata e oggi si attesta attorno ai 37 anni. Molti collaboratori che oggi occupano posizioni apicali sono le giovani leve di 10 o 15 anni fa. È stato fondamentale scegliere le persone con cui lavorare. Selezionare i profili giusti non solo dal punto di vista della preparazione, ma anche sotto il piano umano è molto importante, soprattutto per i distributori, il cui ruolo è sempre più complesso rispetto al passato. Credo che, seppur con fatica, supereremo anche questo momento e la differenza la faranno proprio le persone che affrontano i loro compiti e la loro attività quotidiana con attaccamento, con la dedizione e l’interesse che sono proprie di un leader e non di un semplice collaboratore. Penso di poter dire che chi lavora con noi si senta un leader, comportandosi di conseguenza. Questo ci rende orgogliosi e sereni, se guardiamo al futuro.

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