Futuro incerto per il mercato delle macchine per plastica e gomma

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La pandemia che sta tenendo in ostaggio le economie di mezzo mondo (l’altra metà ne è appena uscita) colpirà i settori industriali con diversa intensità: se imballaggio e medicale ne usciranno intonsi, nel nostro paese il grande segmento dei beni strumentali guarda con apprensione i mesi a venire

Andamenti a diverse velocità

Federmacchine, la federazione che rappresenta l’industria dei beni strumentali – per la gomma-plastica aderisce Amaplast – prevede una flessione delle vendite nel corso dell’anno, dopo aver raggiunto il punto più alto della curva di crescita nel 2018, sull’onda degli incentivi Industria 4.0. A livello aggregato, la stima è di una caduta del 27% rispetto all’anno scorso, con andamenti differenziati secondo il settore di appartenenza. A pagare di più l’effetto pandemia potrebbe essere il settore delle macchine utensili, robot e automazione, rappresentato da Ucimu, che potrebbe chiudere l’anno con una flessione del 36%. Agli antipodi si trovano i costruttori di macchine e impianti per packaging (Ucima), che si aspettano una perdita di fatturato del 15%. Differenza che si può ricondurre, in gran parte, al diverso peso che il Governo ha dato ai due settori. «Le fabbriche delle macchine per packaging hanno lavorato durante il lockdown, nel pieno rispetto della regolamentazione per la sicurezza» commenta Giuseppe Lesce, presidente di Federmacchine. «La domanda è stata evidentemente rallentata, ma il lockdown del manifatturiero, come evidenzia il dato delle macchine utensili, pesa più del doppio sulla riduzione del fatturato».

Plastica meglio delle macchine utensili

In posizione intermedia, ma più vicina alle macchine utensili che all’imballaggio, si colloca la costruzione di macchine e impianti per la trasformazione di materie plastiche e gomma, sfuggita in gran parte al lockdown, perché espressamente esentata dal codice Ateco o per la necessità di supportare la filiera, come nel caso degli stampisti. In ogni caso, se non horribilis, il 2020 non sarà certamente mirabilis: Amaplast stima infatti una flessione del fatturato settoriale tra il -20 e il -30% in funzione della specializzazione: «C’è una sostanziale differenza tra chi costruisce impianti e chi opera nel settore delle attrezzature periferiche e ausiliarie» nota Mario Maggiani, direttore dell’associazione. «I primi, avendo già in portafoglio ordini per buona parte dell’anno risentiranno meno della caduta della domanda; i secondi, invece, subiranno un impatto maggiore dal lockdown e dal rallentamento delle attività». Il settore, tra l’altro, è reduce da un 2019 già nella fase discendente, con la produzione in regressione del -9% rispetto al 2018 ed esportazioni sotto di otto punti percentuali, mentre le vendite sul mercato interno hanno registrato un calo del -12%, che ha impattato anche sulle importazioni (-15%).

Produzione industriale in frenata

Le difficoltà per l’industria dei beni strumentali sono legate a doppio filo con l’andamento dell’industria manifatturiera nel suo complesso, che nei primi mesi di quest’anno ha accusato una significativa caduta della produzione, stimata dal Centro Studi di Confindustria (CSC) superiore al 50% nei mesi di marzo e aprile, come effetto delle misure restrittive introdotte per contenere la diffusione dell’epidemia. Secondo gli analisti di Viale dell’Astronomia, si tratta di “una caduta dell’attività senza precedenti nelle serie storiche disponibili”. In particolare, CSC segnala una diminuzione della produzione industriale del -26,1% in aprile su marzo e del -25,4% in marzo rispetto a febbraio. Nel primo trimestre 2020, la variazione congiunturale è stimata in -7,5% (da -1,2% nel quarto 2019).

Confindustria è pessimista

Il sistema industriale italiano sembra schiacciato da una morsa: da un lato, il blocco dell’attività industriale ha interessato durante il lockdown quasi il 60% delle imprese manifatturiere per poco più di una settimana a marzo e per tutto aprile; dall’altro – segnala Confindustria – ha contribuito al declino una dinamica depressa sia della domanda interna, che ha risentito delle chiusure delle attività in alcuni settori del terziario e delle limitazioni agli spostamenti delle persone, sia di una domanda estera che è stata fortemente intaccata, soprattutto in aprile, dalla diversa tempistica con la quale sono state introdotte misure restrittive nei partner commerciali dell’Italia dove si è diffuso il virus. CSC ritiene che la riapertura delle attività manifatturiere il 4 maggio scorso non consentirà di recuperare nel breve periodo i livelli produttivi pre-Covid-19, sia per la presenza di scorte da smaltire sia per i consumi delle famiglie fortemente condizionati dall’incertezza sul futuro. E le esportazioni pagheranno inevitabilmente il rallentamento delle attività industriali a livello europeo. “Il secondo trimestre mostrerà una dinamica di PIL e produzione molto più negativa rispetto a quella osservata nel primo” sentenzia la nota del CSC.

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