Export Made in Italy in rimbalzo dell’11,3%

Il 2021 si conferma come un anno di transizione, caratterizzato da un forte rimbalzo dell’economia globale che, seppur con velocità variabili nei diversi mercati di destinazione, apre importanti opportunità per l’export italiano che torna a crescere. È quanto emerge dal Rapporto Export 2021 “Ritorno al futuro: anatomia di una ripresa post-pandemica” presentato dall’Ufficio Studi di Sace lo scorso settembre. Il generale miglioramento delle prospettive macroeconomiche si riflette in una minore incertezza generale e, secondo le stime di Oxford Economics, il PIL globale si attesterà a circa +6% nel 2021, recuperando la contrazione del 2020. Dal 2022, il trend di crescita dovrebbe invece stabilizzarsi su ritmi più contenuti. Positivo anche il commercio internazionale di beni in volume, che nel primo semestre ha mostrato una ripresa robusta, trainata da una solida domanda in tutti i principali raggruppamenti di beni. Nonostante le difficoltà nella logistica e nell’approvvigionamento di materie prime, infatti, gli scambi internazionali cresceranno di circa il 10%, con un ritmo di espansione molto vicino al tasso record registrato nel 2010.

Esportazioni italiane di beni e servizi in valore (valori correnti; miliardi
di euro; variazione % annua)
Fonte: Elaborazioni Sace su dati Istat, Ocse e Oxford Economics

Previsioni ottimistiche

In questo contesto, Sace ha elaborato uno scenario base – cioè con maggior probabilità di accadimento – che stima un rimbalzo dell’11,3% per le esportazioni italiane di beni in valore, che permetterà già nel 2021 un pieno ritorno ai livelli pre-pandemia. Le vendite di beni Made in Italy raggiungeranno quota 482 miliardi di euro, per continuare ad aumentare del 5,4% nel 2022 e assestarsi su una crescita media del 4% nel biennio successivo. Tale ritmo, superiore di quasi un punto percentuale al tasso medio pre-crisi (+3,1%, in media annua, tra 2012 e 2019), consentirà di raggiungere nel 2024 il valore di 550 miliardi di euro di esportazioni di beni. Questa considerevole performance sarà raggiunta anche grazie agli ingenti programmi di ripresa (come il Next Generation EU in Europa e il piano infrastrutturale negli Stati Uniti), che genereranno una domanda aggiuntiva. La dinamica attesa per l’export italiano nel 2021 è diversificata nei vari settori. Secondo le stime, i beni di consumo, che l’anno scorso hanno riportato il calo più marcato, non riusciranno a recuperare pienamente, mentre i beni di investimento supereranno i valori del 2019, sulla spinta di apparecchi elettrici e meccanica strumentale. La ripresa del ciclo degli investimenti globali potrà favorire anche alcuni beni intermedi, specie metalli, plastica e gomma. Proseguirà anche la crescita della chimica, dopo aver chiuso il 2020 in positivo con il forte impulso della farmaceutica.

Tassi di crescita dell’export italiano per raggruppamenti di beni (valori correnti; variazione % annua)
Nota: Il peso dei raggruppamenti nel 2020 è calcolato escludendo dal totale le voci residuali che includono principalmente le merci classificate con i codici speciali della nomenclatura combinata; pertanto la loro somma non raggiunge l’unità. Anche la differenza tra il peso 2020 e 2019 è soggetta alla stessa discrepanza. Fonte: Elaborazioni Sace su dati Oxford Economics

Gli scenari alternativi

In un contesto di incertezza ancora elevata, seppure in calo, l’Ufficio Studi di Sace ha elaborato due scenari di previsione alternativi allo scenario base: il primo ipotizza uno shock positivo sulla fiducia mondiale, favorendo una ripresa più robusta; il secondo un peggioramento in relazione all’efficacia dei vaccini e alla comparsa di nuove varianti del Covid-19 con maggiore capacità di trasmissione.

Il primo, definito come “confidence boost” (probabilità di accadimento del 25%), ipotizza una crescita economica globale più intensa sia nel 2021 sia nel 2022, con un’accelerazione a ritmi minori e in linea con le previsioni dello scenario base nel biennio successivo. Il valore delle esportazioni italiane di beni nel 2021 segnerebbe +14,7%, pari a +3,4% rispetto allo scenario base. Con una dinamica più accentuata nel 2022 (+3,7 punti percentuali), al termine dell’orizzonte di previsione, il valore potrebbe arrivare a superare i 577 miliardi di euro contro i 550 previsti dalla baseline.

Nel secondo scenario, “nuove varianti” (probabilità di accadimento del 10%), la ripresa dell’economia globale rallenterebbe inevitabilmente con un ritorno alle misure restrittive di contenimento del contagio e un deterioramento della fiducia di imprese e famiglie. Il quadro previsionale prevede una crescita iniziale più ridotta, seguita da un calo marcato rispetto al modello base. Le ripercussioni sul valore delle esportazioni italiane di beni sarebbero significative e concentrate prevalentemente nel prossimo anno. In questo scenario la crescita delle nostre esportazioni sarebbe più limitata quest’anno (+7,2%) e pressoché nulla nel 2022. Il pieno recupero delle vendite Made in Italy nei mercati esteri sarebbe quindi rimandato al 2023.

Esportazioni italiane di beni, scenari alternativi

Export: tendenze e destinazioni

Nel Rapporto Export 2021, Sace ha classificato le principali destinazioni del Made in Italy sotto forma di medagliere, tenendo conto di geografie già consolidate e di altre tuttora poco presidiate, in funzione della capacità di recupero delle esportazioni di beni in valore già completa nel 2021 e della loro dinamica più o meno intensa prevista negli anni successivi. È stata quindi assegnata la medaglia d’oro ai paesi dove l’export italiano ha recuperato prontamente e rimarrà dinamico negli anni successivi, l’argento a quelli dove tornerà sui livelli pre-crisi già quest’anno, ma procederà con dinamiche più contenute, per chiudere con il bronzo ai paesi che nel 2021 non avranno ancora recuperato i valori pre-crisi, pur continuando a mantenere prospettive positive di crescita in un orizzonte temporale più ampio. Ai piedi del podio si collocano alcuni mercati dove il nostro export non recupererà i livelli pre-pandemici nel 2021 e registrerà una crescita molto più contenuta negli anni successivi.

Il “medagliere” dei principali mercati di destinazione dell’export italiano

I paesi “medaglia d’oro”

L’oro per aver mantenuto un’attività economico-commerciale dinamica va alle vendite italiane di beni in Germania, primo mercato di sbocco per il nostro paese, che cresceranno a doppia cifra nel 2021 grazie al traino dei beni di investimento e intermedi. A seguire gli Stati Uniti, terzo mercato italiano e primo extra UE, con un tasso di crescita dell’11% nel 2021. Si consolida il ruolo di hub logistico internazionale per la Svizzera che contribuirà, in particolare, alla crescita attesa dei beni di consumo, soprattutto del tessile e abbigliamento (+11,1%). Un recupero simile è previsto anche in Giappone (+14,3% nel 2021), mercato sempre più vicino all’Italia sulla scia dell’accordo di partenariato economico con l’UE in vigore dal 2019. Nonostante le tensioni politiche degli ultimi anni, la Russia, solo in parte intaccata dalla pandemia, resta una destinazione significativa per l’export italiano vista la solidità economica, il debito pubblico contenuto e le importanti riserve valutarie. Sarà la meccanica strumentale a trainare le esportazioni italiane verso Mosca (+18,7%). Degna di nota la crescita del 15,5% attesa per il 2021 del nostro export verso il Canada, trainata soprattutto dalle dinamiche favorevoli di meccanica strumentale (+19,6%), alimentari e bevande (+11%). Medaglia d’oro anche per la Polonia, che manterrà alta la domanda di prodotti alimentari e bevande. Chimica e metalli hanno guidato la performance in Cina del 2020, ma nel 2021 supererà i 14 miliardi di euro con un’accelerazione trainata in particolare da moda e arredamento.
La Corea del Sud ha saputo contrastare gli effetti della pandemia, diventando il terzo mercato nella regione, e i beni di consumo, che valgono oltre il 40% delle nostre esportazioni, guideranno la ripartenza (+16,1%) grazie soprattutto al tessile e abbigliamento, che rappresenta un quinto delle nostre vendite nel paese. Si confermano positive le dinamiche attese per le esportazioni del Made in Italy anche in Vietnam (+16% nel 2021) e Taiwan (+7,5% nel 2021). Altro mercato strategico è quello degli Emirati Arabi Uniti, verso cui l’export crescerà quest’anno del 15% grazie alla meccanica strumentale, che beneficerà dei piani di diversificazione del Governo per diventare un hub manifatturiero.

I paesi “medaglia d’argento”

Il secondo posto sul podio spetta ai paesi che, secondo le previsioni Sace, torneranno sui livelli pre-crisi nel 2021, proseguendo poi a ritmi più contenuti. Come la Francia, secondo mercato di destinazione, spinta anche dalla robusta ripresa della domanda interna nei settori automotive e costruzioni, tra cui il progetto “Grand Paris Express”, il più grande piano infrastrutturale europeo in essere da 35 miliardi di euro, che comprenderà una linea metropolitana automatizzata attorno a Parigi, per collegamenti tra periferia e centro, aeroporti compresi.
Argento anche per i Paesi Bassi, con il ruolo cruciale della meccanica strumentale, e per una delle maggiori economie dell’America Latina, il Brasile, che recupererà nel 2021 grazie alla performance della meccanica strumentale (+10,2%), i mezzi di trasporto (+19,3%, in particolare automotive) e gli apparecchi elettrici. In Arabia Saudita si prevede quest’anno una crescita delle esportazioni italiane pari al +9,6% con buone prospettive per chimica e metalli, che insieme valgono quasi mezzo miliardo di euro di beni, i metalli in particolare saranno trainati dalle infrastrutture e costruzioni, che sono al centro dei due ingenti programmi di diversificazione voluti dal principe ereditario, “Vision 2030” e “Shareek”. A questi si aggiungono i piani di privatizzazione e ammodernamento della sanità nell’ambito dell’iniziativa “E-Health Strategy”, che prevede circa 18 miliardi di euro di investimenti annuali per strutture e apparecchiature sanitarie, con opportunità rilevanti per le imprese italiane. In Malesia i prodotti elettronici spingeranno la crescita a due cifre del nostro export, mentre in Cile, alle prese con una fase di mutamento politico e un elevato dinamismo dell’economia, farà salire l’import dall’Italia del 13,2%. Segnali positivi anche da Marocco e Senegal, che continuerà a esprimere buone potenzialità nell’area Subsahariana soprattutto con meccanica strumentale (+19,2%) e raffinati (+13%). I programmi di sviluppo in Ghana – con risvolti positivi anche sulle PMI attive come subfornitrici nelle filiere – faranno da volano per le nostre esportazioni nel 2021 (+15,4%) ed è, tra l’altro, tra le poche destinazioni ad aver segnato un andamento positivo anche nel 2020.

I paesi “medaglia di bronzo”

In testa tra i paesi con la medaglia di bronzo troviamo il Regno Unito, i cui effetti derivanti dall’uscita dall’UE – nonostante il raggiungimento di un accordo in extremis – non permetteranno di recuperare i livelli pre-crisi prima del 2023.
Sul terzo gradino del podio ci sono anche gli Stati in cui il nostro export sta registrando una dinamica debole a causa dell’impatto sanitario della pandemia e delle sue ricadute economiche. Ne è un esempio l’India, dove  è prevista una crescita delle esportazioni italiane dell’11% nell’anno in corso dopo il -23,9% del 2020. Il Perù è in assoluto l’area con la maggiore mortalità al mondo da Covid-19, ma recupererà lentamente grazie a metalli, gomma e plastica; stessi settori sui quali punterà il nostro export in Messico. Il Sudafrica, nostro primo mercato di destinazione nell’area Subsahariana, ha risentito della pandemia in chiave sia sanitaria sia economica, complice la lentezza della campagna di vaccinazione.
Le conseguenze della pandemia sul settore turistico, che rappresentava circa il 20% del Pil nel periodo pre-crisi, hanno impattato anche la Thailandia con ripercussioni sull’export italiano che, nonostante la crescita dell’8,8% prevista per quest’anno, non riuscirà a recuperare i livelli pre-crisi prima del 2022.