Enrico Baj ritorna in via Tadino

Si inaugura oggi, dalle 19 alle 21, la mostra “Baj at Marconi’s. Plastics 1967 – 1969” al numero 20 di via Tadino a Milano, la nuova sede della galleria Giò Marconi. L’evento, che continuerà fino al 31 gennaio 2016, si tiene in contemporanea con la mostra newyorkese di Luxembourg & Dayan.

Plastics è il ciclo di opere protagoniste della ricerca artistica di Baj nel biennio 1967-1969, esposte allo Studio Marconi proprio nel febbraio 1969.

Le prime sperimentazioni dell’artista con i materiali plastici risalgono al 1963, utilizzando i mattoncini Lego, e saranno sviluppate negli anni successivi e applicate a molteplici soggetti. Sono gli anni del Boom economico in cui le neoavanguardie dichiarano guerra all’omologazione e allo svilimento culturale messo in atto dal consumismo. Baj sferra il suo attacco dall’interno, si prende gioco del sistema impiegando come strumento di guerriglia il simbolo per eccellenza del progresso tecnologico. La plastica, qui utilizzata per non produrre nulla se non caustici personaggi che sembrano essi stessi interrogarsi del perché della loro esistenza. Con perizia artigianale Enrico Baj taglia, assembla e sovrappone tutto lo spettro di possibilità materiche e cromatiche che il nuovo materiale industriale può offrire. Cellulosa, PVC, polietilene compongono personaggi irriverenti, espressioni buffe, oggetti iconici.

Amalgamando con raffinata ironia l’estetica pop e lo spirito irriverente delle avanguardie di inizio Novecento, Enrico Baj mette in scena la sua commedia umana, che approda da Giò Marconi trasformando lo spazio della galleria nella scenografia di una festosa parata.

I primi a sfilare sono due enigmatici personaggi argentati, dopo di loro è la volta di Pink Period e Personaggio in rosa: l’accurato accostamento di fogli nelle tonalità del rosa e del giallo insieme all’effetto di trasparenza creato dal passaggio della luce rendono i loro corpi quasi evanescenti. Il trio composto da Emsterkem, Izzoighitalti e Albmilaf introduce un’atmosfera decisamente più futurista con le tre figure costruite attraverso il collage di plastiche multicolri.

Insieme ai ritratti sono esposti lavori come Haj Tatta Eschige e Passeggiata al Central Park in cui l’azione ha uno sviluppo narrativo e la scena si amplia dal primo piano al paesaggio.

Infine sfila il corteo delle cravatte. Definite da Baj “il migliore simbolo della società occidentale contemporanea” sono rilette in chiave pop: multicolori e brillanti diventano protagoniste dell’opera, a discapito dell’uomo moderno, per Baj sempre più anonimo e stereotipato, che le vorrebbe come semplici elementi decorativi.

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