Elezioni europee: API incontra i candidati

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Il prossimo 8 e 9 giugno, il 92% dei soci di API (Associazione Piccole e Medie Industrie) si recherà alle urne e lo farà con un obiettivo preciso: quello di far sentire la voce delle PMI manifatturiere. Nelle decisioni di voto degli imprenditori, infatti, inciderà per il 63% il programma, per il 29% la persona e solo per l’8% il partito del candidato.

Questo importante aspetto emerge dalla survey: PMI: tra tutela e cambiamento. Il ruolo dell’UE nel “fare impresa”, realizzata da API e i cui dati sono stati presentati durante l’incontro che si è svolto lo scorso 27 maggio tra gli imprenditori e alcuni dei candidati alle elezioni europee.

Nella sede di viale Monza, a Milano, API ha incontrato Pierfrancesco Maran (PD), Alessandro Tommasi (Nos-Azione) e, in collegamento video, Angelo Ciocca (Lega).

Sostenere le PMI per rilanciare la competitività

In foto, da sinistra: Alessandro Tommasi (Nos-Azione), Alberto Fiammenghi (presidente API), Pierfrancesco Maran (PD) e Marco Piazza (direttore Confapi Lecco-Sondrio)

Alla domanda: «Cosa dovrebbe fare l’UE per sostenere maggiormente le PMI?», la maggior parte degli imprenditori ha evidenziato la necessità di costruire un regime fiscale equo a livello europeo (19%), di costruire un piano industriale ad hoc per le PMI (11%), di attuare una semplificazione burocratica (9%), di definire un accordo industriale a livello europeo (8%) e di lavorare affinché la struttura diventi più elastica e più adattabile ai repentini cambiamenti del contesto geopolitico/economico (6%). Ma non solo, per le imprese è anche strategico intervenire sui costi delle materie prime e dell’energia.

«I dati», ha spiegato Alberto Fiammenghi, presidente di API, «tracciano ancora una volta un’indicazione forte per i futuri amministratori europei, sottolineando, al di là dei dibattiti sterili che vediamo troppo spesso nelle campagne elettorali, la necessità di impegnarsi in battaglie decisive per sostenere la manifattura, la vocazione produttiva del Paese, il rilancio della competitività e dell’occupazione, ma anche per far “contare” di più l’industria italiana in Europa. Inoltre, dobbiamo lavorare per avvicinare i giovani alle imprese e alla politica; disegneranno loro il futuro del Paese».

Dalla survey emerge anche l’insoddisfazione per un predominio di leadership di alcuni Paesi su altri (16%), ma pure l’auspicio che le elezioni siano un’opportunità di uniformare le regole per tutti i paesi membri (14%).

Rispetto al ruolo italiano in UE, inoltre, le PMI ritengono che si debba incidere di più sulle scelte a tutela della vocazione produttiva del nostro Paese (36%), che si debba investire sulle competenze dei funzionari e dei politici che ci rappresentano, per contare sempre di più (28%), e che l’Italia non abbia politici abbastanza competenti per affrontare i temi discussi a livello europeo (22%).

L’importanza della formazione e delle competenze

Tra le sfide che le imprese dovranno affrontare emergono alcuni aspetti strategici per la continuità aziendale, tra cui per il 20% la mancanza di figure professionali; per il 15% l’adeguamento delle competenze in azienda e per l’8% il passaggio generazionale, di imprenditori e lavoratori.

Il candidato Angelo Ciocca (Lega), in collegamento video

I candidati dei tre schieramenti principali hanno presentato il programma e sono intervenuti sui temi chiave.

«In Europa», ha evidenziato Angelo Ciocca, «vedo scelte che hanno penalizzato le nostre PMI, come l’assenza di un fisco europeo equo e di un piano industriale dedicato, che ha reso più difficile per le nostre PMI competere ad armi pari con realtà più grandi, o con sedi in Paesi con tassazioni più favorevoli. Nel nostro programma la tutela del Made in Italy e delle piccole e medie imprese è centrale: vogliamo un’Europa che le sostenga davvero, alleggerendo le tasse, investendo su formazione e innovazione, contrastando la concorrenza sleale. Pur restando nell’UE, la Lega vuole riformarla profondamente, rivedendo il Patto di Stabilità per avere più flessibilità per lavoro e imprese».

«Voglio un’Europa ancora più vicina alle piccole e medie imprese. È un modello organizzativo fondamentale nel nostro Paese e va sostenuto a livello europeo», ha dichiarato Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa del Comune di Milano e candidato alle elezioni europee dell’8-9 giugno nel collegio nord-ovest. «Serve tutelare l’accesso alle materie prime, ai semiconduttori. E serve anche che l’Europa tuteli le imprese rispetto alla crescita, ad esempio nella logistica, della concentrazione in mano a poche grandi aziende. L’Europa ci serve per regolare ed evitare oligopoli, che possano poi fissare loro i prezzi sia al consumatore finale sia al resto delle catene distributive». 

Vincere la burocrazia e la frammentazione

«Per favorire la competitività delle piccole e medie imprese è fondamentale lavorare in Europa per il completamento del mercato unico, così da semplificare la vita di chi vuole vendere i propri prodotti in Europa, e migliorare l’accesso ai capitali», ha sottolineato Alessandro Tommasi. «Troppa burocrazia, troppa frammentazione nella definizione e nell’applicazione delle regole scoraggiano i capitali e gli investimenti, che renderebbero le nostre aziende più competitive. Le aziende sono fatte dalle persone, come noto, e per questo è necessario formare i nostri giovani sulle competenze che servono al mercato. Per farlo, il potenziamento degli ITS e il riconoscimento automatico dei titoli di studio, due proposte da sempre nel programma di NOS, potranno arricchire le nostre PMI delle competenze che cercano con fatica e che oggi, troppo spesso, non riescono a trovare».

«Le regole si scrivono in Europa ed è importante che la politica abbia le idee chiare sulle necessità delle PMI», conclude il presidente AlbertoFiammenghi. «Per questo API ha organizzato un confronto costruttivo basato sui dati e focalizzato su alcuni aspetti chiave per il futuro della manifattura industriale. Attendiamo il voto ribadendo che è fondamentale la tutela delle PMI, non nell’assisterle, ma nel sostenere e favorire l’imprenditorialità, il radicamento e il consolidamento della manifattura italiana, affinché il Paese continui a mantenere la sua attuale leadership produttiva in Europa».


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