Direttiva SUP: si avvicina la resa dei conti

Prende forma il pacchetto di norme per la riduzione, a partire dal 2021, del consumo di articoli monouso in plastica sul territorio europeo, una delle misure cardine della Plastics Strategy UE insieme al controllo delle microplastiche.
La proposta della Commissione europea, annunciata nel maggio dell’anno scorso e approvata dal Parlamento europeo a fine ottobre, in una versione ancora più restrittiva, ha passato anche il vaglio del Trilogo, il tavolo di coordinamento tra Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea e Commissione europea. Prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea, manca solo il voto del Parlamento UE sul testo finale, che si prevede possa avvenire – per ragioni politiche – a fine marzo, prima delle elezioni del nuovo parlamento.

Dieci articoli fuori mercato

La proposta di direttiva sugli articoli monouso (SUP) elaborata da Bruxelles mette al bando alcuni articoli monouso, per i quali – secondo la Commissione – esistono alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili, e fissa obiettivi di riduzione per altri, di più difficile sostituzione.
Il divieto, che entrerà in vigore nel 2021 (soggetto all’iter di adozione nei diversi stati membri), riguarderà bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie (già vietati in Italia dal 1° gennaio scorso se non compostabili), posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, mentre le bottiglie in plastica saranno ammesse in commercio solo se dotate di tappi o chiusure solidali con il contenitore (onde evitare la loro dispersione in ambiente). In seconda battuta, il Parlamento europeo ha inserito nella lista nera anche tutti gli articoli prodotti con plastiche oxodegradabili e i contenitori (tazze, vaschette con relative chiusure) in polistirene espanso sinterizzato (EPS) per consumo immediato (fast-food) o asporto (take-away) di alimenti senza ulteriori preparazioni, mentre non è passato l’emendamento che estendeva il divieto anche ai sacchetti ultraleggeri (con spessore inferiore a 15 micron), tipo quelli per ortofrutta; misura che avrebbe duramente colpito i produttori europei di bioplastiche, che in Italia e in Francia hanno un importante mercato di sbocco proprio in questi articoli. In compenso, gli europarlamentari hanno previsto una deroga temporanea, fino al 2023, per stoviglie monouso utilizzate nei servizi sociali, come la ristorazione nelle scuole e i servizi sanitari, purché questi siano stati oggetto di appalti pubblici assegnati prima del 31 dicembre scorso. Non sono invece previste deroghe o esenzioni per articoli monouso prodotti con plastiche biodegradabili e compostabili, come richiesto da alcune associazioni di categoria.

Target di riduzione

L’utilizzo di altri contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica dovrà essere limitato, o fissando obiettivi nazionali di riduzione, mettendo a disposizione prodotti alternativi presso i punti vendita, o vietandone la distribuzione gratuita, come già previsto per i sacchetti. Il Parlamento europeo ha introdotto un obiettivo di riduzione del 25%, da raggiungere entro il 2025, per altri articoli monouso che ad oggi non hanno alternative valide, come confezioni per hamburger, panini, frutta e verdura, dolci e gelati.
Alcuni prodotti usa-e-getta dovranno riportare anche un’etichetta chiara e standardizzata indicante come vanno smaltiti, il loro impatto negativo sull’ambiente e l’eventuale presenza di plastica. Ciò varrà, ad esempio, per assorbenti igienici, salviette umidificate e palloncini.

La responsabilità estesa del produttore

In aggiunta, la responsabilità estesa del produttore è stata introdotta per una gamma di articoli monouso che comprende contenitori per alimenti e tazze per bevande, pacchetti e involucri (per esempio, patatine e dolciumi), prodotti del tabacco con filtro (mozziconi di sigaretta), salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero. I produttori e gli importatori di questi beni dovranno contribuire a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure i costi delle campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Di contro, saranno introdotti incentivi all’industria per sviluppare alternative meno impattanti sull’ambiente.

Per spingere la raccolta delle bottiglie monouso in plastica, oltre al già citato obbligo di fissare il tappo alla bottiglia, la Commissione ha proposto anche specifici target di recupero: entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie in plastica monouso per bevande. Non solo: dalla stessa data dovranno essere prodotte con plastiche riciclate per almeno il 35% del loro peso ed essere completamente riciclabili.

Non mancano norme specifiche per gli attrezzi da pesca, che da soli rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge. In questo caso la Commissione vuole integrare il quadro normativo vigente introducendo regimi di responsabilità estesa del produttore per quelli contenenti plastica. I fabbricanti dovranno coprire i costi della raccolta quando questi articoli sono dismessi e conferiti agli impianti portuali di raccolta, nonché i costi del successivo trasporto e trattamento. Il Parlamento europeo, in prima lettura, ha introdotto obiettivi più tangibili: entro il 2025 la metà delle reti e attrezzature da pesca abbandonate dovrà essere raccolta, e almeno il 15% avviato a riciclo.
I singoli Paesi avranno anche il compito di incoraggiare l’impiego di prodotti riutilizzabili più volte, multiuso e riciclabili.

L’articolo completo è pubblicato su Plastix di febbraio 2019

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