I tecnopolimeri o polimeri ingegneristici possono essere considerati l’élite delle materie plastiche per prestazioni e, spesso, anche per redditività. Posizione che non li mette però al riparo dalle riorganizzazioni in atto nel settore della chimica, riflettendo le diverse strategie varate dalle multinazionali del settore per affrontare sfide epocali come la transizione ecologica ed energetica. Marchi che fin dalla nascita appartenevano a un’azienda, passano di mano con una facilità che qualche decennio orsono sarebbe stata inusuale.

Tecnopolimeri DuPont a Celanese

L’ultima operazione in ordine di tempo, nel momento in cui scriviamo, è stata annunciata dal gruppo statunitense Celanese, che si appresta a rilevare dalla connazionale DuPont, al prezzo di 11 miliardi di dollari, un nutrito portafoglio di tecnopolimeri termoplastici ed elastomeri, parte della divisione Mobility & Materials. Si tratta di prodotti ben noti agli operatori del settore: poliammidi 6 e 66, compresi tipi speciali (HPPA, LCPA e filamenti), PET e PBT, fino agli elastomeri (TPC e EAE); attività che nel complesso hanno generato l’anno scorso vendite nette per 3,5 miliardi di dollari. Insieme ai marchi, passeranno di mano anche diritti brevettuali, portafogli clienti, una trentina di impianti produttivi tra polimerizzazione e compounding, nonché 5.000 addetti. Per Celanese si tratta della più importante acquisizione nella sua storia, destinata a potenziare la divisione Engineered Materials, ottenendo rilevanti sinergie dalla fusione.

Non rientrano nel perimetro dell’operazione le acetaliche (POM) a marchio Delrin e i film PVC Tedlar. Per le prime, è infatti prevista una cessione separata, di cui DuPont non ha però fornito dettagli. Se il nome dell’acquirente ha sorpreso gli analisti, le intenzioni del venditore erano invece ben note: DuPont aveva infatti annunciato di voler dismettere le attività Mobility & Materials già a novembre 2021.

Anche DSM dismette

DuPont non è stata l’unica, sul finire dell’anno scorso, ad annunciare un piano di dismissioni per i suoi tecnopolimeri. Lo stesso ha fatto il gruppo olandese DSM, con l’obiettivo di focalizzarsi in futuro sui tre pilastri della Salute, Nutrizione e Bioscience. Le attività nei materiali, non più ritenute allineate con il futuro biobased e circolare del gruppo, sono state sottoposte a revisione strategica che non esclude una possibile cessione. Si tratta, in particolare, delle divisioni Engineering Materials e Protective Materials, che insieme fatturano circa 1,5 miliardi di dollari, assegnate pro tempore a un’entità autonoma, in attesa di definirne il destino. Rientrano in questo ambito le poliammidi Akulon e Novamind (PA6 e PA66), Stanyl (PA46), ForTii (PA4T), EcoPaXX (PA410), insieme con i poliesteri Arnite (PET e PBT), i TPC Arnitel, il PPS Xytron e il polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE), oltre alle fibre Dyneema e Trosar. Un portafoglio completo, diversificato e per questo attraente. Nell’ambito del medesimo piano strategico, nel marzo dell’anno scorso DSM aveva ceduto a Covestro, per 1,6 miliardi di dollari, le attività Resins & Functional Materials, comprendenti materiali (poliacrilati) per vernici e coating, adesivi (Niaga) e additivi. Non si sa a che punto si trovi la revisione strategica delle attività nei tecnopolimeri, anche se alcuni rumors raccolti a fine gennaio dal quotidiano tedesco Handelsblatt indicavano tra i possibili pretendenti una cordata formata dal gruppo chimico Lanxess e dalla società di private equity Advent International.

Lanxess, per altro, aveva annunciato a novembre l’intenzione di conferire in una struttura societaria indipendente le attività nei tecnopolimeri della divisione High Performance Materials (HPM) – poliammidi, PBT e compositi termoplastici –, insieme con 14 impianti produttivi e 1.900 addetti. Spin-off che dovrebbe avvenire entro la metà di quest’anno, “per sfruttare il massimo dalle opportunità di crescita ed essere in grado di agire in modo flessibile”, come ha spiegato a suo tempo Hubert Fink, membro del CdA di Lanxess.

BASF e Domo integrano le poliammidi Solvay

Nel frattempo, sono trascorsi due anni dalla cessione dei tecnopolimeri a base di poliammide 66 di Solvay a BASF e Domo Chemicals e, di conseguenza, non sono più in vigore le condizioni antitrust imposte agli acquirenti dalla Commissione Europea, tra cui restrizioni alla vendita dei rispettivi prodotti su alcuni mercati. Domo ha deciso di puntare sul marchio Technyl – acquisito da Solvay – concentrandovi tutti i tecnopolimeri a base PA6 e PA66, compresi quelli che in passato erano commercializzati con i marchi Domamid, Econamid e Thermec. Il portafoglio, ora senza vincoli territoriali, comprende materiali a elevata resistenza termica e chimica, soluzioni per l’alleggerimento (sostituzione metallo, alluminio e termoindurenti), materiali ignifughi per la protezione elettrica avanzata, materiali estetici e nuove soluzioni per l’estrusione e la resistenza all’attrito e all’usura. BASF, invece, ha deciso di integrare le attività nelle poliammidi e poliftalammidi (PPA) acquisite da Solvay nel suo portafoglio di tecnopolimeri Ultramid.

Lavori in corso a Est

La crescente domanda di plastiche ingegneristiche, soprattutto in Asia, sta portando alcuni produttori a potenziare le capacità produttive. Polyplastics ha annunciato la costruzione di un nuovo impianto per resine poliacetaliche (POM) in Cina, con capacità di 150.000 tonnellate annue, in parte destinato a rimpiazzare un’unità divenuta nel frattempo obsoleta. Il gruppo giapponese produce poliacetaliche in quattro impianti localizzati in Giappone (Fuji), Taiwan (Kaohsiung), Malesia (Kuantan) e Cina (Nantong) con una capacità produttiva pari complessivamente a 290.000 tonnellate annue. Sempre nel paese asiatico, Lanxess aumenterà la produzione di compound a base di PA6 e 66 Durethan e PBT Pocan nel sito di Changzhou, dove nel 2023 sarà avviata una seconda linea da 30.000 tonnellate annue, che porterà la capacità cinese – nei due siti di Changzhou e Wuxi – a 110.000 tonnellate annue.

Spostandoci di poco, in Giappone, Sumitomo Chemical ha annunciato un intervento per incrementare del 30% la produzione di polimeri a cristalli liquidi (LCP), con avvio delle nuove capacità nella seconda metà del 2023. La decisione è stata presa per rispondere alla crescente domanda proveniente dal settore delle telecomunicazioni, alle prese con l’introduzione capillare della nuova tecnologia 5G. Dall’altra sponda dell’Oceano Pacifico, Solvay ha annunciato un piano di investimenti per ampliare la produzione di tecnopolimeri sulfonici (PSU) negli Stati Uniti. Nel sito di Marietta, in Ohio, la capacità di polisulfoni (PSU) a marchio Udel sarà incrementata del 25% entro il 2024, con le prime produzioni aggiuntive già disponibili nel 2023. Inoltre, sarà incrementata la produzione di diclorodifenil sulfone (DCDPS), con conseguente espansione delle capacità di polisulfoni nel sito di Augusta, in Georgia, entro la fine del 2023.

Borealis si concentra sulle materie plastiche

Il gruppo austriaco Borealis ha deciso di puntare tutto sulle plastiche, cedendo alla svizzera EuroChem le attività nei fertilizzanti, melammina e gas di azoto per uso tecnico, valutate 455 milioni di euro, a fronte di un fatturato di poco superiore a 900 milioni di euro. La decisione di concentrarsi su poliolefine, riciclo e chimica di base era stata annunciata dal gruppo austriaco l’anno scorso. L’operazione, nelle intenzioni delle due parti, dovrebbe essere finalizzata nella seconda metà di quest’anno. Borealis possiede impianti per la produzione di fertilizzanti in Austria e Francia, oltre a centri logistici in tutta Europa, per un volume pari a cinque milioni di tonnellate di prodotti distribuiti ogni anno. Le attività produttive nella melammina sono invece concentrate in Austria e in Germania.