ALKIPAPER: il nuovo biocomposito realizzato con la carta

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Dai residui di produzione della carta è nato Alkipaper. Realizzato in granuli può essere utilizzato da tutte le aziende che producono oggetti in plastica tradizionale attraverso le diverse tecniche di produzione industriale. Senza la necessità di cambiare i macchinari.

Innovare per ottimizzare le spese, aumentare i profitti, competere. Rischiando, se è il caso, anche di tasca propria. Così viene definito l’imprenditore nella letteratura economica classica.

Ed è quello che ha fatto la famiglia Anghileri con la sua Novacart, multinazionale italiana attiva nelle forme di cottura in carta da oltre 90 anni.

Ma con i suoi 1.500 addetti e oltre 200 milioni di ricavi, non si è mai seduta sugli allori. Ha sempre guardato avanti facendo dell’innovazione il suo tratto distintivo.

E lo ha mostrato per l’ennesima volta nel 2016 quando per trovare un modo razionale di gestire i residui di carta della sua produzione si è rivolta al gruppo Smart Materials dell’Istituto Italiano di tecnologia (IIT) di Genova, realtà che al suo attivo ha 18.000 pubblicazioni, 1.300 titoli di brevetti, 33 start-up costituite e più di 50 in fase di lancio e 11 centri di ricerca distribuiti sul territorio nazionale.

Da questo incontro è nata una collaborazione che ha portato all’inaugurazione nella sede di Novacart a Garbagnate Monastero, piccolo paese brianzolo a due passi da Lecco, del Joint Lab IIT@Novacart, un laboratorio di ricerca a cui è stato affidato il compito di sviluppare nuovi materiali sostenibili a base di cellulosa con prestazioni migliorate.

E dopo sei anni di investimenti, prove e test, nel 2022, i ricercatori di IIT, in collaborazione con il management aziendale, sono riusciti a sviluppare un nuovo materiale sostenibile, realizzato con i residui della carta, alternativo alla plastica in diverse applicazioni.

È stato allora che la multinazionale brianzola ha deciso di investire altri 2 milioni di euro per lanciare Alkivio S.r.l. Società Benefit, una start-up il cui nome di battesimo in greco antico significa “la forza della vita”» racconta Fulvio Puzone, CEO Alkivio.

Un nome che va a braccetto con la sua mission: lavorare e commercializzare residui di produzione industriale per dare loro nuova vita.

La sede di Alkivio è presso Novacart, nel quartier generale di Garbagnate Monastero. Qui, entro la fine del 2023 la start-up conta di installare la sua linea pilota a pochi metri dalle produzioni della multinazionale, riuscendo così a trasformare a km zero il residuo di produzione, composto essenzialmente da carta, cartoncino e cellulosa, in Alkipaper, il nuovo biocomposito sostenibile ottenuto grazie a una tecnologia brevettata IIT-Novacart di cui Alkivio è licenziataria esclusiva. 

alkipaper
I granuli di Alkipaper derivano dalla trasformazione del residuo di produzione, composto essenzialmente da carta, cartoncino e cellulosa.

«Ci avevamo visto giusto» ha detto ai media Carlo Anghileri, terza generazione imprenditoriale in Novacart, commentando l’iter del progetto. «Come in ogni investimento bisogna avere pazienza per ottenere risultati».

Così il residuo industriale, da spesa di gestione per il gruppo, si è trasformato in materia prima seconda, in perfetta logica di economia circolare

Alkipaper: 1 prodotto, oltre 90 formulazioni diverse

«Questo materiale innovativo ha al suo interno percentuali importanti di carta, cellulosa o cartoncino che vengono reingegnerizzati usando polimeri di origine naturale, pensati per dare origine a prodotti biodegradabili e compostabili nell’ambito di materiali rigidi e semirigidi» spiega Maria Genovese, Product Developer di Alkivio.

«Poi, a seconda delle esigenze del cliente, è possibile customizzare l’Alkipaper intervenendo sulle oltre 90 formulazioni diverse. Infatti, ha caratteristiche simili a quelle della plastica tradizionale, ma al suo interno ci sono altre componenti, che possono cambiare a seconda delle necessità delle aziende clienti e che sono in grado di variarne le proprietà chimico-fisiche.»

Nessuna modifica agli impianti di lavorazione della plastica tradizionale

Realizzato sotto forma di granuli (pellet), Alkipaper può essere utilizzato da tutte le aziende che producono oggetti in plastica tradizionale attraverso diverse tecniche di produzione industriale, quali stampa a iniezione, estrusione, termoformatura, soffiaggio e stampa 3D «e, cosa molto importante da evidenziare, senza alcun bisogno di modificare gli impianti o i processi produttivi esistenti» precisa Genovese. «Eventualmente saranno necessari dei settaggi sulla singola macchina, ma non richiede alcuna modifica agli impianti preesistenti» assicura.

Ampia la gamma dei settori di destinazione di Alkipaper

La start-up oggi è guidata da un team di 4 persone: oltre a Fulvio Puzone e Maria Genovese, vi fanno parte anche Malena Oliveros e Alexander Davis, ex-ricercatori IIT ed esperti di materiali innovativi, che si dedicheranno all’attività di ricerca e sviluppo. L’intento è quello di ampliarlo con l’aggiunta di altre 10 persone nei prossimi mesi.

Un team che è già in grado di produrre centinaia di chili di Alkipaper con un impianto preindustriale installato nei laboratori di ricerca e sviluppo presso Novacart, ma entro la fine dell’anno, con l’arrivo di nuove strumentazioni, sarà in grado di raggiungere le 1.000 tonnellate/anno di AlkiPaper destinato a oggetti, contenitori, suppellettili di utilizzo quotidiano in svariati settori; soluzioni in grado di essere durature, colorate ma che, a fine-vita, sono pensate per essere biodegradabili e compostabili a differenza della plastica tradizionale.

«Il nostro prodotto è a tutti gli effetti una materia prima e i settori di destinazione spaziano dal packaging food e non food all’agricoltura, passando per il mondo dell’edilizia e costruzioni, fino a quelli dello sport e design» dice Puzone. «Al momento siamo in contatto con realtà di medie-grandi dimensioni italiane e straniere, tutte interessate a rinnovare la loro offerta di prodotti in plastica tradizionale e, con alcune di esse, siamo già in fase di prototipazione, ma la discrezione è d’obbligo, almeno per ora.»

Non solo innovazione

Un prodotto che sta dunque destando grande interesse sul mercato sia per le sue caratteristiche innovative sia per la possibilità di essere personalizzato sulla base delle esigenze del singolo cliente.

«E questa è una delle differenze rispetto alla plastica tradizionale o rigenerata» afferma Genovese.
Non solo. «Un altro aspetto che la clientela dimostra di apprezzare è la realizzazione in Italia dell’Alkipaper» aggiunge Genovese.

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Da sinistra Alexander Davis, Maria Genovese, Fulvio Puzone e Malena Oliveros: il team alla guida Alkivio S.r.l. Società Benefit, start up la cui sua mission è lavorare e commercializzare residui di produzione industriale della carta per dare loro nuova vita.

Del resto, il tema della sostenibilità è uno di quelli che prima o poi ogni azienda dovrà affrontare e se oltre a offrire un materiale green si ha la possibilità di aggiungere altri servizi, si possono acquisire interessanti punti sul fronte della competitività.

Il prezzo? «Non c’è un prezzo predefinito perché dipende molto dalla formulazione scelta. Certo, rispetto a materiali più poveri Alkipaper ha un costo più elevato, ma comunque in linea con il mercato dei materiali green innovativi che oggi provano a sostituire la plastica in alcune applicazioni» prosegue Puzone.

Per la sua versatilità il nuovo prodotto consentirà ad Alkivio e a Novacart di conquistare settori e mercati anche lontani da quelli raggiunti finora, dando così un’interessante opportunità di diversificazione del business. Del resto «Innovazione e sviluppo sono da sempre elementi che caratterizzano ogni società del Gruppo Novacart» prosegue Puzone. Sempre nel nome dell’innovazione e della sostenibilità.

di Nadia Anzani


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