Alan Catturini di Poliblend: “Rallentare senza fermarsi”

Alan Catturini, Area Sales Manager di Poliblend

Ricordiamo l’arrivo del Covid-19 soprattutto per il clima di incertezza che nella fase iniziale ha pervaso praticamente tutte le aziende italiane. Poliblend, abituata a commercializzare i propri prodotti in tutto il mondo, non fa certo eccezione. Dopo aver lavorato regolarmente durante le prime settimane, abbiamo riorganizzato le attività, con la forza vendita impegnata in smart working a supportare le ottime richieste del mese di marzo, influenzate dal timore di una chiusura generalizzata che ha innescato un picco di lavoro, nel quale abbiamo superato le performance del 2019. Pur non essendo esposti particolarmente con il settore più in difficoltà, quello dell’auto, abbiamo constatato dei cali anche nei comparti storici in cui operiamo, dall’edilizia all’elettronica, dall’elettrodomestico all’alimentare, che comunque ci hanno garantito una base per proseguire con la produzione, anche se talvolta a regime ridotto. Nonostante le difficoltà, aggravate dal fatto di avere sede in Lombardia, proprio nell’epicentro dell’emergenza sanitaria, ci siamo organizzati per non fare mai mancare il supporto ai clienti: è venuta meno la possibilità di effettuare visite dirette, ma non il rispetto e la professionalità per assistere anche quelli più in difficoltà.

Con la progressiva frenata dei consumi, a maggio il Covid ha presentato il conto in termini di aziende chiuse e contrazione nella richiesta di compound tecnici, mentre una sorte opposta è toccata alle commodities necessarie alla produzione di packaging e presidi sanitari, a partire dai flaconi. Il mondo dei tecnopolimeri per estrusione storicamente registra contrazioni molto lente, che vengono compensate negli stessi tempi. In questo momento non è facile tracciare uno scenario chiaro in vista di una possibile ripresa, ed è ipotizzabile che, come la società sta imparando a convivere con il virus, anche le imprese dovranno pazientemente fare i conti con una situazione economica non facile in tutto il mondo. L’esempio del 2008, pur con origini profondamente differenti, ci deve forse confortare, perché anche allora il mondo rallentò senza fermarsi. In giugno hanno iniziato a manifestarsi i primi segnali di ripresa, seppur timidi, confermando che dalle crisi si può e si deve uscire. Ci dovremo aspettare un mondo differente: molte aziende forse non riapriranno, così come altre potrebbero beneficiare di nuovi scenari e opportunità. Per questo le realtà più dinamiche dovranno guardare con pazienza e ottimismo al futuro.

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