Plastica e circolarità: Bruxelles accelera sulla transizione

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Il 2026 sarà un anno decisivo per l’industria della trasformazione e del riciclo, con nuovi obblighi normativi che fungeranno da leve per la crescita e la competitività. Parola di Bruxelles

di Marianna Capasso

Promuovere la circolarità nei settori chiave potrebbe sbloccare un valore aggiunto per l’intera UE: un concetto centrale del Rapporto Draghi, sul futuro della competitività europea, che invita alla riflessione. L’economia circolare, infatti, si conferma un fattore trainante per le ambizioni climatiche dell’Unione, che da anni ha un obiettivo ben preciso: accelerare la transizione ambientale, ricorrendo alla circolarità.

Nel tempo questa esigenza ha interessato sempre più comparti, tra cui quello delle materie plastiche, puntando all’ottimizzazione del riciclo. In questo modo, non solo dovrebbe migliorare la sicurezza economica dell’intera UE, ma sarà possibile sbloccare il potenziale del mercato unico. Si raggiungerà una reale autonomia strategica, con una maggiore competitività e sostenibilità ambientale.

Sì, ma come? A parole tutto sembra semplice, ma se non si passa ai fatti, e quindi alle strategie operative, gli obiettivi restano solo teorie.

Entro il 2026 sarà adottato il Circular Economy Act, che punta a creare un mercato unico per le materie prime secondarie, aumentando l’offerta di materiali riciclati di alta qualità e stimolandone la domanda nel mercato europeo. Ha il principale obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità dei materiali nell’UE, passando dall’attuale 12% al 24% entro il 2030.

Però, in attesa che prenda ufficialmente forma il Circular Economy Act, il 23 dicembre 2025 la Commissione Europea ha pubblicato la Comunicazione 805, con un pacchetto di misure a breve termine finalizzate a potenziare la circolarità delle plastiche, provando così a risolvere la frammentazione normativa del mercato e la crisi dei riciclatori europei.

Le esigenze del mercato europeo

“La competitività e la resilienza dell’Europa dipendono dall’efficienza con cui utilizziamo le nostre risorse. Con la Comunicazione 805, abbiamo adottato misure concrete per aiutare il settore del riciclo della plastica in difficoltà e per costruire un autentico mercato unico per i materiali circolari. Si tratta di creare nuove opportunità per l’industria europea, accelerare la transizione verso la circolarità, ridurre le nostre dipendenze e garantire che la nostra economia sia pronta per il futuro”, ha dichiarato Jessika Roswall, commissaria UE

Migliorare l’efficienza delle risorse, ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime e rafforzare la base industriale dell’UE. Sono questi i primi punti introduttivi della Comunicazione di Bruxelles, che parte da un assunto basilare: con ogni tonnellata di materie prime risparmiata, e per ogni prodotto o materiale riutilizzato o riciclato, si contribuisce a rafforzare la resilienza economica in Europa, migliorando la competitività industriale e riducendo le emissioni e l’impatto ambientale. E allora, per completare il grande puzzle della circolarità, ogni singolo tassello diventa prezioso e utile, e ogni strumento fondamentale.

Il primo, fra tutti, è la Legge sull’economia circolare, che si pone l’obiettivo di eliminare gli ostacoli strutturali, creare un mercato unico dei rifiuti e delle materie prime secondarie, promuovendo una domanda di prodotti, servizi e soluzioni circolari.

Non bisogna infatti dimenticare che ciascun flusso di materiali è caratterizzato da criticità specifiche che vanno affrontate con interventi mirati. Per questo motivo si rende necessaria un’azione coordinata a livello locale, nazionale ed europeo. Con la Comunicazione del 23 dicembre la Commissione ha dato il via all’iter che affiancherà la futura normazione: intanto, per arrivare preparati al dies a quo, sarà fondamentale concentrarsi sulle misure a breve termine, a sostegno della circolarità nel settore della plastica.

Tali misure costituiscono un passo concreto verso un mercato più integrato, mirando a garantire che le imprese europee possano svolgere il loro ruolo nell’incrementare il riciclo in condizioni di certezza normativa e parità di condizioni, e stimolando l’innovazione e gli investimenti. Si vuole assicurare alle imprese europee il pieno svolgimento delle attività, in un quadro di certezza normativa e di parità di condizioni intracomunitaria.

Le iniziative proposte nella Comunicazione 805 sono complementari a quelle presenti nella Strategia per la bioeconomia della Commissione e a RESourceEU: assieme, le previsioni rafforzeranno la circolarità, la resilienza e la competitività lungo le principali catene del valore.

Quando gli ostacoli diventano opportunità

La transizione verso la circolarità si trova ad affrontare, però, una serie di ostacoli e criticità, che ne rendono il percorso impervio. I costi energetici sono ancora elevati, mentre la plastica vergine subisce la volatilità dei prezzi petroliferi. La concorrenza, poi, è una problematica seria, con le importazioni a basso costo di materiali spacciati per riciclati.

Come conseguenza di tutto ciò, gli impianti di riciclo sono entrati in crisi, pressati da significative perdite finanziarie. Nel 2021 la capacità di riciclo della plastica, in UE, è cresciuta di 17 punti, nel 2022 di 10, nel 2023 di soli 6 punti, raggiungendo i 13,2 milioni di tonnellate. Poi, la contrazione.

Fallimento delle normative? Incapacità nel gestire la concorrenza esterna? Non solo: l’insuccesso del progetto, frutto di diverse mancanze, di fatto incide sulla competitività industriale, sulla crescita economica e sulla salvaguardia dell’occupazione.

Ricordiamo, poi, che ad aggravare il tutto c’è il Regolamento (UE) 2024/1157, che proibisce le esportazioni di rifiuti di plastica verso paesi non appartenenti all’OCSE: si applica già dal 21 maggio, mentre dal 21 novembre 2026 scatterà il divieto… che durerà per almeno due anni e mezzo. Successivamente, i paesi potranno chiedere di riprendere le importazioni, qualora dimostrino però di essere in grado di gestire i rifiuti nel rispetto di adeguati standard ambientali e sociali.

Le conseguenze di questa scelta di Bruxelles non sono da sottovalutare. L’UE sarà tenuta a gestire internamente sempre più rifiuti di plastica. E, dunque, dovrà avere una capacità di trattamento e riciclo sufficiente per gestirli. Capacità che, probabilmente, ha già.

Ma se i riciclatori soffrono il momento di stallo, rischiando di ritirarsi e chiudere le attività, chi opererà da novembre in poi? È chiaro, quindi, che la circolarità non è più solo un optional, ma diventa allora un’esigenza, alla luce dei futuri impegni. L’UE non può restare vittima delle sue stesse decisioni. Serve un’azione urgente. Da queste premesse, nascono le misure concrete.

L’importanza di regolamentazione e partenariato

La nuova strategia industriale fa della decarbonizzazione una fonte di competitività economica. La Comunicazione 805 propone importanti misure a sostegno dell’industria delle materie plastiche in Europa. Promuovendo l’economia circolare, non solo creeremo nuove opportunità commerciali, ma rafforzeremo anche il mercato unico dei materiali circolari, con particolare attenzione alla plastica, e creeremo le condizioni giuste per un primo vero mercato secondario nell’UE”, ha affermato Stéphane Séjourné, vicepresidente della Commissione Europea per la Prosperità e la Strategia Industriale

Il primo ostacolo da superare riguarda la frammentazione del mercato. Nonostante si parli da anni di economia circolare, l’UE non può contare su un’armonizzazione normativa della materia. Non esiste una legge sulla libera circolazione della plastica riciclata: questa disomogeneità impedisce la creazione di un mercato unico davvero integrato.

Servono allora misure per una maggiore integrazione della plastica, partendo proprio dalla riclassificazione della materia riciclata. Con un atto di esecuzione della Direttiva Quadro sui rifiuti, la plastica non sarà più considerata uno scarto e potrà quindi circolare più facilmente in tutti i 27 Stati membri. Ma, soprattutto, potrà essere utilizzata nel comparto manifatturiero, con un approvvigionamento più stabile di materiali riciclati di alta qualità. Al momento, in assenza di criteri sulla cessazione della qualifica di rifiuto, i costi aggiuntivi ammontano a 120 milioni di euro, ovvero 260 mila euro per riciclatore.

Bruxelles dovrà poi garantire maggiore certezza del diritto per gli investimenti nel riciclo chimico, proponendo nuove regole per il bilanciamento di massa e definendo la quota di prodotti chimici conteggiabile per gli obiettivi di contenuto di riciclato. Sarà allora possibile sbloccare investimenti fino a 8 miliardi di euro, ma allo stesso tempo il quadro normativo dovrà essere sicuro per garantire la riuscita degli obiettivi.

Bisognerà poi rilanciare l’Alleanza per la plastica circolare, un progetto del dicembre 2018 nell’ambito della Strategia europea per la plastica. I principali attori della filiera (raccoglitori, riciclatori, produttori, trasformatori, marchi e rivenditori) dovranno tornare a collaborare assieme. Ma è altresì necessario che entrino in gioco Stati membri e Commissione, individuando e affrontando le principali criticità del settore, e offrendo una piattaforma solida per contrastare la crisi.

Sarà proposto un piano di lavoro congiunto per il 2026, da realizzare con urgenza, partendo dai risultati dello status quo: a che punto è l’industria della plastica? Quali sono le sfide e i settori prioritari?

Il tutto, con il fine ultimo di stimolare la domanda di plastica riciclata. Verranno poi elaborati i codici doganali per i polimeri riciclati, un chiaro segnale dell’impegno finalizzato a strutturare il mercato e a garantire trasparenza e tracciabilità dei materiali.

Verso un mercato più equo

Bruxelles ha stabilito delle percentuali di contenuto di plastica riciclata nei prodotti europei, per garantire una maggiore circolarità: questa scelta rappresenta un importante incentivo agli investimenti nella catena del valore della plastica, e contribuisce alla tutela ambientale. La plastica prodotta nella regione diventa così “economicamente attraente”.

Allo stesso tempo, però, bisogna fare i conti con la realtà, ovvero con la presenza di importanti quantitativi di plastica e prodotti non a norma, concorrenti sleali del Made in UE. Sono numerose le segnalazioni di plastica vergine venduta come riciclata, a prezzi inferiori. Bisogna allora garantire condizioni di parità, evitando così che riciclatori e produttori siano vittime di pratiche scorrette.

E allora, è in casi come questi che servono indagini di difesa commerciale. Il pregiudizio per l’industria europea, causato da importazioni non a norma, fa scattare la procedura d’esame, imponendo misure antidumping nei confronti della Cina e dazi antisovvenzioni per l’India.

Ma non finisce qui: al momento sono in corso ulteriori accertamenti.

Da marzo del 2025 è infatti attiva una nuova task force per la sorveglianza delle importazioni, attraverso un apposito sistema di monitoraggio. Saranno poi adottate misure per garantire l’applicazione delle norme e dei nuovi codici doganali, in modo da assicurare parità di condizioni tra plastica UE ed extra UE, agevolando i controlli sulle importazioni. Si procederà a stilare specifici codici doganali, distinti per i polimeri riciclati appartenenti ad altri settori, migliorando così il monitoraggio dei materiali in entrata nell’Unione.

Verrà poi aggiornato il Regolamento (UE) 2022/1616, per la plastica a contatto con gli alimenti, introducendo obblighi di documentazione più rigorosi, per attestare la conformità delle importazioni. Infine, la Commissione effettuerà audit per accertare il rispetto delle norme da parte degli impianti di riciclo al di fuori dell’UE. Con il supporto di Bruxelles, appositi laboratori verificheranno che le partite di PET riciclato (così come da dichiarazione) siano effettivamente ottenute dal riciclo.

I numeri della circolarità

In attesa del Circular Economy Act, la Commissione Europea ha pubblicato la Comunicazione 805, con un pacchetto di misure a breve termine finalizzate a potenziare la circolarità delle plastiche

L’utilizzo delle materie plastiche risulta economicamente vantaggioso in diversi ambiti produttivi, ma contribuisce ad aumentare la produzione di rifiuti. Solo il 50% dei 58 milioni di tonnellate prodotte nell’UE è raccolto e sottoposto a cernita, e solo il 13% viene riciclato e trasformato in nuove materie plastiche.

A causa delle più disparate ragioni – tra cui perdite e dispersione di rifiuti lungo la filiera, o cattiva gestione – il grande potenziale della risorsa va scemando, quando potrebbe invece approfittare delle opportunità offerte dall’economia circolare. E non parliamo solo di un miglioramento a livello ambientale, con la riduzione delle emissioni (80 Mt di CO2 equivalente), ma anche di sostenibilità economica. Inoltre, ne trarrebbe beneficio anche la bilancia commerciale settoriale, con un surplus di 18 miliardi entro il 2050 e una netta diminuzione dell’import.

Secondo le stime, con l’adozione di soluzioni circolari nei settori ad alta intensità energetica, il surplus commerciale dell’UE potrebbe aumentare del 4% entro il 2050. Questo perché la circolarità potrebbe diventare un volàno per l’economia UE, considerando che genera già attualmente circa 316 miliardi di euro di valore aggiunto lordo all’anno, ed è foriera di investimenti per circa 131 miliardi di euro, con un impiego di 4,3 milioni di persone, e un forte potenziale di crescita. Inoltre, si prevede che il mercato europeo della rigenerazione passerà dall’attuale valore di 31 miliardi di euro a 100 miliardi entro il 2030, creando ulteriori 500 mila posti di lavoro.

Allo stesso tempo, però, questi numeri non devono trarre in inganno: i progressi sono lenti e l’obiettivo di arrivare al 24% di circolarità, entro il 2030, è ancora lontano. A meno che, con un’azione più forte e coordinata, non si spinga sull’acceleratore.

Innovazione e investimenti: il giusto stimolo

Tra le diverse misure proposte, l’UE punta anche sugli investimenti, fondamentali per accelerare l’economia circolare nella regione. I fatti, però, dicono che solo il 7% dei finanziamenti attuali proviene dal settore pubblico.

Sarà quindi necessario mobilitare anche quelli privati, con il supporto però di incentivi o integrazioni statali. Tra le principali value chain critiche ci sono edilizia (18 miliardi annui), veicoli e batterie (10 miliardi), elettronica e TIC (5 miliardi) e tessile (5 miliardi).

Le importazioni di plastiche non a norma fa scattare la procedura d’esame e porta all’imposizione di misure antidumping nei confronti della Cina e di dazi anti sovvenzioni contro i prodotti dall’India

Partendo da questo dato, la Commissione procederà con un progetto pilota, che potrebbe stimolare investimenti, innovazione e circolarità: i poli transregionali nell’ambito dello strumento di coordinamento per la competitività. In questo modo, in maniera simile all’Alleanza, si punterà sulle sinergie e si farà leva sulle economie di scala nel riciclo: fabbricanti, riciclatori e gestori di rifiuti, assieme, potranno collaborare per rendere possibile l’approvvigionamento di materie prime secondarie all’interno dell’UE. Grazie ai poli transregionali dovrebbe ridursi la dipendenza dai Paesi terzi, con il rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Unione.

La Commissione collaborerà ancora con la BEI, alla luce del successo riscosso di seguito alla Joint Initiative on Circular Economy, con l’investimento di oltre 16 miliardi di euro, tra il 2019 e il 2024. Tuttavia, serviranno anche interventi nazionali, e ogni Paese membro dovrà impegnarsi per sfruttare tutti i meccanismi di cui può disporre, tra cui gli aiuti di Stato. Non dimentichiamo, poi, la promozione di plastiche bio-based nei settori imballaggi, edilizia e trasporti. Ma anche il supporto di Horizon Europe, attraverso il quale la Commissione ha investito 115 milioni di euro nel quinquennio 2021-2024, con l’obiettivo di rendere la plastica più circolare. Sono state sviluppate soluzioni innovative, come i nuovi imballaggi alimentari, e sono state eliminate le sostanze pericolose dai rifiuti post consumo.

Questo generoso impegno dell’UE ha contribuito in maniera forte alla circolarità, grazie al finanziamento delle numerose soluzioni che hanno favorito la transizione. E continuerà a farlo mentre, parallelamente, il Fondo per l’innovazione sosterrà la diffusione sul mercato di soluzioni altamente innovative, considerando che ha già destinato 300 milioni di euro a progetti sulla plastica.

Lo scenario futuro

Il pacchetto di misure riportate nella Comunicazione 805 dovrebbe valorizzare e consolidare i risultati delle iniziative già avviate a sostegno della circolarità della plastica. È indubbiamente un importante passo in avanti: una presa di coscienza e una mossa strategica per accelerare il processo. Entro il 2026 saranno attuate diverse iniziative, ma le aspettative maggiori si ripongono sul Circular Economy Act, che potrebbe non solo eliminare gli ostacoli ma anche creare un mercato unico per i rifiuti e le materie prime secondarie.

Ampliando l’offerta di materiali riciclati Made in UE, di alta qualità, sarà possibile stimolare anche la domanda di materiali secondari e prodotti circolari. Allo stesso tempo, il quadro si completa anche grazie alle normative già vigenti, tra cui il Regolamento sul marchio Ecolabel UE e il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti. Con il Passaporto Digitale dei prodotti, poi, migliorerà anche la trasparenza.

Un ulteriore supporto arriverà dalle recenti misure legislative, tra cui il Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), la Direttiva SUP e il Regolamento sulle norme di circolarità per la progettazione dei veicoli e alla gestione dei veicoli fuori uso: strumenti normativi fondamentali per stimolare una domanda di plastica riciclata europea.

Ovviamente, in tutto ciò gli Stati saranno tenuti a collaborare, accelerando le operazioni e concludendo quanto prima gli iter legislativi. Insomma, il momento è adesso. La congiuntura normativa sembra perfetta e l’UE è pronta a diventare “capofila” della transizione circolare globale. Se (e quando) vuole, non è seconda a nessuno.

(Articolo tratto dalla rivista Plastix di aprile 2026)


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