Macchine utensili: 2025 debole, ma il 2026 potrebbe far registrare una timida ripresa

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Il 2025 si è rivelato un anno complessivamente fiacco per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione, che ha registrato una sostanziale stazionarietà della produzione rispetto all’anno precedente. Il risultato deludente è stato determinato dal pesante calo dell’export.

È andata meglio l’attività sul mercato interno, trainata dalla ripresa della domanda, ma, nonostante gli incrementi a doppia cifra, i valori sono rimasti ancora molto distanti dai livelli del 2021-2022.

L’intervento di Paolo Magri, presidente del Comitato Scientifico di ISPI

Nonostante ciò, l’industria italiana di settore si è confermata, ancora una volta, tra i principali protagonisti dello scenario internazionale, ove è risultata quinta nella classifica mondiale di produzione e di consumo e quarta in quella dell’export.

Le previsioni per il 2026 stimano una timida ripresa trainata dal miglioramento della performance raccolta sul mercato domestico, grazie anche alla disponibilità dell’iperammortamento. Ancora debole l’attività oltreconfine.

Questo, in sintesi, è il quadro illustrato dal presidente di Ucimu-Sistemi per produrre, Riccardo Rosa, in occasione dell’ultima assemblea dei soci tenutasi il 7 luglio scorso, che ha visto anche la partecipazione della vicepresidente di Confindustria per l’export e l’attrazione degli investimenti, Barbara Cimmino, e del presidente del Comitato Scientifico di ISPI, Paolo Magri, moderati e intervistati da Rita Querzè, giornalista de Il Corriere della Sera.

A seguire si è tenuto un confronto tra due giovani imprenditori, Luca Dadone ed Elisa Stucchi, che hanno raccontato la loro idea di innovazione, tra AI e realtà aumentata applicate al mondo del manifatturiero.

Oltre 150 gli ospiti presenti, tra imprenditori e manager del settore, rappresentanti delle istituzioni e operatori della stampa.

I consuntivi 2025

Secondo i dati di consuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu, nel 2025, la produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata a 6391 milioni di euro, in crescita dell’1% rispetto al 2024.

Tab. 1 – L’industria italiana di macchina utensili, automazione e robotica dal 2022 al 2026 (fonte: Centro Studi Ucimu-Sistemi per produrre, marzo 2026)

Pesante è stato il calo dell’export, sceso del 12%, a 3760 milioni di euro. Il rapporto export su produzione è calato al 58,8%, rispetto al 67,5% del 2024.

Nel 2025, i principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati: Stati Uniti (572 milioni, -9%), Germania (274 milioni, -24,9%), Francia (204 milioni, +0,2%), Polonia (188 milioni, +11,2%), Turchia (168 milioni, -11,5%), India (164 milioni, -11,6%), Messico (158 milioni, -10%), Spagna (147 milioni, -6,5%), Cina (110 milioni, -54,1%) e Brasile (84 milioni, +15,9%).

Dopo due anni di calo, le consegne dei costruttori italiani sul mercato interno sono tornate a crescere, attestandosi a 2631 milioni di euro, pari al 28,1% in più rispetto all’anno precedente. A trainare questa performance è stata la ripresa del consumo domestico, cresciuto del 22,3%, a 4534 milioni di euro.

Le importazioni si sono attestate a1903 milioni di euro, in crescita del 15,1% rispetto al 2024. La quota di consumo nazionale coperta dall’offerta estera è scesa di tre punti percentuali, al 42%.

In calo il livello di utilizzo della capacità produttiva, la cui media annua è passata dal 77,3% del 2024, al 76,5%. Stesso andamento anche per il carnet ordini, che si è attestato a 6,3 mesi di produzione assicurata, contro i 6,5 mesi del 2024.

Il fatturato di settore si è fermato a 9330 milioni di euro.

Le previsioni per il 2026

Il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa

Come emerge dalle previsioni elaborate sempre dal Centro Studi & Cultura di Impresa, il 2026 segnerà una leggera ripresa dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot, e automazione. Tutti gli indicatori torneranno in territorio positivo ma gli incrementi saranno ancora contenuti.

La produzione si attesterà a 6640 milioni di euro(+3,9%). Le esportazioni si manterranno sul livello dell’anno precedente, attestandosi a 3785 milioni di euro (+0,7%).

Proseguirà il trend positivo delle consegne dei costruttori sul mercato interno, attese in crescita dell’8,5%, a 2855 milioni di euro, trainate dalla domanda italiana che dovrebbe attestarsi a 4870 milioni (+ 7,4%).

Anche le importazioni registreranno segno positivo, arrivando a 2015 milioni (+5,9%).

Tra instabilità geopolitica e incentivi

La mini tavola rotonda con (da sinistra) Paolo Magri, Barbara Cimmino e Riccardo Rosa, moderata dalla giornalista Rita Querzè

“Il 2025 è stato un anno complessivamente deludente per i costruttori italiani di macchine utensili che hanno dovuto fare i conti anzitutto con il forte calo delle vendite all’estero” ha affermato Riccardo Rosa, presidente di Ucimu-Sistemi per produrre. “D’altra parte, nonostante la ripresa, anche l’attività sul mercato interno è risultata poco soddisfacente, complice anche il caos intorno a Transizione 5.0”.

“Sul fronte internazionale, l’instabilità geopolitica ha reso particolarmente complicata l’attività del settore rappresentato da Ucimu, che ha nei mercati esteri lo sbocco principale della propria produzione”, ha proseguito Riccardo Rosa.

“Detto ciò, gli accadimenti di questi ultimi anni hanno sottoposto le nostre imprese a uno stress-test continuo, allenandole a operare in condizioni di business unusual come mai prima d’ora. Anche per questo, rileviamo che non tutto ciò che accade, e che ha un collegamento diretto con il nostro mondo, impatta nello stesso modo sulla nostra attività”.

I dazi

La giovane imprenditrice Elisa Stucchi, cofondatrice e CMO della società Exvirience

I dazi introdotti dalla amministrazione Trump hanno avuto un impatto per noi gestibile. Lo dicono i dati”, ha affermato sempre Riccardo Rosa.

“Nel 2025 le vendite negli Stati Uniti sono calate del 9%. Ma gli USA restano, di gran lunga, il primo mercato di sbocco del made in Italy settoriale. Ciò è possibile per differenti ragioni: anzitutto gli Stati Uniti non hanno una produzione locale sufficiente a coprire il consumo domestico e necessitano di tecnologia avanzata e super customizzata; oltre a ciò, in questo particolare momento storico, il settore della difesa, strategico per il paese e dunque esentato dal pagamento dei dazi, sta esprimendo una domanda piuttosto vivace. Questi tre fattori hanno permesso, e permettono tuttora, ai costruttori italiani di continuare a operare sul mercato americano che apprezza da sempre le caratteristiche della nostra offerta”.

“Non per questo le criticità sono azzerate”, ha aggiunto il presidente di Ucimu. “Per le tipologie di macchine che sono prodotte anche da costruttori americani, il dazio è evidentemente una pesante zavorra, che ha limitato le vendite di made in Italy settoriale. Ma non solo. La politica commerciale di Trump ha prodotto alcuni pesanti effetti indiretti; è il caso, ad esempio, dell’incremento del costo di alcune materie prime praticato da altri paesi in risposta ai dazi; incremento che impatta anche sulla nostra attività”.

L’Europa e l’automotive

Luca Dadone, CEO di Neuratio, impresa attiva nello sviluppo dell’AI per i produttori di macchinari

Più complicato è risultato invece gestire l’impatto di guerre e debolezza di un mercato importante come quello europeo. L’esempio più evidente è la sparizione della Russia dai nostri radar, che nel 2013 rappresentava il quarto mercato di sbocco (177 milioni). Dal 2023 è assente e, soprattutto, è un mercato che abbiamo regalato ai costruttori cinesi. Chissà se, una volta risolta la ferita nel cuore dell’Europa, riusciremo a recuperare almeno parte del terreno perso”, ha affermato Rosa.

“E, a proposito di Europa, ci stiamo pericolosamente avvicinando al rischio di deindustrializzazione. Le scelte fatte dalle autorità dell’UE in materia di transizione elettrica dell’automotive stanno manifestando sempre di più i loro effetti concreti. Gli organi di governo europei hanno permesso all’offerta asiatica di invadere spazi che erano appannaggio del nostro manifatturiero. Prima che gli effetti siano irreversibili, chiediamo a loro di ripensare l’approccio, che deve basarsi sul principio di neutralità tecnologica, permettendo così alla filiera dell’auto e al suo ampio indotto di gestire correttamente il passaggio in atto, salvaguardando, ove possibile, anche l’occupazione”. 

“Al netto dell’auto a cui è legata a doppio filo, la Germania, il grande malato di Europa, forse vede la luce in fondo al tunnel. Nel primo trimestre del 2026, l’indice degli ordini di macchine utensili, elaborato dalla associazione tedesca, ha infatti segnato un +15,1%, interrompendo la sequenza negativa che durava da tre anni consecutivi. Il piano di rilancio voluto dal Cancelliere Mertz e quello a supporto della difesa stanno restituendo fiducia al paese. L’auspicio è che sia effettivamente così, perché, se la locomotiva tedesca riparte, noi siamo pronti ad agganciarci a essa per poter continuare a lavorare nelle filiere del Made in Germany, che distribuiscono la nostra produzione ovunque nel mondo”.

La crisi di Hormuz

“In attesa di comprendere i contenuti dell’accordo e consapevoli del fatto che occorrerà tempo perché il transito delle merci riprenda il suo ritmo, l’impatto sulla nostra attività al momento è gestibile e siamo fiduciosi che la distensione nell’area del Medio Oriente porterà grandi vantaggi alle nostre imprese.

A livello di business diretto, l’area assorbe circa il 30% dell’export destinato all’Asia, dunque il ritorno “alla normalità” darà slancio alla nostra attività nella regione, ove sono soprattutto le tecnologie per la deformazione dei metalli a essere richieste in risposta ai grandi piani di sviluppo infrastrutturali. In termini indiretti, il ripristino del transito delle merci permetterà una progressiva riduzione dei costi degli approvvigionamenti cresciuti in modo deciso in questi ultimi mesi”.

Il mercato italiano e gli incentivi

Parte del pubblico presente all’ultima assemblea dei soci di Ucimu

“In un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, il mercato interno diventa ancor più rilevante per le nostre imprese. La disponibilità della misura di iperammortamento prevista dal nuovo Piano Transizione 5.0, oggi pienamente operativa, è un ottimo strumento di sostegno alla domanda italiana di nuove macchine utensili”, si è avviato a concludere Riccardo Rosa.

“Dobbiamo dire che il 2026 era cominciato veramente in salita: la raccolta ordini sul mercato interno aveva subito un calo pesante, pari al 29% rispetto al periodo gennaio-marzo 2025. Ma la sensazione era che la domanda fosse “freezata”. In questo primo mese effettivo di iperammortamento, ottenuta l’operatività della Piattaforma GSE, abbiamo già visto un cambio di passo nell’atteggiamento dei clienti italiani. Questo conferma ciò che dicevamo da tempo: la domanda italiana c’è, ma i clienti attendevano chiarezza per concretizzare gli ordini”.

“Ora l’incentivo sta funzionando. A margine del Tavolo della Meccanica indetto dal Ministero delle imprese e del made in Italy a fine giugno, è emerso che del totale delle domande di prenotazione di risorse inserite nella piattaforma, il 90% è riconducibile a investimenti in macchine utensili. Bene dunque!

Al MIMIT va il riconoscimento per aver definito, seppure con ritardo, una misura di facile utilizzo e con durata triennale. Finalmente, le imprese italiane dispongono di una misura di politica industriale che permette una pianificazione di medio periodo sia per chi produce sia per chi investe. L’auspicio è che il suo utilizzo permetta alla domanda italiana di tornare sugli alti livelli del 2021-2022, assicurando così anche un corretto aggiornamento della nostra industria che ha necessità di innovazione continua per restare competitiva sul mercato internazionale, dove digitale e AI stanno ridisegnando le regole del gioco”.

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